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L’intolleranza al rumore: il lusso di restare in silenzio

Città sempre più caotiche, clacson che suonano, bambini che urlano, aerei che decollano e si diventa presto allergici al rumore. Il silenzio diventa sempre più raro e le nostre orecchie, insieme al nostro cervello, non ne possono più. Ma che cosa vuol dire essere allergici al rumore? Ve lo spiega Doctissimo in questo articolo, da leggere in riverente silenzio…

L’intolleranza al rumore
© Getty Images

L’iperacusia

Ognuno di noi ha dei livelli diversi di tolleranza ai suoni e ai rumori che ci circondano: generalmente si sussulta quando una finestra sbatte o quando si sente una macchina suonare il clacson. Ma cosa succede quando questi suoni iniziano ad infastidirci in modo esagerato?
Uno studio condotto dal Policlinico Umberto I di Roma ha stabilito che oltre 60 mila italiani non tollerano i rumori dei centri abitati e della vita di tutti i giorni, sviluppando un fastidio molto accentuato che non gli permette di condurre un’esistenza serena. Il fenomeno è enfatizzato da alcune patologie acustiche come l’acufene (alterazione dell’elaborazione dei suoni) di cui soffre il 10% della popolazione, che porta la persona ad essere soggetta da iperacusia, ovvero una grande sensibilità ai rumori. Questa può comparire anche per l’iperattività dell’amigdala e de SNC, entrambe ereditarie, oppure comparire nel corso della vita a causa di depressione e stati di ansia.
Il sistema limbico seleziona i suoni percepiti dal nostro orecchio in base alla loro importanza, stabilita in base a parametri di pericolosità o come segnali di allerta: il cervello associa alcuni di essi a situazioni che mettono a repentaglio la salute dell’orecchio e la nostra vita, facendo scattare un campanello d’allarme qualora superassero la soglia di tolleranza stabilita. Accade però che in alcuni soggetti questa “selezione” non avvenga o che sia falsata dal cervello.
Un fattore incisivo per la percezione dei suoni è sicuramente l’umore: nei periodi di maggiore stress la sensibilità acustica, così come quella generale, aumenta e alcuni suoni che normalmente sono tollerati dal cervello vengono percepiti invece come pericolosi. L’ambiente gioca anch’esso un ruolo importante: in Italia, come d’altronde in tutti i paesi che sono bagnati dal Mediterraneo, il tono di voce e i rumori sono spesso molto alti, facilitando quindi nei soggetti più sensibili una forte intolleranza.

La fonofobia e l'intolleranza al rumore

Quando l’intolleranza conosce uno stadio più alto si parla di misofonia o, ancora più grave, di fonofobia. Questa è una patologia psichiatrica che porta il soggetto ad avere letteralmente paura dei suoni che normalmente sono presenti nel quotidiano, considerandoli addirittura insopportabili. Nonostante il fastidio provocato dal frastuono di un piatto che si rompe o a una porta che sbatte con violenza sia la stessa per quasi tutti gli individui, i fonofobici sono infastiditi invece da qualsiasi tipo di rumore, senza che il loro cervello riesca davvero a riconoscere quelli che vanno ignorati e quelli che invece sono da tenere in considerazione. I fonofobici, di conseguenza, si mettono in allarme senza che esista un reale motivo: in questo caso è necessario intervenire in maniera più importante, anche attraverso un sostegno psicologico.  

Terapie sonore di desensibilizzazione per l'intolleranza al rumore

Il primo passo verso la guarigione è la presa di coscienza del disturbo. Educare il soggetto alla conoscenza della struttura e del funzionamento dell’orecchio è indispensabile per poter intraprendere una terapia rieducativa. Abituare l’orecchio ai suoni in modo graduale è la migliore strategia, in quanto permette un percorso graduale di guarigione sia fisica che psicologica. In seguito al counseling appena descritto, è necessaria quella che viene definita sound therapy, trattamento medico che non si avvale di farmaci specifici ma che riequilibra la percezione dei suoni rendendoli tollerabili all’orecchio. La tecnica è stata paragonata alla cura delle allergie, nella quale viene somministrato l’allergene in dosi crescenti, in modo che il corpo ricominci a tollerarlo pian piano.

Questi disturbi non sono gravi e sono guaribili attraverso una cura dolce, che si rivela chiaramente indispensabile per non restare più chiusi nel proprio silenzio interiore.

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11/04/2011

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