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Il test sierologico per la toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una parassitosi del gatto, trasmessa in genere attraverso l’ingestione di carne animale contaminata o di oocisti. In Italia è obbligatorio durante la gravidanza.

Il test per la toxoplasmosi
© Getty Images

La toxoplasmosi è una malattia causata dall’attacco di un parassita, il Toxoplasma gondii. Nella maggioranza dei casi l’infezione è benigna e asintomatica, o è accompagnata da febbre, stanchezza e/o da un’infezione simile a quella tipica dell’angina tonsillare (sindrome mononucleosica). Esistono però forme più gravi, che colpiscono i pazienti immunodepressi o le donne incinte. In particolare, durante la gravidanza i rischi della toxoplasmosi sono notevoli in quanto esiste il rischio di contagiare il bambino per via transplacentare.

Test sierologico per la toxoplasmosi

È quindi soprattutto per i pazienti immunodepressi e per la donna incinta che è importante sottoporsi al test sierologico per la diagnosi della toxoplasmosi, ovvero la ricerca e la misurazione degli anticorpi specifici anti-Toxoplasma. Per tutte le donne incinte, il test sierologico è effettuato all’inizio della gravidanza per sapere se la futura mamma è "protetta" o no contro la toxoplasmosi: se sono presenti anticorpi (è il caso di circa il 70% delle donne in età fertile), infatti, significa che c’è stata un’infezione in passato e quindi il rischio di trasmettere la malattia al bambino è pressoché nullo. In caso contrario, è necessario prendere delle misure precauzionali per evitare di contrarre la malattia durante la gravidanza (mangiare carne ben cotta, fare attenzione ai gatti, che trasmettono il parassita) e sottoporsi a esami del sangue a cadenza mensile fino alla fine della gravidanza. In un soggetto immunodepresso la toxoplasmosi può essere associata a complicazioni gravi, ed è anche possibile che una toxoplasmosi pregressa possa recidivare; in questi pazienti è quindi molto importante tenere sotto controllo il livello di anticorpi. In un soggetto sottoposto a trapianto, in caso il ricevente sia sieronegativo per la toxoplasmosi, le cisti presenti nell’organo del donatore possono causare il rigetto dell’organo trapiantato e la tipica infezione parassitaria. 

Come avviene il prelievo?

Viene prelevato un campione di sangue venoso, generalmente in corrispondenza della piega del gomito; non è indispensabile essere a digiuno. È eventualmente possibile che vengano effettuati dei prelievi successivi (approssimativamente a tre settimane di distanza) per seguire l’evoluzione del tasso di anticorpi. In questi casi è caldamente consigliato sottoporsi agli esami nello stesso laboratorio, per poter fare un confronto dei tassi rilevati.

Risultati del test sierologico per la toxoplasmosi

• Gli anticorpi del tipo Ig M compaiono per primi, verso la prima settimana dopo il contagio, raggiungono il livello massimo verso i 2 mesi, persistono per qualche mese e poi scompaiono verso il 9° mese (a volte più a lungo), consentendo quindi di evidenziare un contagio recente.

• Gli anticorpi Ig A seguono la stessa curva degli Ig M, ma generalmente non persistono oltre l’8° o 9° mese.

• Gli anticorpi del tipo Ig G compaiono appena dopo gli Ig M (circa 15 giorni dopo la contaminazione) e persistono per un tempo indefinito, in concentrazioni piuttosto basse. La loro misurazione in Ul/mL è un elemento determinante nell’ambito della diagnosi sierologica della toxoplasmosi, perché la rilevazione di un livello relativamente basso di Ig G in assenza di Ig M indica una probabile immunità acquisita molto tempo prima. In caso di reinfezione (in un soggetto immunodepresso), il tasso di Ig G aumenta di nuovo bruscamente.

Interpretazione dei risultati del test sierologico

Ig G e Ig M:

  • Inferiori a 10 Ul/ml sono considerati come negativi;
  • Tra 10 e 250 Ul/ml: infezione probabilmente di vecchia data;
  • Tra 250 e 500 Ul/mL: infezione recente;
  • Oltre 500 Ul/mL: infezione evolutiva.

In caso di dubbio, un secondo test dopo 2-3 settimane consente, a seconda dell’evoluzione dei livelli di anticorpi, di capire come sta progredendo l’infezione.

Dr Marie-Françoise Odou

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20/01/2014

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