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Dermatite atopica: quale cura?

Nei paesi sviluppati le famiglie sono meno numerose e l’igiene è migliorata, le infezioni sono diminuite… lasciando il posto alle allergie. La "teoria igienica" sul numero crescente di dermatiti atopiche, elaborata per la prima volta da Starchan nel 1989, è all’origine di un esperimento sulla prevenzione della malattia attraverso la somministrazione di batteri, ovviamente inoffensivi.

Una cura per la dermatite atopica
© Getty Images

La dermatite atopica, una malattia cutanea di natura allergica, è caratterizzata da un eczema trasudante, crostoso e molto pruriginoso e compare in genere durante il primo anno di vita, colpendo in preferenza le guance, anche se può estendersi in qualunque parte del corpo; evolve per ricadute successive e di solito guarisce spontaneamente prima dell’età di due anni.

Dermatite: troppa igiene è nociva?

Mentre i bambini dei paesi sviluppati sono molto colpiti dalla malattia, i lattanti più esposti ai microbi, che provengono da famiglie numerose o che frequentano gli asili, risultano più immuni: sembra quindi che le cellule immunitarie, in particolare i linfociti T, quando sono occupate a combattere un’infezione non siano più disponibili per sviluppare allergie.

L’ipotesi "igienista", avanzata da tempo dagli specialisti, è stata oggi corroborata da uno studio di prevenzione i cui risultati sono stati recentemente pubblicati dalla rivista Lancet, e che ci viene descritta dalla Professoressa Christine Bodemer (Ospedale Necker, a Parigi).

Dei batteri per prevenire la dermatite atopica

Partendo dal postulato che le infezioni possono effettivamente produrre l’immunità, i ricercatori si sono interessati alla flora batterica intestinale, ovvero ai miliardi di microrganismi che colonizzano naturalmente il tubo digerente, e in particolare un lattobacillo, il Lactobacillus rhamnosus, che si sviluppa nel neonato ed è in grado di prevenire l’infiammazione intestinale e l’allergia alimentare.

Si è trattato quindi di stabilire se esso è in grado di prevenire la dermatite atopica: l’équipe del Professor Marko Kalliomäki ha arruolato 150 donne con precedenti familiari di eczema, asma o infiammazione nasale di origine allergica. Queste donne presentano un rischio elevato di avere un bambino destinato a sviluppare lo stesso tipo di patologie. La metà delle partecipanti ha assunto quotidianamente una capsula contenente dei batteri inoffensivi del tipo Lactobaccillus GG tra le 4 e le 2 settimane precedenti il parto e durante il periodo dell’allattamento, mentre l’altra metà ha ricevuto un placebo. Per le donne che hanno deciso di non allattare, è stata prevista una capsula da sciogliere nel latte, rispettivamente con i batteri e con il placebo. I ricercatori hanno in seguito monitorato l’insorgenza di malattie atopiche nel bambino a due anni.

I risultati sono spettacolari: la frequenza dell’eczema atopico si è ridotta della metà nei figli delle donne a cui sono stati somministrati dei batteri (il 23%) rispetto a quelle che hanno ricevuto solo un placebo (46%); l’effetto preventivo è risultato indipendente dalla modalità di somministrazione. Un secondo studio condotto sugli stessi bambini ha evidenziato che la protezione perdurava ancora all’età di quattro anni.

Evidentemente i batteri lattici sono capaci di deviare l’azione dei linfociti implicati nelle reazioni allergiche, che vengono quindi indotti a mobilitarsi contro il lattobacillo piuttosto che a sviluppare le lesioni proprie dell’eczema.

I trattamenti della dermatite atopica

Lo stesso risultato positivo si è verificato per i bambini già atopici, il cui eczema è migliorato in seguito all’assunzione di lattobacilli: i batteri parrebbero quindi riorientare la risposta immunologica. È stato inoltre condotta una sperimentazione molto incoraggiante con un altro batterio, anch’esso inoffensivo, presente nell’ambiente, all’esterno dell’organismo. Dopo l’iniezione di un micobatterio nella pelle, la superficie coinvolta e l’intensità dell’eczema sono risultati significativamente ridotti, così come l’assunzione di dermocorticosteoridi, il trattamento standard per la malattia.

Dottoressa Brigitte Blond

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02/07/2013

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