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Il trapianto di feci

Clostridium difficile è un batterio resistente a quasi tutti gli antibiotici e responsabile della maggior parte di diarree infettive in ambito ospedaliero, oltre che di diverse altre diarree croniche infettive. Di fronte all'inefficacia dei trattamenti antibiotici, il trapianto fecale si dimostra particolarmente efficace per eliminare questo batterio, che può causare setticemie talvolta mortali.

Il trapianto fecale
© Getty Images

La flora intestinale o microbiota è costituita da miliardi di batteri diversi e da altrettanti microbi distribuiti lungo il tubo digerente. Questa flora è essenziale per mantenere un equilibrio funzionale e per proteggere il tubo digerente dagli aggressori, tra cui gli agenti infettivi. La somministrazione di antibiotici per via generale consente di uccidere diversi batteri della flora intestinale e ridurre il numero di questa popolazione di microrganismi benefici. Di conseguenza, possono prenderne il posto alcuni batteri patogeni e, in particolare a livello del colon, può insediarsi il Clostridium difficile, un batterio multiresistente agli antibiotici in grado di proliferare oltre il tubo digerente, provocando quindi un'infezione generalizzata o setticemia, potenzialmente mortale.

Cos'è il trapianto di feci?

Il trapianto di feci o trasfusione fecale, noto anche come batterioterapia fecale, consiste nel prelievo di feci da un donatore sano per trapiantarle a un ricevente affetto da colite infettiva causata da un deficit di flora batterica intestinale normale e dalla proliferazione di Clostridium difficile.

La flora intestinale sana e appena trapiantata si moltiplica, impedendo quindi la proliferazione di Clostridium difficile, batterio responsabile di diverse coliti infettive acute, frequenti o croniche, che deteriorano la funzione intestinale e che possono anche mettere a repentaglio la vita del paziente1.

Indicazioni e tecnica per il trapianto di feci

Il trapianto di feci (o trasfusione fecale) è prevalentemente indicato nei pazienti affetti da colite acuta, cronica o recidivante al Clostridium difficile, in seguito a fallimento terapeutico con antibiotici. Altre promettenti indicazioni riguardano le malattie autoimmuni che colpiscono il colon, come il morbo di Crohn, la rettocolite emorragica o la sindrome del colon irritabile.

Poco dispendioso e facilmente realizzabile, il trapianto di feci è una procedura piuttosto semplice. Le feci prodotte dal donatore sano vengono leggermente diluite in un siero fisiologico, poi introdotte nel ricevente tramite colonscopia, sigmoidoscopia, endoscopia gastrica o con una semplice sonda, come un "lavaggio intestinale".

Qual è l'efficacia e la sicurezza del trapianto di feci?

Nonostante sia nota già dalla fine degli anni '50, questa tecnica non si è particolarmente sviluppata, anche se è saltuariamente praticata in diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, l'Australia e la Francia, e questo perché il concetto stesso risulta un po' sgradevole agli occhi di molti professionisti e di pazienti che rifiutano la pratica. Eppure, negli Stati Uniti, sui 500 trapianti di feci finora eseguiti, la procedura si rivela vantaggiosa, con una percentuale di successo pari al 90%. I pazienti trattati con questa procedura sono guariti senza somministrazione di antibiotici. Anche le autorità sanitarie americane (FDA - Food and Drug Administration) si mostravano reticenti nei confronti di questa procedura; tuttavia, di fronte alle percentuali di riuscita ottenute, nel giugno 2013 hanno dato il via libera alla pratica del trapianto di feci, nel rispetto delle norme di sicurezza e a condizione di ottenere il consenso scritto del donatore e del ricevente1.

Per quanto riguarda la sicurezza del trapianto di feci, attualmente non esistono casi noti riguardanti la trasmissione di agenti infettivi in seguito all'utilizzo di questo metodo. In primo luogo perché la selezione dei donatori avviene attenendosi alle stesse norme di sicurezza utilizzate per la donazione di sangue, di tessuti o di organi. Infatti, al donatore viene richiesta la compilazione di un questionario che consentirà di scartare i soggetti a rischio di infezioni trasmissibili come l'HIV, le epatiti virali o altre malattie, coloro che presentano antecedenti di malattie infiammatorie croniche intestinali, di neoplasia o di malattia autoimmune. Prima della donazione, vengono anche condotti esami del sangue alla ricerca di tali patologie. A questo test si aggiunge un esame delle feci del donatore per escludere la presenza di agenti patogeni.

Infine, è indispensabile che il donatore non abbia assunto antibiotici nei 3 mesi precedenti la donazione. Il donatore può essere un familiare o un parente del ricevente. In mancanza di familiare o parente, il donatore può essere semplicemente un volontario sano che soddisfi le normative in materia di sicurezza per la donazione di feci.

Bioterapia fecale in capsule: una realtà nell'immediato futuro?

Esistono, per ora solo in fase di sperimentazione, capsule contenenti batteri ottenuti direttamente da feci pretrattate e inserite in un gel. Il processo di fabbricazione e i risultati di uno studio sull'efficacia e sulla sicurezza di utilizzo di queste capsule sono stati presentati dal Dr. Thomas Louie, Professore di medicina presso l'Università di Calgary, Alberta (Canada), in occasione del congresso scientifico IDWeek™ 2013 svoltosi a San Francisco, California (Stati Uniti)2. Per produrre le capsule, i ricercatori hanno utilizzato un processo di "purificazione" delle feci volto a ottenere semplicemente un concentrato di batteri. Quest'ultimo è stato poi inserito in 3 diversi strati di gelatina per formare capsule gastroresistenti allo scopo di evitarne la diluizione a livello dello stomaco o dell'intestino tenue.

In seguito, l'équipe del Dr. Louie ha condotto uno studio su 27 pazienti, che hanno registrato fino a 4 episodi di infezioni coliche da Clostridium difficile. Tutti i pazienti sono guariti dopo aver assunto tra le 24 e le 34 capsule preparate appositamente per questo studio. Secondo il Dr. Thomas Louie, "le capsule presentano dei vantaggi perché costituiscono un metodo semplice da elaborare, poco oneroso dal punto di vista economico e più accettabile per i pazienti, con un'efficacia analoga a quella del trapianto fecale, e privo di effetti collaterali". Il medico aggiunge: "Inoltre, questo metodo non richiede procedure invasive come la colonscopia".

Tuttavia, poiché queste capsule non sono ancora in commercio, i pazienti dovranno attendere fino ad allora. Al momento, questi farmaci sono in fase di sperimentazione e sviluppo negli Stati Uniti e in Australia3.

Estela Estrada

Fonti:

1 - Sito della fondazione FMT (Fecal Microbiota Transplant).

2 - IDWeek 2013™ è un congresso scientifico organizzato ogni anno dalla Società americana di malattie infettive (IDSA), dalla Società di epidemiologia ospedaliera americana (SHEA), dall'Associazione medica per l'HIV (HIVMA-HIV Medicine Association) e dalla Società di malattie infettive pediatriche. Riassunto dell'IDWeek 2013 consultabile online.

3 - Il potere delle feci. Sito della fondazione Fecal Microbiota Transplant (The Power of POOP).

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02/04/2014

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