Home  
  
  
    La sindrome dell'occhio secco
Cerca

Oculistica
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

La sindrome dell’occhio secco

La sindrome dell’occhio secco riguarda circa il 15% della popolazione adulta italiana. Anche se viene messa spesso sotto accusa, l’insufficienza lacrimale ne è tuttavia raramente responsabile. Il più delle volte si tratta infatti di una disfunzione delle ghiandole di Meibomio, che hanno il compito di produrre la pellicola lipidica con il ruolo di impedire l’evaporazione delle lacrime.

La sindrome dell'occhio secco
© Getty Images

Le cause della secchezza oculare

Definita nel 2007, la secchezza oculare è “una malattia cronica multifattoriale che riguarda le lacrime e la superficie dell’occhio, provoca disagio, difficoltà visive e instabilità del film lacrimale”, spiega la dott.ssa Catherine Albou-Ganem, chirurgo-oftalmologo a Parigi. Si manifesta con vari sintomi che disturbano la vista: occhio secco, sensazione di granelli di sabbia, bruciore, lacrimazione, prurito… Per individuare la causa della sindrome dell’occhio secco, l’oftalmologo deve determinare a che livello il film lacrimale è stato colpito. Quest’ultimo è composto da tre strati: uno strato lipidico, secretato dalle ghiandole di Meibomio, che lubrifica e previene l’evaporazione; uno strato acquoso, secretato dalle ghiandole lacrimali, che nutre e protegge la cornea; uno strato mucinico, secretato dalle ghiandole mucoidi, che consente il fissaggio del film lacrimale alla cornea. Ognuno di questi strati può essere coinvolto nella sindrome dell’occhio secco e si distingueranno quindi la secchezza “acquosa”, la secchezza “evaporativa” e la secchezza “mista”. Tra le tante persone che soffrono di secchezza oculare, solo una minoranza presenterebbe una secchezza “acquosa”, legata cioè a un’insufficienza di lacrime. La maggior parte sarebbe infatti colpita da secchezza “evaporativa” pura o mista, dovuta a una disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Situate nelle palpebre inferiori e superiori, il numero di queste ghiandole va da 50 a 70 per occhio. In caso di occlusione, la loro secrezione diventa insufficiente, provocando così una diminuzione dello spessore dello strato lipidico, un aumento dell’evaporazione delle lacrime e, infine, la secchezza dell’occhio. Questa disfunzione, raramente anatomica, può essere legata ad alcune malattie (rosacea), all’assunzione di certi farmaci (antidepressivi, antistaminici), ad alcuni sconvolgimenti ormonali (come la menopausa), all’uso prolungato di lenti a contatto, all’inquinamento, al lavoro davanti a uno schermo o a vari fattori ambientali (clima secco, aria condizionata). La sua diffusione aumenta considerevolmente con l’avanzare dell’età.

Secchezza oculare acquosa o evaporativa?

Come fare per sapere di quale tipo di secchezza oculare si soffre? “È difficile distinguere la secchezza acquosa dalla secchezza lipidica o evaporativa”, ammette il dott. Albou-Ganem. I test di cui dispongono gli oftalmologi non permettono di determinare l’origine della secchezza oculare. L’arrivo di Lipiview ® dovrebbe cambiare questo dato. Si tratta infatti di un dispositivo diagnostico che permette di valutare la gravità e la causa della secchezza. La diagnosi si effettua in tre fasi: Il paziente descrive i suoi sintomi rispondendo a un questionario denominato SPEED, che ne analizza la frequenza e la gravità; In base al risultato ottenuto, un’analisi tramite interferometria della superficie oculare permette di determinare la composizione del film lacrimale e di misurare lo spessore dello strato lipidico che dai 100 nm in una persona non colpita, passa a 55 nm in una persona malata. L’esame, rapido e indolore, valuta anche la dinamica degli sbattimenti delle palpebre, che gioca un ruolo chiave nella sindrome dell’occhio secco (un’occlusione incompleta delle palpebre non consente una diffusione soddisfacente del film lipidico alla superficie dell’occhio); Infine, il medico analizza le ghiandole funzionali con l’aiuto di uno strumento che esercita una pressione calibrata sul bulbo oculare, simulando la pressione esercitata dalla chiusura delle palpebre, e in questo modo misura le secrezioni delle ghiandole di Meibomio.

Come curare l'occhio secco?

Attualmente, le uniche cure a disposizione dei pazienti sono l’igiene delle palpebre² e le lacrime artificiali o i colliri lubrificatori; secondo le stime, li acquista ogni mese oltre un milione di italiani. Ma non essendo indicati nella secchezza “evaporativa”, questi prodotti si rivelano inefficaci nelle persone che ne sono affette, e lasciano disarmate. Anche in questo caso il laboratorio TearScience ® propone una soluzione innovatrice grazie a Lipiflow ®, un metodo indolore a pulsazioni termiche che sblocca i canali escretori delle ghiandole di Meibomio e rilancia la secrezione. “Si tratta di una guscio riscaldato a 42,5°C, agganciato a un sistema che esercita una pressione calibrata sul bulbo oculare”, spiega la dott.ssa Albou-Ganem. In altre parole, un sistema di riscaldamento-massaggio 2 in 1 i cui risultati, molto soddisfacenti³, durano in media 12-18 mesi. Se, però, la secchezza oculare osservata è dovuta a un’atrofia delle ghiandole di Meibomio, i risultati sono minimi: la cura “in quel caso serve a preservare lo stato delle ghiandole ancora funzionanti”, ma non consente il recupero delle altre, precisa l’oculista. In ogni caso, non si tratta di un trattamento curativo, sottolinea quest’ultima; occorrerà dunque rinnovarlo dopo 12-18 mesi, un intervallo di tempo dopo il quale la sua efficacia cala.
Altro difetto: il costo. Sebbene gli attuali trattamenti siano relativamente cari, corrispondenti a 300-600 € l’anno, il costo di Lipiflow ® è di 600 € a occhio, cioè da 2 a 4 volte più caro. Senza nessun rimborso da parte del sistema sanitario nazionale.

Amélie Pelletier

Fonti:

“TearScience ®, une solution médicale pour les yeux secs” – Conferenza stampa organizzata da TearScience ®, 27 giugno 2013.

1. “Distribution of aqueous-deficient and evaporative dry eye in a clinic-based patient cohort: a retrospective study”. Cornea. 2012 May;31(5):472-8. doi: 10.1097/ICO.0b013e318225415a.

2. L’igiene delle palpebre consiste nell’applicazione di garze di acqua calda (45°C), associata al massaggio delle palpebre e a una pressione manuale che simuli lo sbattimento delle palpebre, in modo da far fuoruscire le gocce di olio.

3. I risultati dello studio condotto alla Clinique de la Vision, su 36 occhi di 18 pazienti trattati con Lipiflow ®, o attraverso l’igiene delle palpebre, sono stati presentati al Congresso dell’ESCRS, la Società Europea di Chirurgia Refrattiva e della Cataratta: questi mostrano un considerevole miglioramento della secrezione delle ghiandolo di Meibomio nel 92,5% dei pazienti, un raddoppiamento delle ghiandole dopo 3 mesi, e una riduzione del punteggio SPEED che diventa <8 nel 75% dei pazienti, che corrisponde alla quasi totale scomparsa dei sintomi.

2. Termoplastic

Commenta
29/10/2013

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale