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Omega 3 e degenerazione maculare

Secondo uno studio francese pubblicato sulla rivista americana Ophtalmology, la supplementazione di DHA (acido docosaesaenoico), un omega 3 contenuto essenzialmente nei pesci grassi quali il salmone, potrebbe prevenire lo sviluppo della degenerazione maculare legata all’età (DMLE).

Degenerazione maculare e omega 3
© Getty Images

Nei paesi industrializzati la DMLE è la causa principale di cecità dopo i 50 anni. Ne esistono essenzialmente due forme: la forma atrofica, detta “secca”, con evoluzione lenta e la forma essudativa, detta “umida”, più grave e con evoluzione più rapida, caratterizzata dalla formazione di nuovi vasi sanguigni sotto la retina, la cosiddetta neovascolarizzazione sottoretinica. Poiché questi vasi sono fragili e lasciano passare sangue e liquido, la retina si solleva provocando conseguenti problemi alla vista: deformazione delle linee rette e la comparsa di una macchia scura al centro del campo visivo.

Grassi buoni per preservare la vista

Nel 1996, quando la strategia con il gene candidato raggiunge il suo apice, l’équipe del Professor Eric Souied, Primario del reparto di oftalmologia presso il Centre hospitalier Intercommunal de Crétel (CHIC), constata che alcuni polimorfismi del gene dell’alipoproteina E (apoE) sono coinvolti nel trasporto dei lipidi e nella ristrutturazione delle membrane. Con la collaborazione di una specialista in genetica dei lipidi, il Prof. Souied comprende che esiste un collegamento con la DLME, una malattia che colpisce la retina e che si manifesta inizialmente con la comparsa di drusen, ovvero accumuli di materiale lipidico. “Nel 1998 abbiamo pubblicato il primo polimorfismo genetico coinvolto nella DMLE, il gene apoE”, afferma il Prof Souied a Doctissimo.

Questa scoperta induce i ricercatori a spingersi ancora più lontano. Le membrane dei fotorecettori (le cellule della retina) sono composte per lo più da acidi grassi a catena lunga (gli acidi grassi “buoni”), soprattutto da DHA. Causando un accumulo di lipidi a livello delle membrane della retina, l’apoE crea probabilmente uno squilibrio nel rapporto tra i lipidi "buoni" e quelli "cattivi".

I ricercatori hanno formulato, quindi, l’ipotesi di “trasformare i lipidi cattivi in buoni” e nel 1999 hanno avviato il progetto di studio NAT allo scopo di dimostrare alle aziende produttrici la fattibilità e l’importanza della supplementazione di DHA per stabilizzare la DMLE nei pazienti affetti da tale patologia. "Una strategia supportata da altri lavori epidemiologici pubblicati nello stesso periodo, che rendevano nota la correlazione tra il consumo di pesce grasso e una minore prevalenza di DMLE, continua il Prof. Souied.

Interessato a questi risultati, Bausch & Lomb fornisce il suo sostegno all’oftalmologo e alla sua équipe che avviano lo studio NAT2, finalizzato a valutare l’efficacia della supplementazione orale del DHA nella prevenzione della DMLE. Si tratta di uno studio prospettico realizzato su una popolazione già colpita a un occhio e il cui secondo occhio è a rischio. La metà dei 300 partecipanti accetta di ricevere ogni giorno 840 mg di DHA, più 270 mg di EPA in capsule, mentre l’altra metà riceve placebo. La dose di DHA corrisponde alla quantità sufficiente per aumentare in modo significativo il tasso di omega 3 nelle membrane retiniche, come ha permesso di determinare lo studio NAT1.

DMLE: un rischio ridotto del 68% grazie al DHA

I risultati dimostrano i pazienti con i tassi più alti di DHA a livello delle membrane retiniche presentano un rischio di sviluppare una DMLE nell’occhio sano inferiore al 68% rispetto ai pazienti con i tassi più bassi. Tuttavia, i ricercatori non sono riusciti a confrontare i risultati dei pazienti trattati e di quelli non trattati, avendo questi ultimi "imbrogliato" e avendo ricevuto apporti di DHA sotto forma naturale o di complementi durante i tre anni dello studio, precisa il Prof. Souied. Contrariamente alla forma secca, per la quale non esiste alcun trattamento, la DMLE "umida" trae beneficio dai trattamenti curativi, ricorda il Prof. Souied; si tratta di farmaci anti-angiogenici*, il cui meccanismo d’azione consiste nel bloccare l’insorgenza delle neovascolarizzazioni.

Il problema è che questi trattamenti sono “dolorosi, lunghi e costosi”. Sarebbe doppiamente interessante prevenire il rischio di sviluppare questa forma della malattia, o quantomeno di modificarne la curva mediante il consumo di 150 gr di salmone al giorno (l’equivalente di 840 mg di DHA): non solo si interverrebbe prima dell’insorgenza della malattia, ma in più il trattamento non presenterebbe i limiti dei trattamenti curativi. Si tratta certamente di un passo avanti nella prevenzione della DLME.

Per il momento, l’équipe del Prof. Souiden prosegue con l’analisi dei dati raccolti durante lo studio NAT2; è prevista una seconda pubblicazione riguardante la correlazione tra alcune predisposizioni genetiche e la risposta ai trattamenti.

Amélie Pelletier

* pegaptanib sodium (Macugen®) e ranibizumab (Lucentis®).

Fonti: Intervista al Prof. Eric Souied, Primario del reparto di oftalmologia presso il Centre hospitalier Intercommunal de Créteil (CHIC), 18 febbraio 2013. Oral Docosahexaenoic Acid in the Prevention of Exudative Age-Related Macular Degeneration, Ophtalmology, pubblicazione online, 11 febbraio 2013. 

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29/04/2013

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