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Sì viaggiare: la febbre tifoide

Consigliata per chi viaggia in zone endemiche e con scarse condizioni igieniche, la vaccinazione va completata almeno una settimana prima di intraprendere la profilassi antimalarica.

La febbre tifoide in vacanza: il vaccino
© Getty Images

Se avete in mente una vacanza in Africa, Centro o Sud America, o ancora in Medio Oriente o Sud-Est asiatico, allora sarà opportuno preoccuparsi di proteggersi dalla febbre tifoide (o tifo addominale). È un batterio il responsabile di questa malattia. Si chiama Salmonella Typhi e appartiene al numerosissimo genere Salmonella, di cui fanno parte diversi altri batteri responsabili di infezioni a trasmissione alimentare. Il tifo è, infatti, una malattia a cosiddetta trasmissione fecale-orale, ossia può essere contratto in seguito all’ingestione di acqua e alimenti – come latte non pastorizzato, frutta, verdura – contaminati. Una difficoltà nel combattere la trasmissione della malattia è rappresentata dalla resistenza dei batteri che la causano, in grado di resistere nell’ambiente per lungo tempo, soprattutto se contenuti in materiali organici. Possono sopravvivere per mesi nel fango e addirittura resistere nell’acqua e nel ghiaccio.

Sintomi della febbre tifoide

La malattia si presenta in genere dopo un periodo di incubazione di 1-3 settimane (anche se può variare da 3 giorni a 3 mesi) con sintomi insidiosi, che possono essere confusi con quelli di altre infezioni: si va dalla febbre alta a tosse secca e mal di testa, a malessere generale, fino al rallentamento dei battiti cardiaci, macchie rosse e rialzate sul tronco, e disturbi gastrointestinali. Non è raro l’instaurarsi della condizione di portatore cronico dell’infezione, che può protrarsi anche per lunghi periodi di tempo.

Cosa fare se ci si ammala di febbre tifoide?

Nel caso si manifestino questi sintomi, specialmente se ci si trova e o si è appena stati in viaggio in zone endemiche, bisogna rivolgersi immediatamente al proprio medico o a un ospedale per effettuare gli esami necessari confermare la diagnosi, così da iniziare prontamente la terapia adeguata.

È inoltre indispensabile ridurre al minimo le ulteriori possibilità di contaminazione, evitando il contatto diretto e indiretto con le feci del malato e gli oggetti che con queste vengono in contatto. I malati devono inoltre evitare qualsiasi attività che preveda il contatto con alimenti e altre persone, soprattutto malati, anziani e bambini. Il tutto finché esami delle feci e delle urine non escluderanno la contagiosità.

Prevenzione della febbre tifoide: l'igiene

Fortunatamente c’è molto che si può fare per scongiurare il rischio di contagio. In primo luogo, come per tutte le malattie a diffusione orale-fecale è indispensabile rispettare scrupolosamente le elementari norme igieniche: scegliere prodotti che abbiano subito trattamenti in grado di assicurarne l’innocuità, come la pastorizzazione; cuocere bene i cibi; consumare i cibi immediatamente dopo la cottura o conservarli immediatamente in frigorifero per breve tempo (altrimenti surgelarli) e poi riscaldarli ad alta temperatura prima del consumo; evitare contatti tra alimenti crudi e cotti; curare accuratamente l’igiene delle mani, oltre che della cucina, di utensili e contenitori; evitare il contatto degli alimenti con animali; utilizzare sempre solo acqua potabile.

In secondo luogo bisogna tenere presente che se questo tipo di batteri è molto resistente, è comunque sensibile all’azione dei comuni disinfettanti. Portateli con voi e fatene buon uso quando visitate le zone più colpite.

Il vaccino per il tifo

Terza ma importantissima arma preventiva è la vaccinazione. In particolare esistono vaccini contenenti germi viventi attenutati, che non vanno somministrati sotto forma di iniezione ma per via orale: si tratta di tre capsule o bustine da assumere a giorni alterni a distanza di un’ora dai pasti. E la protezione inizia a distanza di un paio di settimane.

In alternativa ci sono anche vaccini contenenti l’antigene polisaccaridico “Vi” che vengono somministrati per via intramuscolare. Ne basta una sola dose, con richiami da ripetere ogni 2-3 anni. La protezione assicurata dai vaccini è alta, pari all’80-90%. Si tratta di una protezione consigliata a tutti i viaggiatori diretti in aree endemico-epidemiche, ma controindicata in caso di infezioni intestinali in corso, deficit immunitario, gravidanza e allattamento. Nel caso in cui si debba procedere anche con la profilassi antimalarica, è necessario che la vaccinazione antitifica venga completata almeno una settimana prima.

Cecilia Lulli

Scritto da

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22/04/2013

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