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Afasia: quando le parole mancano

Disturbo del linguaggio acquisito, il più delle volte l’afasia compare dopo una lesione cerebrale (incidente vascolare, trauma, tumore), o a seguito di una malattia neurodegenerativa. In Italia ne soffrono a vari livelli 150.000 persone.

Che cos'è l'afasia?
© Getty Images

L’afasia comporta difficoltà nel comprendere, nel parlare, nel leggere o nello scrivere, che disturbano il rapporto con gli altri. Una rieducazione logopedica personalizzata, intensa e precoce diminuisce i problemi e le loro conseguenze. Il coinvolgimento della persona colpita e delle persone a lei vicina è un altro fattore di successo.

Afasia: un’origine neurologica

Nicole Denni-Krichel, logopedista e presidentessa della Fédération Nationale des Orthophonistes (Federazione Nazionale dei Logopedisti in Francia), ricorda che l’afasia può essere definita come un disturbo del linguaggio acquisito legato a una lesione cerebrale. Questa comporta un handicap nella comunicazione con difficoltà di comprensione e di espressione, sia all’orale che allo scritto.

Le malattie vascolari cerebrali, in particolare gli accidenti cerebrali vascolari (ACV) rappresentano la causa più importante di afasia. Un quarto delle persone colpite da un ACV resta afasico, cioè circa 15.000 persone ogni anno. I traumi cranici sono al secondo posto ma rappresentano solo il 5% delle afasie. Seguono i tumori cerebrali, comprese le metastasi, le malattie neurodegenerative (morbo di Alzheimer e simili, afasia primaria progressiva...), alcune infezioni (ascesso, encefalite...).

Afasia: varie manifestazioni

I sintomi dell’afasia dipendono dall’area cerebrale colpita. Possono rimanere pressoché impercettibili, così come impedire ogni tipo di comunicazione. Il Dott.Jean-Dominique Journet, medico, presidente della FNAF, è rimasto muto per due anni in seguito a un ACV. “Non avevo più niente, non potevo più né esprimermi né comprendere, sia all’orale che allo scritto. Percepivo dei rumori, dei suoni, guardavo le labbra, ma capire una frase era impossibile.”. Bernard Auchère, anche lui vittima di un ACV, vicetesoriere della Fédération Nationale France AVC (Federazione nazionale Francia ACV), si esprimeva in un gergo incomprensibile: “Nella mia testa quello che dicevo aveva un senso. Ma le parole trasmesse dalla mia voce non corrispondevano. Per esempio, dicevo sistematicamente «calzette» per parlare delle ricette della mia azienda.”

Nicole Denni-Krichel commenta: “Alcune persone soffrono di stereotipia, ripetono cioè in modo indefinito la stessa parola o lo stesso suono. Altri non mettono più le lettere o le parole nell’ordine giusto. Oppure non trovano le parole e se ne escono con sinonimi e parafrasi, il parrucchiere diventa «colui che taglia i capelli». Quando a porre problemi è l’articolazione dei suoni, si parla di disartria. L’afasia riguarda anche la lettura e la scrittura. A volte non sussiste alcun problema all’orale ma si hanno difficoltà nel ritrascrivere i propri pensieri per iscritto o nel leggere a voce alta.”

Afasia: ripercussioni psicologiche importanti

"Quando ho ricominciato a parlare, la mia voce era diventata monocorde e molto più acuta", ricorda il Dott. Journet. "Cercavo le parole, dicevo «sì» quando volevo dire «no». In seguito all’ACV, avevo anche problemi di equilibrio. Per strada la gente mi spingeva via pensando che fossi ubriaco. Era un’immensa sofferenza".

L’impossibilità di farsi capire, lo sguardo degli altri, la perdita del lavoro, la famiglia che si stanca o la coppia che scoppia... Spesso una grave afasia conduce le persone che ne sono colpite all’isolamento sociale e alla depressione.

Sintomi meno invalidanti, tuttavia,in assenza di un giusto accompagnamento, portano agli stessi problemi. "La persona riesce a cavarsela, ma presenta piccoli disturbi cognitivi associati: problemi di attenzione, di memoria o di comportamento. Si rende conto di non essere più come prima, ma non capisce perché", precisa Nicole Denni-Krichel. Qualche volta, l’afasia passa semplicemente inosservata e se l’intervento di riabilitazione arriva tardi, la rieducazione è più difficile.

La logopedia alla base della riabilitazione dell’afasia

Grazie alla riabilitazione logopedica l’afasia può regredire, a volte anche sparire del tutto. Una prima valutazione permette allo specialista di stabilire un programma di esercizi personalizzati, in funzione del tipo di afasia e delle difficoltà a essa associate.

“I pazienti che,pur parlando molto,non riusciamo a capire, hanno bisogno prima di tutto di essere canalizzati verso la presa di coscienza del loro disturbo, spiega Nicole Denni-Krichel. Quelli colpiti da totale mutismo lavorano con automatismi: dire i giorni della settimana, cantare filastrocche, terminare frasi... È di aiuto anche la terapia melodica e ritmata,consistente nel parlare su due note. Se la persona ha difficoltà ad articolare, si procede come nella fisioterapia ma a livello della bocca, per far lavorare i muscoli coinvolti: il paziente si esercita a tirare la lingua, gonfiare le guance, soffiare su una candela... Inoltre, in tutti i pazienti, la logopedia aiuta a esercitare le capacità di comunicazione”.

Controlli di valutazione regolari consentono di adattare le sedute ai progressi. Quando il linguaggio si libera, i pazienti vengono messi in situazione di scambio e invitati a tradurre in parole i loro pensieri al fine di lavorare sul vocabolario e sulle strutture grammaticali.

In caso di malattie neurodegenerative, la logopedia mira soprattutto a trovare altri modi per esprimersi. “Questi pazienti sono spesso anziani, nota la logopedista. Non sentirsi compresi può essere frustrante e può condurre a disturbi del comportamento, per esempio a un’aggressività che potrebbe poi portare a un ricovero presso un centro”.

Afasia: i fattori di miglioramento

I progressi dipendono dall’origine dell’afasia ma anche dal tempo dedicato alla riabilitazione e dal coinvolgimento della persona afasica. All’inizio del trattamento, dopo un ACV o un trauma cranico, le sedute devono essere quotidiane e gli esercizi devono essere proseguiti a casa. Il Dott. Journet ha dato prova di tenacia: “Se non capivo una parola, la cercavo nel dizionario. Spesso nella spiegazione c’era un altro termine che non capivo, allora cercavo anche quello. Ci mettevo tre ore per leggere una frase. Contemporaneamente, annotavo le parole cercate. Questo mi obbligava a scrivere e, così facendo, riuscivo a comprendere meglio”.

Nicole Denni-Krichel insiste anche sul ruolo di chi sta intorno e, più in generale, sul ruolo degli interlocutori della persona afasica: “È un po’ come con una lingua straniera. Se colui che ascolta sembra nervoso, si esita a prendere la parola. Invece, se si è ben accolti e incoraggiati, ci si esprime senza timore e si migliora molto più rapidamente”.

Per aiutare la persona afasica bisogna infatti incoraggiarla a dialogare, oralmente e per iscritto, non trattarla come un bambino, né parlare al suo posto o fare finta di capire. Invece di farla ripetere, sarebbe meglio trovare un altro modo di esprimersi, per esempio attraverso i gesti, il canto, lo scritto, il disegno... Alcuni afasici hanno con loro un quaderno di comunicazione con disegni. “L’immagine aiuta a trovare le parole. Questa non sostituisce l’orale ma è di supporto”, osserva la logopedista. “E se sotto è riportata la parola tanto meglio”.Inoltre è preferibile parlare lentamente, articolando.

"Riesco a fare delle frasi, va molto meglio" afferma Bernard Auchère. "Se ci si impone di andare verso gli altri, di essere coerente, di spezzettare l’espressione sillaba per sillaba, si continua a migliorare". "La riabilitazione può durare anni, l’importante è fare progressi", conferma Nicole Denni-Krichel.

 

Audrey Plessis, ottobre 2012

Giornata nazionale dell’afasia del 20 ottobre 2012, lista degli eventi sul sito della AITA Federazione (Associazioni italiane afasici).

Fonti:

- Intervista a Nicole Denni-Krichel, logopedista, presidentessa della Fédération nationale des orthophonistes (Federazione nazionale logopedisti Francia, FNO).
- Intervista al Dott. Jean-Dominique Journet, medico di base, presidente della Fédération nationale des aphasiques de France (Federazione nazionale afasici Francia, FNAF) e membro attivo dell’Association internationale aphasie (Associazione internazionale afasia, AIA).
- Intervista a Bernard Auchère, vicetesoriere della Fédération nationale France AVC(Federazione nazionale Francia ACV), animatore e tesoriere per France AVC 03.
-Giornata Nazionale dell’Afasia del 20 ottobre 2012 – Comunicato stampa della Fédération nationale des aphasiques de France (FNAF).
- “Aphasie: évolution des concepts, évaluation et rééducation”. JM Mazaux, DES de Médecine Physique et de Réadaptation 2008 - Module Neuropsychologie, Collège français des enseignants universitaires de médecine physique et de réadaptation (Cofemer).

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07/11/2012

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