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L'ortocheratologia

Non ne puoi più dei tuoi occhiali e neanche le lenti a contatto ti soddisfano davvero? Puoi scegliere l’intervento chirurgico oppure la sua alternativa, ancora poco diffusa in Italia ma molto utilizzata in Asia e negli Stati Uniti: l’ortocheratologia, chiamata anche rimodellamento della cornea.

L'ortocheratologia
© Getty Images

La tecnica, reversibile e destinata alle persone leggermente miopi e/o astigmatiche, consiste nel portare lenti a contatto di notte in modo da modificare la curvatura della cornea e avere una vista corretta il giorno dopo. Funziona davvero? Quali sono i rischi e le controindicazioni? Perché non se ne sente parlare tanto? Il dott. Phat-Eam Lim, chirurgo-oftalmologo in Francia, è uno dei rari esperti in grado di adattare questo tipo di lenti a contatto.

Come funziona l’ortocheratologia?

L’ortocheratologia utilizza lenti a contatto semirigide il cui lato interno possiede una forma particolare: "Questa obbliga le cellule dell’epitelio, lo strato più superficiale della cornea, a posizionarsi nel punto in cui vogliamo noi, durante la migrazione naturale della periferia verso il centro", spiega il dott. Lim. La periferia s’inspessisce, il centro si assottiglia.

Alla fine, su un diametro di circa 5,5 mm, la superficie della cornea è meno curva. Gli strati cellulari più profondi non vengono modificati.

"Non si tratta quindi di schiacciare la cornea, come si sente dire a volte", prosegue lo specialista. "Nel corso della giornata le cellule epiteliali si rinnovano e riprendono il loro posto iniziale, da qui la reversibilità della correzione". Indossandole per sette ore durante la notte, a volte anche meno, permettono di mantenere un’acutezza visiva di 10/10 il giorno seguente, e persino il giorno dopo ancora in caso di piccole correzioni.

Il fatto di dover portare lenti a contatto mentre si dorme può sorprendere. Per il dott. Lim c’è un vantaggio: "Di notte le condizioni igieniche sono ottimali. Del resto, le lenti di ortocheratologia coprono una piccola superficie e sono molto permeabili all’ossigeno. La cosa importante è lasciar respirare la cornea ogni tanto. Questo avviene meglio durante la giornata, quando è libera e quando le lacrime eliminano facilmente polveri e inquinanti".

Chi può beneficiare dell'ortocheratologia?

Le lenti a contatto di ortocheratologia correggono la miopia fino a -4 diottrie e l’astigmatismo fino a -2,5 diottrie, anche tutti e due i difetti, se necessario.

“Offrono una vera e propria alternativa alla chirurgia per tutte quelle persone che desiderano liberarsi degli occhiali o delle lenti a contatto durante il giorno, ma che non vogliono o non possono essere operate, soprattutto in caso di controindicazioni, o se la vista non si è ancora stabilizzata (miopia in evoluzione, inizio di presbiopia...), sintetizza il dott. Lim. “Possono essere utilizzate anche in quei casi in cui le normali lenti a contatto non sono consigliate. Interessano particolarmente gli sportivi e i professionisti che operano in ambienti acquatici o polverosi.”. Lo specialista segue pompieri, giocatori di rugby, nuotatori, surfisti... e giocatori di pelota basca, molto numerosi nella regione in cui esercita.

Anche i bambini e gli adolescenti possono beneficiare di questa tecnica. “Non c’è un’età minima per mettere queste lenti a contatto”, puntualizza il medico. Tuttavia, l’ideale sarebbe aspettare che il bambino sappia rispettare le precauzioni igieniche e impari a togliere le lenti da solo, in genere a partire dagli 8-10 anni. Sembra, peraltro, che l’ortocheratologia sia in grado di stabilizzare la miopia nel bambino, attualmente è in corso uno studio internazionale che lo confermi”.

Le controindicazioni assolute sono rare e riguardano principalmente le persone affette da patologie che toccano la superficie della cornea, come per esempio le distrofie corneali, il cheratocono (degenerazione della cornea)... In caso d’insufficienza lacrimale o di cornea già molto piatta, si potrà fare un tentativo ma il risultato non è garantito.

Quali sono i rischi e gli effetti secondari dell’ortocheratologia?

Di notte, a meno che non ci si debba alzare spesso per attività che richiedono una vista perfetta (per esempio per occuparsi di un neonato), le lenti creano raramente fastidi. Tuttavia possono spostarsi e provocare disturbi visivi il giorno dopo, o indurre aureole notturne nelle persone con pupille grandi.

Uno dei timori diffusi è che, dopo anni di utilizzo, la cornea si deformi definitivamente. “Dopo due anni abbiamo dimostrato che essa non si sposta e, nei Paesi che utilizzano la tecnica da più di quindici anni, non vi sono stati particolari problemi”, fa notare il dott. Lim. “Poiché solo l’epitelio corneale subisce modifiche, e dato che queste sono transitorie, abbiamo tutti i motivi per ritenere che l’ortocheratologia non comporti alcun tipo di complicazioni. È vero, però, che mancano ancora studi a lungo termine che garantiscano la sua totale innocuità”.

Come con qualsiasi altra lente a contatto, il rischio è rappresentato soprattutto dalle infezioni. All’inizio degli anni 2000, alcune équipe cinesi riferivano di casi di ulcera della cornea, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Gli specialisti insistono sulle regole d’igiene che riguardano le lenti a contatto ma anche le custodie e le soluzioni che vanno regolarmente cambiate. I genitori devono prestare particolare attenzione al modo in cui procedono i più giovani e devono consultare il medico sin dal minimo segnale sospetto (arrossamento, dolore...). Anche un cattivo adattamento può irritare la cornea e aumentare il rischio di infezione.

“Tra dieci o venti anni, può darsi che costateremo alcune modifiche della cornea, simili a quelle osservate con le normali lenti a contatto, ma questo non è stato ancora dimostrato”, aggiunge il dott. Lim.

Ortocheratologia: un metodo che tarda a svilupparsi

L’ortocheratologia esiste sin dagli anni ‘60. Per molto tempo questa tecnica è stata proposta solo dagli ottici o da altri professionisti non medici. Gli oftalmologici mostravano particolari riserve, soprattutto perché non conoscevano ancora in che modo si modificava la cornea.

In seguito gli apparecchi di misurazione sono stati perfezionati e questi consentono ormai di proporre lenti a contatto adatte, che assicurano una buona tolleranza. Hanno fatto progressi anche la biocompatibilità e la permeabilità dei materiali utilizzati per la fabbricazione. L’ortocheratologia, un tempo abbandonata a vantaggio della chirurgia, è ritornata in auge in Asia e nel Nord America. Per quanto riguarda l’Europa gli oftalmologi vi si interessano solo da qualche anno.

Il dott. Lim attribuisce tale ritardo in parte a un certo conservatorismo: “I chirurghi oftalmologi trovano l’ortocheratologia piuttosto logica nella misura in cui questa riproduce transitoriamente quello che essi ottengono grazie all’operazione (cheratectomia). Tuttavia, le lenti a contatto non sono la loro specialità, che è invece propria degli oftalmologi-contattologi i quali, fino a questi ultimi anni, erano poco interessati a tale tecnica”.

Secondo il dott. Jean-Bernard Rottier, presidente dello Snof (Sindacato nazionale degli oftalmologici di Francia), esistono meno di una ventina di oftalmologici capaci di modellare le lenti a contatto ortocheratologiche, e questo rende la tecnica poco accessibile nella pratica. Come il dott. Lim, osserva però che vi è un crescente interesse tra i suoi colleghi contattologi. Il numero di medici formati dovrebbe dunque rapidamente aumentare. In seguito occorrerà repertoriarli.

Dal canto loro, i laboratori si sono già mobilitati. In Francia, nel 2004, l’unico a fornire lenti a contatto ortocheratologiche secondo le norme europee era Technolen, con le Ortho-K. Oggi Precilens propone le DreamLite e Menicon le Z-Night. Sono in corso studi per realizzare modelli capaci di correggere anche l’ipermetropia e la presbiopia.

Ortocheratologia: come e quando

- Rivolgersi a un oftalmologo/contattologo formato per l’ortocheratologia è fondamentale. Gli ottici non sono autorizzati a prescrivere e modellare lenti a contatto, qualunque esse siano. Durante la prima visita, lo specialista si assicura che non vi siano controindicazioni, prende le misure della cornea e rilascia la prescrizione delle lenti a contatto.

- L’ottico ha il compito di ordinarle. Il dott. Lim insiste: “È importante pagare con un assegno che non dovrà essere incassato prima di essere sicuri della correzione ottenuta.”

- Le lenti a contatto sono disponibili in genere dopo una settimana. Un nuovo appuntamento dall’oftalmologo consente di imparare a maneggiarle rispettando le regole di igiene.

- La prima visita di controllo avviene all’indomani della prima notte in cui sono state indossate le lenti a contatto. Le piccole miopie risultano a volte già corrette. Gli appuntamenti successivi saranno sempre più diradati: dopo averle indossate per una settimana, poi per due o tre settimane, poi tre mesi, sei mesi, poi ogni anno.

- Il modellamento costa tra i 250 e i 400 €, a seconda dell’area geografica in cui si vive. Un paio di queste lenti a contatto costa 200-250 € per chi ha meno di 16 anni, 400-460 € per gli adulti, 250 € in caso di rinnovo da Technolens. Menicon propone un’offerta intermedia per gli studenti. Alcune assicurazioni sanitarie rimborsano una parte delle spese.

- Le lenti a contatto ortocheratologiche vanno cambiate ogni 12-18 mesi. A volte è preferibile averne un paio di emergenza. Il dott. Lim giudica però inutile questa onerosa precauzione: “Se si perdono o si rompono, si può facilmente riordinare anche solo una lente, a condizione di ricorrere per qualche giorno agli occhiali.”

Audrey Plessis

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11/03/2013

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