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Sì, viaggiare: la febbre gialla

Diffusa in alcune zone dell’Africa e del Centro e Sud America, può anche risultare mortale. Ma esiste un vaccino efficace, obbligatorio per chi viaggia nelle aree endemiche.

Viaggi: attenzione alla febbre gialla
© Getty Images

 

La febbre gialla rappresenta un serio problema sanitario per in molti Paesi dell’Africa centrale e occidentale a Sud del Sahara, ma è endemica anche in alcune zone equatoriali e tropicali dell’America centrale e meridionale. Fortunatamente esiste un vaccino efficace nel proteggere dalla malattia, peraltro obbligatorio per l’ingresso in diversi di questi Paesi.

La febbre gialla: il contagio

La febbre gialla è una malattia virale acuta, causata da un virus appartenente al genere Falvivirus. Come per la malaria, responsabili della trasmissione del virus all’uomo sono le zanzare, attraverso la puntura. In questo caso, però, si tratta principalmente delle zanzare del genere Aedes (soprattutto Aedes aegypti) che, al contrario delle Anopheles, “colpiscono” nelle ore diurne.

Incubazione e sintomi della febbre gialla

Il periodo di incubazione della malattia può variare dai tre ai sei giorni e suoi sintomi si manifestano, in genere, improvvisamente, anche se con vari gradi di gravità (da forme quasi asintomatiche ad altre anche mortali). Si presenta con febbre, accompagnata da brividi, dolori muscolari diffusi, nausea, vomito e senso di prostrazione. Nelle prime fasi, si registra inoltre un calo dei globuli bianchi del sangue, con possibili emorragie e ittero, ossia una colorazione giallastra della pelle. Fortunatamente, il più delle volte la febbre gialla si risolve in questo stadio, con un miglioramento dei sintomi a partire già dopo quattro o cinque giorni.

In alcuni casi più gravi, però, capita che dopo un accenno di miglioramento, ci sia una sorta di ricaduta, con accentuazione delle manifestazioni emorragiche, che possono contare sangue dal naso, sanguinamento dalle gengive e dall’apparato gastrointestinale, con conseguente presenza di sangue nelle feci o nel vomito. Questi sintomi si associano spesso a ittero grave, segno di insufficienza epatica, e blocco renale con ritenzione idrica.

La prevenzione della febbre gialla

I casi letali di febbre gialla, nelle regioni endemiche, sono stimati intorno al 5%, ma possono salire fino al 50% in caso di epidemie. Per questa ragione, non solo nelle aree più colpite si interviene in via preventiva attraverso la disinfestazione, l’isolamento dei malati in ambienti a prova di zanzare e, soprattutto attraverso campagne di vaccinazione infantile o di massa, ma il ricorso al vaccino è obbligatorio per l’ingresso in buona parte dei Paesi a rischio.

Il vaccino, a base di virus viventi attenuati, ha fortunatamente un’efficacia superiore al 90-95%. Somministrato in dose singola, conferisce immunità di lunga durata, oltre dieci anni, e i primi anticorpi protettivi compaiono tra i sette e i dieci giorni successivi all’iniezione.

Quando uno Stato richiede la vaccinazione obbligatoria, il certificato di vaccinazione antiamarillica deve essere rilasciato da un Centro di vaccinazioni autorizzato dal Ministero della Salute ed è valido dal decimo giorno successivo alla somministrazione, per dieci anni.

Questa profilassi preventiva è comunque consigliata a chi si reca nelle zone endemiche anche quando non obbligatoria, soprattutto se si immagina di poter organizzare escursioni in aree “selvagge”. Non tutti però possono sfruttarne i vantaggi. Il vaccino è infatti controindicato per i bambini sotto l’anno di età, le donne incinte, coloro che soffrono di allergia alle uova e tutti coloro che soffrono di alterazioni del sistema immunitario (sempre che, in questo caso, il rischio di contrarre la malattia non superi quello di una possibile complicazione conseguente la vaccinazione).

Si suggerisce inoltre, in via precauzionale, di seguire sempre anche le più comuni norme di protezione personale dagli insetti, come l’applicazione di repellenti sulla pelle, la scelta di pantaloni e maglie con maniche lunghi dai colori chiari e l’uso di diffusori di insetticida nelle stanze di soggiorno.

Cosa fase in caso di malattia?

Nel caso in cui ci si trovi in una zona a rischio o si sia da poco rientrati da un Paese in cui la febbre gialla è endemica, soprattutto se non si può contare sulla protezione del vaccino, al primo accenno di febbre è consigliabile rivolgersi immediatamente a un medico o un ospedale per effettuare esami di laboratorio che confermino o escludano il contagio attraverso l’individuazione o meno di anticorpi specifici nel sangue. Al suo esordio, infatti, i sintomi possono essere facilmente confondibili con quelli della malaria, del tifo o di altre malattie acute virali o batteriche.

Benché non esista una cura specifica per la febbre gialla, gli specialisti provvederanno comunque a un trattamento di sostegno e, nelle zone endemiche, provvederanno ad evitare l’ulteriore diffusione della malattia scongiurando ulteriori punture di zanzare ai malati.

Cecilia Lulli

Scritto da

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10/04/2013

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