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10 domande sull'’ingiallimento dei denti

Innegabile strumento di seduzione, sinonimo di perfetta salute, igiene e vita irreprensibile, un sorriso smagliante aiuta a socializzare, ma è indispensabile anche per avere piena fiducia in se stessi.

L'ingiallimento dei denti
© Getty Images

Secondo uno studio*, i denti bianchi favorirebbero tanto il successo professionale quanto quello sentimentale. Ma come evitare che ingialliscano? E come rimediare una volta che questo accade? La risposta ce la dà il Dott. Christophe Lequart, medico chirurgo-dentista e portavoce della Union Française pour la Santé Bucco-Dentaire(Unione Francese per la Salute Orale).

Cos’è quel“giallo” sui denti?

Quando si parla del colore dei denti, bisogna distinguere due tipi di colorazione:

  1. Le colorazioni esterne dovute al fumo, al caffè, al tè, che vengono a “incollarsi” sulla superficie dei denti. Si possono eliminare in modo molto semplice con un trattamento antitartaro seguito da lucidatura (o attraverso una piccola spazzola in caucciù e pasta abrasiva, o con un lucidante spray che spruzza una polvere spesso contenente particelle di bicarbonato di sodio) dal proprio dentista.
  2. Le colorazioni interne, cioè il colore proprio del dente. I prodotti per lo sbiancamento dei denti vanno ad agire su questa colorazione, provocando una reazione ossidante dei pigmenti colorati del dente.

I denti gialli sono ereditari?

Ci sono varie tipologie dentarie: a seconda della nostra origine (asiatica, nera o bianca)i nostri denti avranno una diversa colorazione. Le persone di colore hanno denti più gialli, mentre quelli degli asiatici hanno un colore più tendente al rosa/grigio. In ogni caso, andando avanti con gli anni, si può osservare che i denti sembrano ingiallirsi, semplicemente perché l’usura naturale della pellicola che costituisce lo smalto rende per trasparenza più visibile la dentina, il tessuto giallo presente giusto al di sotto. Esistono infine colorazioni dovute ad alcuni farmaci, in particolare a una famiglia di antibiotici chiamata tetraciclina, ottimi antibiotici che però non vengono più prescritti nelle donne incinte e nei bambini piccoli proprio perché provocano una colorazione interna del dente a strati, con strisce giallo-grigie piuttosto sgradevoli. Peraltro, i prodotti di schiarimento sono poco efficaci su queste particolari colorazioni.

Quali sono i diversi metodi di sbiancamento dei denti?

Ce ne sono tre:

  1. La tecnica ambulatoriale: il chirurgo dentista realizzerà un calco, farà preparare una mascherina su misura e consegnerà al paziente siringhe contenenti il prodotto schiarente, spiegandogli come applicarlo sulla mascherina. Il paziente la porterà da un’ora al giorno a tutta la notte, per un periodo di tempo compreso tra gli 8 e i 15 giorni, a seconda della concentrazione del prodotto.
  2. La tecnica alla poltrona: dopo aver protetto le gengive con quella che viene chiamata una diga chimica, sui denti si applica un gel schiarente dalle alte concentrazioni di perossido di idrogeno, in genere la seduta dura un’ora.
  3. La tecnica mista: mescola contemporaneamente una fase d’attacco alla poltrona e una fase ambulatoriale con le mascherine. La fase ambulatoriale è meno aggressiva per i tessuti dentari e offre una migliore stabilità dei risultati nel tempo rispetto alla tecnica alla poltrona. Quest’ultima però è meno impegnativa e più rapida. I principi attivi sono perossido di idrogeno o perossido di carbamide.

Ci sono controindicazioni?

Bisogna avere almeno 18 anni (prima di questa età i tessuti dentali non sono ancora maturi), non essere in stato interessante (nel caso in cui venisse ingoiato del prodotto), e non avere né carie (la penetrazione del prodotto, anche di piccola entità, può comportare la cancrena del dente), né malattie gengivali (perché c’è il rischio di provocare l’infiammazione del tessuto gengivale che, in alcuni casi, può portare a necrosi, cioè a perdite irreversibili di tessuto). Inoltre, bisogna sapere che il perossido di idrogeno agisce solo sul dente naturale.Quindi non avrà nessun effetto su una corona in ceramica, per esempio, o su ricomposizioni in composito (altrimenti dette resine).

Con quale frequenza si può fare ricorso a uno sbiancamento?

Gli schiarimenti non sono mai definitivi e si ritiene che dopo il primo sbiancamento, bisognerà rifarne uno ogni 3 o 4 anni, in maniera meno impegnativa rispetto alla prima volta, comunque.

Quanto costa?

I prezzi variano molto a seconda delle città (a partire dai 400 €) perché naturalmente le spese di affitto di uno studio in una grande città non sono le stesse che nei piccoli centri.

C’è il rischio di danni allo smalto?

Anche se si va ad aumentare temporaneamente la porosità dello smalto, i prodotti di sbiancamento dentario non sono nocivi per denti e gengive sane.

I dentifrici cosiddetti sbiancanti sono davvero efficaci?

E cosa pensare delle mascherine o degli altri dispositivi di sbiancamento disponibili in commercio? I dentifrici cosiddetti“sbiancanti” il più delle volte contengono particelle di bicarbonato e di silicio in concentrazione più alta rispetto a un normale dentifricio (infatti tutti i dentifrici contengono silicio per via del suo effetto). Agiscono sul dente cancellando la colorazione esterna e limitandone l’installazione. Se la concentrazione è molto forte, come nel caso di Elmex pulizia intensiva (Gaba), o Elgydium dentifricio sbiancante (Pierre Fabre), viene chiaramente indicato che l’utilizzo non deve essere superiore a 2 volte la settimana. I kit che si trovano nei grandi supermercati, in farmacia o nelle parafarmacie, contengono tutti il principio attivo che si ritrova nello studio medico, cioè il perossido di idrogeno. La normativa in materia, tuttavia, impone di limitarne la concentrazione. L’efficacia è minima ma comunque esiste.

Meglio diffidare dei “bar del sorriso”?

Una nuova direttiva europea limita a 0,1% le percentuali di perossido di idrogeno presente e rigettato. Ma anche con una concentrazione molto debole, come nel caso dei« bar del sorriso», secondo la normativa, possono esserci gravi ripercussioni in termini di salute orale. Qualunque sia la tecnica scelta per sbiancare i denti, è assolutamente necessario recarsi prima dal proprio denti sta per assicurarsi che non vi siano lesioni cariose e malattie gengivali, e anche per eliminare la colorazione esterna del dente, in modo da sbiancare poi un dente “pulito”.

I metodi della nonna (limone, bicarbonato…) sono privi di rischi?

Il succo di limone dà immediatamente la sensazione di denti più bianchi, semplicemente perché provoca una demineralizzazione dello smalto che, a sua volta, assume un aspetto gessoso. Per quanto riguarda la granulometria (le dimensioni del granello), più importante del bicarbonato in polvere, questa rende il suo effetto più abrasivo che lucidante. Quindi formalmente li sconsiglio entrambi!

Anne-Flore Gaspar-Lolliot

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07/11/2012

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