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L'anestesia

L'anestesia oggi permette di affrontare interventi complessi eliminando il dolore. Quali i pericoli, e soprattutto, di chi fidarsi…

Anestesia
© Getty Images

Che cosa significa esattamente anestesia?

Anestesia significa, letteralmente, mancanza di sensibilità. Il termine viene usato in medicina in due accezioni:

1) per indicare la scomparsa della sensibilità in qualsiasi parte del corpo, che si ha in genere in seguito a lesioni del sistema nervoso;

2) per indicare quel complesso di operazioni che si eseguono per togliere al paziente la sensibilità dolorifica e consentirgli quindi di affrontare un intervento chirurgico, oppure complesse indagini diagnostiche, senza sentire dolore. È in questa seconda accezione, cioè di anestesia indotta, che verrà usato il termine in questo capitolo.

Che cosa significa il termine "anestesia generale"?

L'anestesia generale, o narcosi, è quella che determina non soltanto la scomparsa della sensibilità dolorifica, ma anche la perdita della coscienza, inducendo nel paziente un sonno profondo. Quando invece l'anestesia toglie la sensibilità dolorifica ma lascia intatta la coscienza si parla più propriamente di "analgesia".

Chi pratica l'anestesia?

Di norma, l'anestesista, che è un medico specialista; a volte, qualora si tratti di anestesie locali, anche il chirurgo, quando deve eseguire piccoli interventi, oppure il medico che esegue l'indagine diagnostica.

L'anestesista è uno specialista al pari del chirurgo?

Sì; per diventare anestesisti, dopo avere conseguito la laurea in medicina e chirurgia, bisogna seguire un corso, e superare i relativi esami, presso una scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione. Attualmente il corso dura tre anni.

La narcosi può essere praticata anche da un'infermiera professionista o da un altro assistente?

No, assolutamente.

È consigliabile la presenza di un anestesista durante il parto?

Di norma no, è necessaria solo in caso di parto cesareo o di parto condotto in analgesia.

È veramente indispensabile per una partoriente sopportare i violenti, e per lo più prolungati, dolori che caratterizzano il travaglio?

No; la futura madre oggi deve sopportare le doglie soltanto nella loro fase iniziale. Il travaglio e il parto stesso possono essere condotti a termine, grazie ai moderni anestetici, eliminando i dolori più forti e senza che il bambino e la madre ne risentano minimamente.

Che cosa si intende per "valutazione preanestetica" e "preanestesia"?

Prima di decidere il tipo di anestesia da applicare nei singoli casi, l'anestesista studia l'anamnesi e la situazione clinica del paziente (valutazione preanestetica); se ne trae l'impressione che questi non sia in grado di sopportare l'anestesia, consiglia di rimandare o rinunciare all'operazione stessa. Con il termine "preanestesia" si indica la somministrazione di sedativi e tranquillanti, prima di indurre l'anestesia. Lo scopo della preanestesia è quello di tranquillizzare il paziente, prevenire eventuali abnormi risposte riflesse durante l'induzione dell'anestesia, diminuire la produzione di secrezioni (saliva, catarro).

Che cosa si intende per "induzione dell'anestesia"?

Con tale termine si intende la fase iniziale della narcosi, cioè la perdita di coscienza; successivamente viene raggiunto lo stadio di anestesia chirurgica, cioè la mancanza di risposte riflesse allo stimolo doloroso.

1 Anestesia - continua ►

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15/12/2011

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