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Le vaccinazioni per i volontari

Ogni anno molti italiani intraprendono viaggi all’estero per motivi lavorativi o umanitari. E spesso trascorrono lunghi periodi in zone a rischio. Per questo devono prestare particolare attenzione.

Vaccini per fare volontariato
© Getty Images

Sono tante le malattie cui una persona può andare incontro durante un viaggio. Soprattutto quando la meta è un Paese in via di sviluppo. In queste zone, caratteristiche climatiche e condizioni igienico-sanitarie inadeguate possono infatti incrementare significativamente il rischio di contrarre un’infezione. E se il problema interessa certamente gli italiani che scelgono mete esotiche per le loro vacanze, ancora più dovranno preoccuparsi di salvaguardare la propria salute coloro che sono impegnati in attività lavorative e progetti di cooperazione e sviluppo, visto che si troveranno a vivere al di fuori dei circuiti turistici e, in genere, soggiorneranno in zona per periodi tendenzialmente più lunghi. Ecco perché a loro, oltre a quelli “tradizionali" (dall’anti-epatite all’antitifica) sono consigliati anche vaccini ormai considerati non strettamente necessari per gli altri viaggiatori. Vediamo quali.

I vaccini per il volontariato

Per il colera
Benché ormai nessun Paese richieda più un certificato di vaccinazione contro il colera, il vaccino orale contro questa malattia può essere una buona scelta per chi si reca in zone a rischio per lunghi periodi di tempo per operazioni di tipo umanitario. Del tutto innocuo, oltre a offrire una buona copertura contro il colera, protegge, infatti, anche dalla fastidiosissima diarrea del viaggiatore. La copertura dura due anni.

Per la meningite
È consigliata a chi si reca in zone endemiche (per esempio, nell’Africa sub-sahariana, le aree della savana dal Mali all’Etiopia sono note come “cintura della meningite”) o in cui è in corso un’epidemia, soprattutto se il tipo di viaggio o attività in programma porteranno a contatto con le popolazioni locali. La meningite è, infatti, una malattia pericolosa, mentre il vaccino è utile e di buona efficacia (dopo i tre anni di vita, l’efficacia può essere ridotta nei soggetti con deficit immunitari). Si somministra con un’unica iniezione sottocutanea e la protezione, che inizia dopo una-due settimane, dura dai tre ai cinque anni.

Per tetano e difterite
Si tratta di vaccinazioni già obbligatorie in Italia (anche in combinazione), ma della prima è necessaria una dose di richiamo se l’ultima è stata somministrata da oltre dieci anni. Anche della seconda il vaccino dura dieci anni, dopodiché un richiamo può essere consigliabile prima di questo tipo di viaggi. Esiste, infatti, un siero utilizzato in ospedale in caso di ferite, sporche e profonde, che espongano al rischio di venire in contatto con le spore della malattia, ma il vaccino è senz’altro preferibile. Senza contare che per i volontari non è raro trovarsi in aree del mondo dove le strutture sanitarie sono lontane o poco fornite.

Per la rabbia
A differenza dei Paesi anglosassoni, in Italia e in buona parte dell’Europa si preferisce in genere procedere con il vaccino dopo l’esposizione al virus, ossia dopo il morso di un animale potenzialmente infetto. È però preferibile attuare preventivamente la profilassi in caso di soggiorni in aree iperendemiche in cui i moderni vaccini potrebbero non essere disponibili.

L'immunità si acquisisce dopo l’iniezione di due dosi somministrate alla distanza di un mese. Esiste però anche un protocollo di immunizzazione che prevede l'iniezione di tre dosi nei giorni 0, 7 e 21-28. Per i soggetti che si espongono a rischio in modo regolare e continuativo, per mantenere l’immunità è necessaria un’iniezione di richiamo a distanza di un anno e poi ogni tre-cinque.

Per la poliomelite
Nonostante gli sforzi compiuti contro questa malattia, la poliomielite continua a circolare in quattro Paesi - Nigeria, Afghanistan, Pakistan e India - ed epidemie importate vengono registrate in continuazione non solo in paesi limitrofi. Benché in Italia la vaccinazione sia obbligatoria per tutti i nuovi nati e si ritenga possa durare anche per tutta la vita, è consigliata una dose di richiamo antipolio con vaccino IPV inattivato ai viaggiatori che si rechino nei paesi endemici e in quelli in cui si è riverificata la trasmissione del virus, soprattutto se intendono vivere a stretto contatto con le popolazioni locali più svantaggiate.

Un test per la tubercolosi
Niente vaccino per la tubercolosi, se non per gli operatori sanitari, ma per chi dovessi recarsi per lungo tempo in aree endemiche come l’ex Unione Sovietica o l’Africa sub-sahariana è previsto un test specifico prima della partenza per scoprire se il viaggiatore è già venuto in contatto con il Mycobacterium che la causa e ha quindi sviluppato una risposta immunitaria. In caso di responso negativo, al ritorno sarà necessario ripetere il test per accertarsi di non essere stati contagiati nella zona a rischio. In ogni modo, sarà fondamentale riferire se si è stati in stretto contatto con malati nella fase attiva, poiché esiste un trattamento farmacologico in grado di prevenire l’infezione.

Cecilia Lulli

Scritto da

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26/04/2013

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