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La carie: dai sintomi alle terapie del futuro

Dietro ogni bel sorriso si cela una bocca sana, che però viene minacciata ogni giorno dalle carie, una patologia del cavo orale quanto mai diffusa tra i bambini come tra gli adulti. Quali sono le cause della carie? Come si cura oggi? Quali sono le tecniche sperimentali in fase di test per debellare in futuro la carie? Doctissimo ha posto queste e altre domande al Dott. Patrizio Danzi, Odontoiatra – libero professionista, per conoscere ed evitare questa patologia.

La carie
© Getty Images

Che cos’è la carie e che problemi comporta?

La carie è una malattia degenerativa dei tessuti duri del dente (smalto e dentina) ad eziologia multifattoriale legata alla presenza della placca batterica. Oltre che compromettere la salute della bocca, organo della masticazione, che svolge un ruolo di primo piano per una corretta digestione, può avere anche conseguenze generali e locali. Le complicanze immediate locali sono pulpopatie, parodontite apicale e ascesso, mentre le complicanze generali sono tromboflebite della vena facciale anteriore, flebite del plesso pterigoideo e setticemie.

Quali sono le cause della carie?

La causa della carie è la placca mucobatterica, un agglomerato di diverse specie batteriche unite da una matrice organica. Quando all’interno della placca predominano i batteri cariogeni, come lo Streptcoccus Mutans, si verificano una serie di meccanismi che determinano la decalcificazione dello smalto e pian piano la formazione della carie.

Quali sono i fattori che predispongono all’insorgenza della carie?

Tra i fattori che predispongono maggiormente all’insorgenza della carie troviamo l’alimentazione e la suscettibilità dell’ospite, ovvero un insieme di fattori soggettivi che rendono più esposti a sviluppare questa patologia.

Per quanto riguarda l’alimentazione, a incidere è soprattutto l’assunzione di carboidrati fermentabili dalla placca mucobatterica. Non tutti i carboidrati “aiutano” la carie allo stesso modo: i carboidrati monosaccaridi (glucosio, fruttosio e galattosio) e i disaccaridi (saccarosio, maltosio e lattosio) vengono rapidamente metabolizzati dai batteri cariogeni velocizzando così la produzione di acidi. A incidere è anche la quantità e la frequenza di questo tipo di carboidrati. Una singola dose giornaliera è preferibile alla stessa quantità diluita nel corso della giornata perché questa determina un sostenimento continuo alla placca mucobatterica. Inoltre c’è differenza anche tra cibi solidi e liquidi, perchè i carboidrati contenuti ad esempio in un succo di frutta determinano un minore sostentamento delle colonie batteriche rispetto ad alimenti solidi e viscosi. Negli ultimi decenni, invece, siamo sempre più abituati a mangiare cibi elaborati e ben cotti e di conseguenza più morbidi. Questi determinano una minore autodetersione dei denti, legata proprio alla masticazione di cibi duri, come la mela. La suscettibilità dell’ospite, invece è determinata da un insieme di fattori fisiologici, patologici e costituzionali. Durante la gravidanza si è più esposti al rischio di carie, così come in caso di malattie infettive, malfunzionamento delle ghiandole endocrine, e stati carenziali in genere. Tra i fattori costituzionali, ad esempio, si è visto che coloro che hanno un viso dalla forma allungata hanno una incidenza maggiore di processi cariosi di quelli con una forma del viso quadrato. Altri fattori che incidono sulla predisposizione della carie sono i fattori ambientali, tra cui la presenza o meno nelle acque potabili di fluoro; il sesso, in quanto le donne sono più colpite degli uomini anche per stati fisiologici tipici quali la gravidanza; l’età che influisce sulla flora batterica del cavo orale.

Come si cura la carie?

Le carie si curano con l’asportazione meccanica del tessuto malato e poi successivamente, se non c’è compromissione della polpa del dente, si ricostruisce il dente con materiali e metodi appropriati.

L’asportazione avviene tramite la turbina, uno strumento ad aria usato principalmente sullo smalto, e il micromotore, che è uno strumento elettrico utilizzato principalmente sulla dentina. Tolto il tessuto malato si ricostruisce il dente. Ci sono vari sistemi di ricostruzione del dente ma in genere si preferisce ricostruire il dente col composito in maniera diretta. La ricostruzione col composito prevede i seguenti passaggi: mordenzatura con acido fosforico a 37%; applicazione dell’adesivo; divisione in piccoli parti del composito ridando la forma originale del dente; infine lucidatura.

Altrimenti possono essere usati gli intarsi,le faccette e le corone. Queste metodiche, in composito o in ceramica, sono indirette cioè fatte in laboratorio e poi posizionate nella bocca del paziente.

Come si previene la carie?

Nella prevenzione della carie gioca un ruolo fondamentale l’igiene orale, che consente di allontanare dal cavo orale degli agenti cariogeni rappresentati dalla placca mucobatterica e da residui alimentari. Anche l’alimentazione, come già visto, è importante: si dovrebbe cercare di ridurre l’assunzione di cibi ricchi di zuccheri e ricorrere a una appropriata igiene dopo l’assunzione di quest’ultimi. Inoltre è utile la fluoroprofilassi, ovvero l’assunzione sistemica e locale di fluoro. Il fluoro rende i denti più resistenti alle carie determinando la trasformazione dei cristalli d’idrossiapatite in fluoroapatite. Il fluoro lo si può assimilare con degli integratori (assunzione sistemica) oltre che con dentifrici, collutorio e tramite l’applicazione professionale dal dentista (assunzione locale). Fondamentali restano i controlli semestrali dal dentista, così da accorgersi della carie nelle fasi iniziali.

In futuro si potrà debellare?

La debellazione della carie potrà avvenire in futuro grazie all’ingegneria genetica. Oggi già si sta provando a combattere questa patologia con un vaccino che renderebbe incapace lo Streptococcus Mutans di attecchire sui denti. Lo studio sperimentale mira a un vaccino da fare nei bambini tra i 18 mesi e i tre anni, grazie al quale i soggetti avrebbero un’immunità a vita. Il vaccino determinerebbe la formazione di un anticorpo che distrugge un enzima che il batterio usa per aderire sulla superficie dentale. Probabilmente, però, la strada dell’ingegneria genetica, che mira alla creazione di batteri Streptcoccus Mutans innocui che non attecchiscono sul dente, potrà essere più efficace.

Giuditta Danzi

Scritto da

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10/10/2014

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