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Meduse & co: i nemici delle vacanze

Hanno nomi esotici, Cassiopea, Pelagia, Polmone di mare, Caravella portoghese, un’andatura elegante, un aspetto evanescente. Tra tentacoli, invisibili, e spine i rischi nascosti tra mare, scogli e sabbia... Dalle meduse alle tracine, dagli scorfani ai coralli: ecco chi sono i nemici delle nostre vacanze.

Insieme ai coralli, agli anemoni di mare e alle fisalie, dette caravelle portoghesi, le meduse appartengono a un gruppo di animali marini chiamati Celenterati. I Celenterati hanno tentacoli dotati di capsule urticanti che si attivano quando vengono toccati. Ma, insieme, alle meduse il mare nasconde altri nemici delle nostre vacanze. Le tracine, per esempio, appartenenti alla famiglia dei Diasiatidi, conosciute come pesci ragni, sono dotate di aculei velenosi sul dorso che utilizzano come difesa. Il pesce pietra, il pesce leone e il pesce scorpione, invece, sono, senza dubbio, fra quelli più pericolosi. Questi animali, infatti, si mimetizzano fra i coralli e, se disturbati, possono causare punture mortali. Attenzione, poi, a scorfani, razze e ricci, animali dotati di aculei velenosi. E, dulcis in fundo, ai coralli affilati come veri e propri “rasoi”.

Quali sono i sintomi di un’urticazione da medusa?

In genere, la puntura di una medusa, provoca dolore e un’eruzione pruriginosa. Tuttavia, alcune specie di meduse e le fisalie, possono causare gravi lesioni. In casi rari, infatti, la penetrazione del veleno nel sangue induce vomito, sudori, difficoltà di respirazione, convulsioni, collasso. E’ bene ricordare, però, che le specie più pericolose di meduse vivono in acque tropicali. Un capitolo a parte, invece, merita la temibile caravella portoghese. Regalo dell’effetto serra ai nostri mari la, ancora rara, fisalia è in realtà una colonia di polipi, di varie specie, tutti dotati di un proprio veleno. La caravella portoghese è temutissima perché i suoi tentacoli, lunghi 30 - 40 metri, sono invisibili. La sua puntura, poi, provoca collasso cardiocircolatorio e, in alcuni casi, può causare decesso.

Cosa bisogna fare se si viene punti da una medusa?

La prima cosa da fare in caso di contatto con una medusa è eliminare i frammenti dei tentacoli, nematocisti, rimasti attaccati alla pelle. Per staccarli può essere utile aiutarsi con un oggetto, un bastoncino piatto o una carta di credito, per evitare di toccarli con le mani. In seguito è necessario sciacquare bene, con acqua, le zone colpite e somministrare antistaminici o cortisonici. In alcuni casi, poi, può essere utile assumere anche analgesici. In casi gravi, invece, può risultare necessario un ricovero in ospedale e, talvolta, una rianimazione cardiopolmonare. E’ bene sottolineare che, nelle zone costiere in cui sono diffuse le specie più pericolose, sono sempre disponibili antiveleni efficaci. Un capitolo a parte, invece, meritano i pesci velenosi. Questi animali pungono attraverso alcune pinne o particolari aculei disseminati sul corpo. Gli aculei di questi esemplari, infatti, provocano un dolore acuto che può durare, con intensità variabile, 12 - 24 ore. La prima regola, in questi casi, è di estrarre, con una punta smussa disinfettata, la spina dalla cute. E’ bene ricordare, poi, che il veleno è reso inattivo dal calore. Per questo, quindi, la parte colpita va immersa in acqua calda o nella sabbia. Nei casi più gravi, invece, può essere necessario l’utilizzo di un anestetico locale. Un’attenzione particolare, poi, meritano i coralli. Le ferite provocate da questi animali, infatti, causano sanguinamenti abbondanti. In genere è utile disinfettare la lesione con aceto e, in seguito, somministrare antistaminici, cortisonici e antibiotici. E’ bene sapere, però, che queste ferite necessitano di tempi lunghi per rimarginare. Per questo, quindi, può essere necessario ricorrere al medico.
Se, dopo tutto questo, avete ancora voglia di fare un bagno ricordate che una muta o, più semplicemente, un paio di scarpette di gomma possono essere utili alleati per scongiurare sgradevoli incontri ravvicinati... E, naturalmente, buon bagno!

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01/08/2015

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