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La Near-Death Experience o esperienza di pre-morte

Come sarebbe arrivare vicino alla morte per poi tornare alla vita? Storicamente letterati, filosofi e pensatori se lo sono chiesti, ma è dell’ultimo secolo l’interesse crescente verso la near-death experience. Un fenomeno che raccoglie un nutrito corpus di testimonianze e merita una riflessione a sé: uno degli eventi più enigmatici che possa capitare nella vita di una persona, oggi all’attenzione anche della comunità scientifica. Se ne parla a Doctissimo.

La Near-Death Experience
© Getty Images

Che cos’è la near-death experience?

La near- death experience è l’esperienza di pre-morte vissuta da un soggetto che, a causa di un evento traumatico o una malattia terminale, sperimenta il coma, l’arresto cardiocircolatorio o encefalogramma piatto. In un episodio di premorte attribuibile a fenomeni biologici, una persona è dunque clinicamente molto vicina alla morte. Ogni esperienza di pre-morte è unica, soggettiva e personale anche se molte delle testimonianze raccolte presentano delle caratteristiche comuni.

Al di là di ogni dato, ricerca o testimonianza, è chiaro che non si tratta di un’esperienza nell’aldilà, dopo la vita, bensì di un momento che precede o ha preceduto la morte.

Testimonianze e struttura di una NDE

Quasi tutti i sopravvissuti raccontano di un’esperienza molto intensa di cui conservano il ricordo una volta tornati in vita. I decenni di inchiesta condotta da Moody, il medico e psicologo noto per gli studi sul fenomeno, hanno portato all’identificazione di una vera e propria struttura della NDE, un modello di riferimento indipendente dalla cultura, dal tempo, dallo spazio geografico, dall’età e dal sesso del soggetto che l’ha vissuta. In genere sono nove gli elementi che accomunano le diverse esperienze di premorte: da un suono acuto iniziale alla sensazione di pace e di distaccamento dal corpo, al fascio di luce, la visione del tunnel e la revisione di tutti gli eventi più importanti della propria vita fino al raggiungimento di una sensazione di amore totale e al sentimento di riluttanza del corpo. Infine ci si trova a dover scegliere se tornare alla vita o restare nella luce.

Esperienza di premorte belle e terribili

Le persone che affermano di aver vissuto una NDE, raccontano di esperienze positive ma vi sono anche casi di esperienze angoscianti. Le prime sono contraddistinte da sentimenti di amore, gioia, pace o beatitudine; le seconde sono caratterizzate da sentimenti di terrore, orrore, rabbia, isolamento o senso di colpa. Quasi tutti i testimoni di NDE comunque dicono di aver avuto bisogno di tempo per elaborare l'esperienza. C’è chi ha avuto bisogno di mesi, altri di anni ma in genere un’esperienza di premorte, positiva o negativa che sia, è percepita come un’esperienza "più reale del reale", ed è considerato come l'evento più sconvolgente mai vissuto, che apre la via a una riflessione profonda sulla vita e il suo significato. I soggetti che l’hanno sperimentata si trovano davanti una specie di ineffabilità dell’avvenimento, faticano a trovare le parole per descriverlo, eppure insistono sull’esistenza di qualcosa di più che qui non si vede ma c’è. Da questo dipende la sensazione di sentirsi profondamente cambiati nell’atteggiamento verso la propria quotidianità, il lavoro, il modo di vivere e relazionarsi.

Sogno o realtà?

Secondo gli scettici, le near-death experience altro non sono che memorie oniriche di fatti mai accaduti o ricordi alterati di eventi reali parzialmente o completamente immaginati. Ma uno studio recentemente pubblicato dall’Università di Liegi, in Belgio, ha confrontato i ricordi di soggetti che avevano vissuto una NDE con i ricordi di altri che erano semplicemente in coma. La scoperta più interessante riguarda la natura del ricordo: i testimoni di NDE hanno parlato di un’esperienza forte, ricordavano dettagli visivi e informazioni chiare di quel momento, con una forte implicazione emotiva. I ricercatori dell’università belga hanno dunque concluso che le NDE non possono essere considerate eventi frutto della mera immaginazione ma sono realmente vissute e accomunate da tratti caratteristici.

La risposta americana: la ricerca sulle attività cerebrali

Un recente studio americano sui ratti, condotto dall’università del Michigan, ha indagato la condizione neurofisiologica del cervello immediatamente dopo l'arresto cardiaco, dimostrando che negli attimi successivi alla morte clinica il cervello continua ad avere un’attività ben organizzata e questo sarebbe all’origine delle esperienze ai confini della morte vissute dagli infartuati tornati alla vita (il 20%). Ad affermarlo i ricercatori che hanno analizzato con un elettroencefalogramma le attività cerebrali di nove ratti anestetizzati e sottoposti ad arresto cardiaco indotto. Entro i primi 30 secondi dopo l’arresto cardiaco, momento in cui il cuore smette di battere e il sangue smette di fluire verso il cervello, in tutti i ratti è stata riscontrata una diffusa sovratensione transitoria di attività cerebrale altamente sincronizzata tipica di un cervello eccitato, conscio; si tratta cioè di attività cosciente nel cervello durante l’arresto cardiaco, confermata con i dati.

Lo studio afferma che la riduzione di ossigeno o di ossigeno e glucosio durante l'arresto cardiaco è in grado di stimolare l'attività cerebrale che è una caratteristica dell'elaborazione cosciente. Esso offre anche il primo quadro scientifico per le molte esperienze di pre-morte riportate da pazienti sopravvissuti all'arresto cardiaco. Una persona è definita clinicamente morta quando il suo cuore smette di battere, ed è questo il momento in cui molti dei pazienti sopravvissuti raccontano di aver visto una luce in fondo al tunnel o di aver passato in rassegna gli eventi più importanti della propria vita.

NDE in aumento?

Sembra probabile che il numero in aumento di near death experience degli ultimi anni sia giustificato fondamentalmente da due motivi: da una parte i progressi in campo medico che hanno permesso di salvare molte persone dal baratro della morte, dall’altro l’interesse crescente da parte dei tanti testimoni di esperienza di pre-morte che sono disposti a raccontare le loro storie e condividere un evento che fino a qualche anno fa era percepito come intimo e privato.

 

Fonti:

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16/01/2014

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