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Radioterapia

Radioterapia
© Getty Images

Che cosa si intende per radioterapia?

La radioterapia è quella branca della radiologia che si occupa dell'impiego a scopo terapeutico delle radiazioni ionizzanti (raggi X e radiazioni emesse da sostanze radioattive naturali e artificiali). Attualmente la radioterapia è impiegata quasi esclusivamente nella cura dei tumori.

Quali radiazioni vengono attualmente usate a scopo terapeutico?

Le radiazioni ionizzanti elettromagnetiche (raggi X e gamma) e quelle ionizzanti corpuscolari (elettroni).

Quali sono le forme di radioterapia impiegate con maggiore frequenza?

a) La röntgenterapia convenzionale; b) la radioterapia esterna con radiazioni fotoniche di alta energia (telecobaltoterapia, terapia con acceleratori lineari, terapia con betatrone); c) la radioterapia esterna con elettroni veloci (betatrone, acceleratori lineari); d) la curieterapia (sorgenti radioattive sigillate introdotte, o poste a contatto dei tessuti).

Qual è il campo di applicazione della radioterapia?

I tre metodi fondamentali attualmente in uso per la cura dei tumori sono: la chirurgia, la radioterapia, la terapia medica (chemioterapia, ormonoterapia ecc.). I piani di trattamento di ogni tumore risultano, nella maggior parte dei casi, da un'associazione di tali metodi, che sono indirizzati ad arrestare l'invasione locale, regionale e a distanza della neoplasia e vengono applicati secondo diverse tecniche in funzione delle varie esigenze: sono infatti condizionati dal tipo di tumore, dalle sue caratteristiche di sviluppo e di progressione, e dallo stadio evolutivo evidenziato al momento della diagnosi. La radioterapia rappresenta un indispensabile presidio impiegato, per esempio, per completare la radicalità di un intervento chirurgico, per riportare nelle condizioni di operabilità un tumore particolarmente esteso o, associato a chemioterapia od ormonoterapia, per accrescerne l'efficacia. Al di fuori del campo oncologico, le indicazioni della radioterapia sono oggi molto limitate.

Qual è il meccanismo di azione della radioterapia dei tumori?

L'effetto che l'irradiazione di una neoplasia si propone di ottenere è la distruzione del tessuto tumorale.
Per essere radicale la radioterapia deve garantire la distruzione di tutte le cellule tumorali: la sopravvivenza di qualche elemento cellulare porta infatti, di regola, alla ripresa di sviluppo della neoplasia. D'altro canto, nell'attuazione di un programma di trattamento deve essere tenuto conto anche della presenza dei tessuti e degli organi sani circostanti il tumore stesso, dei quali deve essere garantito il massimo risparmio.

Quali sono i principali requisiti di un trattamento radioterapico in oncologia?

La validità di un piano di trattamento radioterapico si fonda sul rispetto di due condizioni essenziali: distruzione completa del tumore e massimo risparmio dei tessuti circostanti. Si deve quindi tenere conto da un lato delle caratteristiche biologiche dei tessuti irradiati, dall'altro degli accorgimenti tecnici che consentono una ripartizione ottimale della dose tra tessuto neoplastico e tessuti sani.

Su quali fattori si fonda il risultato della radioterapia oncologica?

La possibilità di ottenere la distruzione di un tumore senza provocare danni irreparabili ai tessuti circostanti è legata, in primo luogo, alla maggiore radiosensibilità del tessuto neoplastico rispetto alla maggior parte dei tessuti sani. Il frazionamento della dose nel tempo è un modo per favorire le condizioni del trattamento a vantaggio dei tessuti sani. Da un punto di vista tecnico è possibile effettuare preliminarmente un accurato studio dosimetrico della ripartizione della dose nella regione irradiata, ossia a livello del focolaio tumorale e della regione perifocale. Ciò consente la scelta delle condizioni di irraggiamento più adatte, quali l'energia del fascio radiante, le sue dimensioni, la sua inclinazione, l'uso di fasci multipli incrociati o sovrapposti ecc., fattori tutti che possono permettere di concentrare nel focolaio il massimo dell'energia e di evitare pericolosi sovradosaggi alle regioni sane.

È sempre possibile ottenere con la radioterapia la distruzione completa del tumore?

Nel caso di un trattamento a finalità radicali, ciò viene di regola ottenuto. A volte, tuttavia, ci si propone di raggiungere soltanto un risultato parziale, per esempio quando si tratta di riportare un tumore molto esteso nei limiti della operabilità e occorra risparmiare al massimo i tessuti circostanti per non ostacolare i processi di cicatrizzazione. Altre volte, a fronte dell'impossibilità di conseguire un risultato radicale, sia per la vicinanza di organi particolarmente sensibili, sia per condizioni generali del paziente molto compromesse, è necessario limitare l'entità della dose da somministrare effettuando trattamenti di tipo sintomatico. In questi casi le finalità della radioterapia sono quelle di eliminare sintomatologie dolorose o disturbi sensitivo-motori da compressione, favorendo nel contempo l'applicazione di altre terapie di tipo medico.

La radioterapia viene usata soltanto per i tumori maligni?

Attualmente la radioterapia trova prevalente applicazione nella cura dei tumori maligni. Ciò non toglie che essa possa essere, in casi selezionati e presso centri specialistici, utilizzata con assoluta sicurezza e con successo anche in patologie non neoplastiche e in tumori benigni.

Durante l'irradiazione il paziente avverte dolori o malesseri?

No, le sedute di radioterapia sono del tutto asintomatiche.

Per quale ragione, dopo un certo numero di applicazioni di radioterapia, la pelle si arrossa?

Perché la cute presenta, nei confronti delle radiazioni ionizzanti emesse da alcuni tipi di sorgenti, una reazione simile a quella provocata dai raggi del sole; tale reazione varia da persona a persona e abitualmente scompare dopo il termine della radioterapia.

La radioterapia può provocare la caduta di peli nella zona irradiata?

Sì, se il trattamento comporta la somministrazione di una dose che oltrepassa un certo valore; i peli ricrescono se tale dose non è stata tale da provocare delle alterazioni degenerative delle cellule della matrice del bulbo pilifero.

Che cos'è il "male da raggi"?

In rari casi le persone sottoposte a radioterapia vengono colpite, dopo una serie di applicazioni, da nausea, inappetenza, stanchezza e non di rado anche vomito: questo complesso di disturbi viene appunto definito "male da raggi" e può essere facilmente controllato con la somministrazione di medicinali adeguati, se necessario anche modificando dosi e frequenza delle irradiazioni.

Dopo che la terapia è stata sospesa, per quanto tempo perdura di solito il "male da raggi"?

In genere non più di alcuni giorni.

Gli angiomi cutanei possono essere trattati con la radioterapia?

Si, in casi selezionati, non tendenti alla risoluzione spontanea, non sensibili alle terapie mediche, e di dimensioni modeste. Viene impiegata in particolare la curieterapia di contatto con isotopi betaemittenti puri a sorgente sigillata.

La curieterapia con isotopi betaemittenti puri a sorgente sigillata di un angioma cutaneo può essere pericolosa?

Assolutamente no, poiché le caratteristiche fisiche di assorbimento della radiazione nella cute di questi isotopi consentono di concentrare la dose negli strati più superficiali della pelle, garantendo un risparmio ottimale dei tessuti sottostanti.

La radioterapia viene usata per curare le artropatie?

Può essere usata nelle forme croniche, che non risentono delle terapie mediche non oltrepassando certi valori di dose. Tale tipo di terapia è comunque da evitare a carico della colonna lombo-sacrale nelle donne in età fertile. Risultati brillanti si ottengono di solito nelle periartriti calcaree.

La radioterapia può danneggiare gli organi della riproduzione al punto da provocare lo sviluppo di malformazioni nei discendenti?

Le moderne metodiche di radioterapia rendono questa evenienza remota.

Come veniva usato il radio a scopo terapeutico?

Allo stato di sale, contenuto in quantità ridottissime entro involucri di platino a forma di tubi, aghi e piastre. Attualmente il radio è quasi completamente sostituito da altri radionuclidi.

Quali sono i principali radionuclidi che vengono utilizzati al posto del radio?

Sono l'iridio 192 e il cesio 137.

Che vantaggi presentano questi radionuclidi nei confronti del radio?

Essenzialmente vantaggi di ordine protezionistico (tecniche di "after loading" che consentono di introdurre i preparati carichi sulla guida di vettori non radioattivi correttamente posizionati nei tessuti sotto controllo radioscopico) e vantaggi relativi alla migliore adattabilità dei preparati alle singole lesioni da trattare.

Che cos'è la curieterapia endocavitaria?

È una tecnica di curieterapia che consiste nell'introduzione di preparati radioattivi, contenuti in applicatori o in apparecchi modellati, all'interno di cavità naturali.

In quali malattie viene utilizzata la curieterapia endocavitaria?

Soprattutto nei tumori ginecologici (endometrio, cervice uterina, vagina).

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04/05/2010

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