La resezione ossea
Asportare una porzione di un osso e sostituirla a volte è consigliabile. In quali casi e con quali risultati.
Che cosa si intende per resezione ossea?
© Jupiter
L'asportazione chirurgica di una porzione più o meno estesa di un osso, lasciando inalterati i tessuti circostanti (muscoli, nervi e vasi sanguigni).
Con che cosa viene sostituita la porzione ossea asportata?
Con un frammento di osso prelevato da un'altra regione del corpo, oppure con una protesi metallica, perfettamente simile nella forma alla porzione escissa: attualmente, la lega usata con maggior frequenza a questo scopo è il vitallium.
In quali casi è consigliabile la resezione ossea?
a) Quando elementi strutturali dello scheletro osseo hanno subito una perdita funzionale, come avviene nei casi di artrosi avanzata o di altre affezioni deformanti che colpiscono la testa del femore;
b) in presenza di tumori ossei benigni o di cisti, che abbiano provocato un'estesa necrosi del tessuto osseo;
c) dopo un'osteomielite che abbia parimenti causato un'ampia necrosi del tessuto osseo;
d) in presenza di tumori ossei maligni, in particolare di quelle forme che non tendono a interessare tessuti vicini né a riformarsi una volta escissi.
Quali risultati ottengono le resezioni ossee associate a sostituzione della parte escissa mediante trapianto o protesi metallica?
Simili interventi chirurgici registrano risultati sempre più soddisfacenti e in molti casi consentono al paziente di riacquistare l'uso normale, o quasi, dell'arto interessato. Ovviamente, il successo maggiore si ottiene in quei casi in cui la resezione ossea non sia stata resa necessaria dalla presenza di un tumore maligno e abbia comportato l'asportazione di parti ossee non troppo estese.
Garzantina medicina
- Ortopedia: generalità
- La chirurgia ricostruttiva
- Artroplastica: la chirurgia delle articolazioni
- Amputazioni: protesi e reazioni
Per saperne di più:





