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La sincope: un malore da non trascurare

Svenimenti, perdita dei sensi… le sincopi, seguite da un rapido e spontaneo ritorno alla normalità, di solito non nascondono niente di grave. Alcune però potrebbero avere un’origine cardiaca e richiedono quindi un’attenzione particolare. Da qui l’importanza di una diagnosi corretta, oggi possibile grazie a nuovi dispositivi.

Le sincopi
© Getty Images

Anche se spaventano, le sincopi sono piuttosto comuni, si stima infatti che riguardino circa un adulto su tre. “Questo malessere riguarda tutte le fasce d’età, dai bambini alle persone anziane. Tuttavia, si riscontra un rischio più alto con l’età”, precisa il Dott. Claude Kouakam, cardiologo specialista in aritmologia al CHRU (Centro Ospedaliero Regionale Universitario) di Lille (Francia). Il rischio di comparsa passa così dallo 0,7% negli uomini tra i 35 e i 44 anni, al 5,6% dopo i 75 anni1. Insieme a Doctissimo il punto su questi disturbi e su come diagnosticarli.

Le sincopi: da cosa sono provocate e gli effetti che ne conseguono

A provocare le sincopi è una mancanza di ossigeno nel cervello a seguito di una brusca riduzione del debito sanguigno nelle arterie cerebrali. Si accompagna a un crollo della pressione arteriosa e a un indebolimento o completa scomparsa del battito cardiaco.

Il più delle volte, il ritorno a un normale stato di coscienza è spontaneo, rapido e totale. Le conseguenze fisiche e psicologiche di questi disturbi però non sono affatto banali. Nel 30-40% dei casi da queste perdite di conoscenze ne derivano traumi: fratture, ferite, contusioni, incidenti stradali... Per quanto riguarda la qualità della vita, il 73% delle persone colpite manifesta sintomi d’ansia o di depressione, mentre il 71% segnala un’alterazione delle attività quotidiane (riduzione della guida dell’auto per il 60%, modifica dell’attività professionale per il 37%)2.

In base all’origine e al rischio di recidive, la gravità della sincope può essere associata a un rischio di morte improvvisa. È dunque di vitale importanza non trascurare questi malori e identificarne la causa in modo da evitare possibili conseguenze fatali.

Le cause delle sincopi

Le origini soggiacenti alla sincope sono varie: cause cardiache, cause vascolari, cause riflesse. Inoltre, alcune perdite di conoscenza transitorie possono essere confuse con una sincope, e invece nascondono cause neurologiche o altre patologie (psichiatriche, metaboliche). Infine, vi sono sincopi che non trovano nessuna spiegazione. 

Tipologie di sincopi

Schematicamente, si distinguono tre grandi tipi di sincopi:

  • La sincope riflessa: indica una risposta di riflesso che, se scatenata, produce una vasodilatazione (allargamento dei vasi che porta a una diminuzione del debito sanguigno) e/o una bradicardia (abbassamento della frequenza cardiaca). Gli eventi scatenanti sono molto diversi a seconda dei pazienti. Si distinguono così la sincope vasovagale (provocata da uno stress o da un prolungato stazionamento in posizione eretta), la sincope per ipersensibilità del seno carotideo (provocata da alcuni movimenti della testa), e la sincope situazionale (associata a situazioni specifiche come minzione, tosse, ecc.).
  • L’ipotensione ortostatica: ne fanno parte le sincopi in cui la posizione eretta (o più generalmente il passaggio dalla posizione seduta o sdraiata in posizione verticale) provoca un’ipotensione arteriosa.
  • Le sincopi di origine cardiaca: le più preoccupanti perché l’origine cardiaca raddoppia il rischio di morte prematura. Possono dipendere da aritmie cardiache (disturbi del ritmo cardiaco che possono diminuire il debito sanguigno) o da una cardiopatia (malattia del cuore).

“Una persona che soffre di sincopi deve recarsi immediatamente dal proprio medico, quest’ultimo la sottoporrà a una serie di domande e analisi cliniche. La sincope è infatti un problema estremamente frequente, molte persone non lo sanno e non si fanno visitare. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, le cause sono di natura benigna. Tuttavia, se si tratta di sincopi recidivanti, è indispensabile consultare prima il proprio medico di base, poi un cardiologo: quasi i 3/4 delle sincopi recidivanti sono di origine cardiaca”, precisa il Dott. Kouakam.

Gli esami per identificare le sincopi

Nel 30-40% dei casi, comunque, le sincopi non trovano una spiegazione. La priorità del medico è quella di distinguere tra sincopi di origine cardiaca e sincopi di origine non cardiaca in modo da valutarne i rischi. Le prime sono decisamente più preoccupanti. Per questo, oltre all’esame clinico, al questionario da parte del medico e a un elettrocardiogramma (ECG che registri l’attività elettrica del cuore), se la diagnosi resta incerta, e in funzione dei fattori di rischio (quando si manifesta, antecedenti, ECG anomalo…), il medico può fare ricorso ad altri esami3. I principali sono:

  • Holter o monitoraggio ECG di lunga durata per 48 ore. Ma, essendo le sincopi per natura poco prevedibili, nella maggior parte dei casi questo esame si rivela inutile;
  • Monitoraggio esterno degli eventi cardiaci quando esistono sintomi precursori o quando si verificano aritmie cardiache pre-programmate;
  • Test d’inclinazione o Tilt Test per dimostrare l’esistenza della sincope vasovagale (cambiamento di posizione). La sensibilità di questo esame resta controversa;
  • Esplorazione elettrofisiologica endocavitaria simile a un elettrocardiogramma registrato dall’interno del cuore. Sonde munite di elettrodi permetteranno di registrare in punti diversi l’attività cardiaca o le reazioni a una stimolazione elettrica… questo esame invasivo è inutile nei pazienti con un ECG normale, senza cardiopatia o palpitazioni.
  • Monitor cardiaco impiantabile in grado di registrare il ritmo cardiaco durante la sincope stessa e in questo modo diagnosticare o escludere un’aritmia (problema del ritmo cardiaco). Per gli svenimenti inspiegati, questo monitoraggio prolungato offre più possibilità di stabilire la diagnosi giusta.

Approfondimento sul monitor cardiaco impiantabile

Sebbene il ricorso ai metodi tradizionali permetta di distinguere la maggior parte delle sincopi, alcune di queste sfuggono a una diagnosi certa. Questa proporzione arriva anche al 50% nei pazienti di oltre 70 anni. Se si sospetta un problema del ritmo cardiaco, o se si è di fronte a svenimenti recidivi inspiegati, il monitor cardiaco impiantabile permette di formulare una diagnosi certa e orientare così il paziente verso un trattamento adeguato. In Italia circa 1000 pazienti all’anno si fanno impiantare questo tipo di dispositivo.

Un monitor cardiaco impiantabile è un dispositivo programmabile che sorveglia ininterrottamente l’elettrocardiogramma di un paziente. Esso registra non solo i dati cardiaci dopo l’attivazione volontaria da parte del paziente, ma anche le aritmie rilevate automaticamente, secondo criteri programmati dal medico.

Delle dimensioni di una chiave USB4, il suo impianto è semplice e poco invasivo. L’apparecchio viene collocato sottocute in anestesia locale e richiede di una piccola incisione di circa 1 cm sulla parte anteriore del torace. Il paziente non ha neanche bisogno di ricoverarsi. La sua durata è di 36 mesi. Funziona secondo due modalità: può far ricorso alla partecipazione del paziente, che deve avviare l’apparecchio e registrare gli eventi che hanno preceduto la perdita di conoscenza, oppure utilizzare la registrazione automatica che capta episodi predefiniti dal medico, senza aver bisogno dell’intervento del paziente. Oltre al dispositivo impiantato, il monitor è dotato di un attivatore portatile che il paziente deve portare con sé e di un programmatore che permette al medico di regolare e interrogare il dispositivo attraverso la pelle. “In pratica, il paziente viene visitato ogni 4 mesi, per poter interrogare le memorie del monitor cardiaco impiantabile. Se dovesse avere uno svenimento, il dottore gli chiederà di recarsi immediatamente da lui. Alcuni pazienti hanno anomalie del ritmo cardiaco asintomatiche e non se ne rendono conto. Alcune di queste possono essere molto pericolose e mettere a rischio la vita del paziente. È quindi importante decidere una terapia da seguire il prima possibile”, precisa il Dott. Kouakam.

L’efficacia diagnostica5 e il costo minimo (rispetto ad altre strategie diagnostiche) di questo dispositivo potrebbero far sì che si trovi un impiego più ampio in quei pazienti con caratteristiche cliniche o ECG che suggeriscono una sincope aritmica o che hanno antecedenti di sincopi recidivanti. “Attualmente il dispositivo è convenzionato con il SSN, contrariamente all’intervento necessario per l’impianto per il quale il medico o l’ospedale non vengono retribuiti, ma questo è un problema che dovrebbe essere risolto a breve. In ogni caso, il gioco vale la candela. In Francia esistono raccomandazioni molto chiare da parte dell’Alta Autorità della Salute (HAS) per consentire un uso più largo di questo monitor cardiaco impiantabile nel quadro delle sincopi inspiegate”, conclude il Dott. Kouakam.

 

Luc Blanchot

Fonti:
1 - N Engl J Med. 2002 Sep 19;347(12):878-85.
2 - J Gen Intern Med. 1994 Apr;9(4):181-6.

3 - Pertes de connaissance brèves de l’adulte: prise en charge diagnostique et thérapeutique des syncopes - Recommandations professionnelles - Haute Autorité de Santé - mai 2008

4 - Le moniteur cardiaque implantable Reveal® bénéficie d’un système de télésuivi Carelink ™.
4 - European Heart Journal 2006;27:351-356

5 - J Am Coll Cardiol.2003;42(3):495-501

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10/12/2013

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