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Artroplastica: la chirurgia delle articolazioni

Negli ultimi anni l'artoplastica ha compiuto grandi progressi. Oggi è addirittura possibile riprovare un intervento in caso di insuccesso.

Artoplastica
© Getty Images

Che cosa si intende per artroplastica?

Con tale termine si indica la tecnica chirurgica che, mediante ricostruzione o sostituzione di un'articolazione malata, consente di migliorare la mobilità dell'articolazione stessa.

In quali casi si ricorre con maggior frequenza all'artroplastica?

a) In tutte quelle condizioni patologiche che sono associate a una permanente, dolorosa, riduzione della mobilità articolare;

b) quando un'articolazione è stata irreparabilmente danneggiata da una frattura, guarita in modo imperfetto;

c) quando le apofisi (sporgenze) articolari delle ossa siano state irrimediabilmente distrutte da un'infiammazione cronica o da un processo degenerativo, sviluppatisi nell'articolazione;

d) quando la presenza di un tumore osseo renda necessaria l'asportazione, totale o parziale, di un'articolazione.

Quali articolazioni possono essere sostituite mediante artroplastica?

Tra le altre:

a) l'articolazione dell'anca (o coxofemorale);

b) l'articolazione del gomito;

c) l'articolazione della spalla (o scapolomerale);

d) l'articolazione delle dita (o interfalangea);

e) l'articolazione del ginocchio, anche se in quest'ultimo caso i risultati non sono ancora del tutto soddisfacenti.

Quali metalli vengono usati per sostituire le articolazioni?

Le articolazioni artificiali sono costituite da leghe metalliche, note rispettivamente con il nome di vitallium e acciaio SMO. Il vitallium è un acciaio legato a diversi elementi, quali cobalto, cromo, carbonio, molibdeno, manganese ecc.; l'acciaio SMO è un acciaio inossidabile al molibdeno.

Oltre alle leghe metalliche, quali altre sostanze vengono usate per la sostituzione di parti articolari?

Varie materie plastiche e ceramiche.

L'artroplastica porta a risultati veramente positivi?

In questi ultimi anni, tale tecnica operatoria ha compiuto grandi progressi, per cui si può affermare senza tema di esagerazione che l'artroplastica porta, nella maggioranza dei casi, a un sensibile calo dei dolori e a un netto miglioramento della funzione motoria. Trattandosi di un intervento di alta chirurgia, l'artroplastica deve essere, ovviamente, praticata soltanto da specialisti che abbiano acquisito una vasta esperienza in questo campo.

A che cosa è da imputarsi l'eventuale insuccesso di un intervento di artroplastica?

Di solito a un'infezione postoperatoria. In simile eventualità, e qualora non si riesca a contrastare il processo infettivo, può rendersi necessaria la rimozione del capo articolare sostituito.

In caso di insuccesso, è possibile un secondo intervento?

Sì, ma con ogni probabilità i risultati ottenuti non saranno soddisfacenti. Prima di operare un nuovo innesto, è comunque indispensabile la completa scomparsa di qualsiasi processo infettivo.

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04/05/2010

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