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L'osteopatia per i bambini

Torcicollo, pianti, disturbi del sonno, difficoltà digestive… Tutte situazioni che avvelenano la vita del bebè e di fronte alle quali l’approccio pediatrico tradizionale è talvolta limitato. In questi casi l’osteopatia può rivelarsi molto utile.

L'osteopatia pediatrica
© Getty Images

I medici osteopati hanno spiegato in che modo l’osteopatia si integra nell’esame clinico e hanno descritto l’arsenale terapeutico delle diverse specializzazioni. La pediatria è una di queste, in particolare per quanto riguarda i neonati, vittime di costrizioni meccaniche legate al parto e ancora di più alle manovre di estrazione. L’osteopatia è una medicina complementare riconosciuta dall'Unione Europea con delle linee guida emanate nel 2010. Poco noto agli italiani, che ne limitano l’applicazione ai problemi di schiena dell’adulto*, questo approccio medico mira a individuare le perdite di mobilità dei tessuti. Si applica particolarmente bene al neonato che, nascendo, sottoposto a forti costrizioni meccaniche, ha forse subito traumi, ha spiegato il Dott. Bernard Roth, pediatra e medico osteopata francese. Un torcicollo, una frattura della clavicola, pianti inconsolabili, rifiuto di succhiare il latte… sono tutte situazioni suscettibili di reagire bene all’osteopatia. Come per l’adulto, il consulto dall’osteopata avviene dopo un esame clinico pediatrico atto ad escludere qualsiasi tipo di infezione, patologia osteoarticolare o metabolica, possibile responsabile del dolore all’origine della visita. Una volta effettuata la diagnosi, l’osteopata che, per poter manipolare un bambino con meno di 6 mesi, deve essere obbligatoriamente titolare di un diploma medico o paramedico, una volta ottenuto il rilassamento del neonato, eseguirà manipolazioni dolci e appropriate.

Torcicollo e osteopatia

Relativamente frequente, il torcicollo del neonato è una contrattura di riflesso che comporta la rotazione, l’estensione e la lateroflessione della testa, spiega lo specialista. Le due situazioni che possono esserne all’origine sono: il passaggio durante il parto, che provoca un “microspostamento tra i condili (superfici articolari) dell’occipite e delle prime vertebre”, o la deformazione asimmetrica occipito-parietale legata al modo in cui si mette a dormire il neonato sulla schiena, conformemente alle raccomandazioni ufficiali. Le manipolazioni devono essere delicate perché il midollo spinale e le arterie del cervello sono molto vicine a quell’età. L’osteopata si occupa in seguito delle suture del cranio, spesso in situazione di sovrapposizione, e si applica a distendere i tessuti.

L'osteopatia e la digestione del neonato

Nel momento in cui sia stata scartata qualunque altra causa medica, anche i disturbi digestivi del neonato possono essere trattati con l’osteopatia. La causa di tali disturbi può essere stata la compressione, durante il parto o la gravidanza, del nervo pneumogastrico (o nervo vago), destinato allo stomaco e all’intestino, soprattutto a sinistra. Anche l’irritazione del nervo frenico, destinato al diaframma, può spiegare la disfunzione gastro-esofagea osservata in tanti neonati. Il trattamento consiste allora nel decomprimere la base del cranio da cui fuoriesce il nervo, nell’intervenire sulle suture e sulle vertebre cervicali. L’osteopata può inoltre trattare direttamente l’addome del bambino, procedendo a un massaggio viscerale dello stomaco, del diaframma e dell’intestino, e a un riposizionamento dello stomaco, poi andrà ad agire sul tessuto connettivo e sui legamenti. Non è raro che l’osteopata faccia ricorso alla riflessoterapia, che consiste nello sfiorare e nel massaggiare la pelle, e nello stimolare i punti dell’agopuntura. Questa tecnica mira più specificamente al sistema nervoso vegetativo, regolatore della funzione viscerale. “Si tratta di una grossa componente della mia pratica con i bebè: auriculoterapia, riflessologia plantare, shiatsu… La riflessoterapia cutaneo-connettiva muscolare e della cartilagine consiste nell’inviare segnali al cervello e al midollo spinale attraverso le vie neurologiche in modo da ottenere messaggi di ritorno”, precisa il Dott. Roth.

Consigli ai genitori

Se il bambino mostra difficoltà nel girare la testa da un lato a causa di un blocco, ecco alcune piccole indicazioni per sollecitarlo, nonostante tutto, a correggere questa postura sbagliata:

- Posizionare la culla in modo che la luce arrivi dal lato opposto al blocco;

- Sollevare la testata del letto con un sostegno unico dalla parte del blocco;

- Dargli il biberon dal lato opposto al blocco;

- Fare attenzione a legare e ad appoggiare bene il bambino nella sdraietta, per evitare di aggravare l’estensione;

- Ricordarsi di mantenergli la testa quando lo si tira fuori dal letto.

Amélie Pelletier

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28/10/2013

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