Le protesi oculari
La scienza mira a risolvere il problema della cecità. Sono già allo studio due tipi di"occhi artificiali"e un'interessante terapia.
Come sarà affrontato in futuro il problema della cecità?
© Jupiter
È già in sperimentazione sugli animali il trapianto di fotorecettori immaturi (cellule progenitrici dei coni e dei bastoncelli della retina) e di epitelio pigmentato retinico. Sono allo studio anche "cocchi artificiali", ossia protesi di due tipi, corticale e retinica. Un'ulteriore sfida per il futuro è la messa a punto di una terapia genica di correzione per malattie degenerative ereditarie come la retinite pigmentosa.
Come funziona la protesi retinica?
Un microprocessore sensibile agli stimoli luminosi è impiantato sulla retina. Questa protesi sarà utilizzabile solo per i soggetti in cui le cellule dello strato più interno della retina (che trasformano gli stimoli visivi in impulsi nervosi) e il nervo ottico siano integri.
Che cos'è la protesi corticale?
Si tratta di un progetto in fase di sviluppo. Le immagini raccolte da una telecamera montata su occhiali sono trasformate, punto per punto, in segnali proporzionali al grado di illuminazione. I segnali vengono poi inviati a una matrice di elettrodi stimolanti disposti sulla superficie della corteccia visiva. In questo modo, i diversi punti della corteccia vengono attivati riproducendo la distribuzione di luce e ombra dell'immagine. La telecamera viene puntata nella direzione verso cui si volgono gli occhi, grazie a un complesso sistema di controllo che la guida a seguire i movimenti oculari del soggetto.
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