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Tutto sui trigliceridi

I trigliceridi fanno parte, come il colesterolo, dei composti lipidici o grassi dell'organismo, rappresentano una delle principali riserve d'energia e aiutano a restare in forma, a condizione che il loro tasso nel sangue rimanga nella norma.

I trigliceridi
© Getty Images

Cosa sono i trigliceridi?

I trigliceridi sono delle molecole lipidiche che si formano nell'intestino tenue a partire dai grassi che consumiamo. Vengono prodotti anche nel fegato a partire dagli zuccheri in eccesso derivanti dall'alimentazione.

Poiché le sostanze grasse non sono solubili nell'acqua, i trigliceridi hanno bisogno di associarsi ad altre sostanze – le lipoproteine – per essere trasportati nell'organismo. Esistono tre tipi di lipoproteine contenenti trigliceridi: i chilomicroni, prodotti nell'intestino tenue dopo i pasti, le lipoproteine a bassa densità o VLDL (very low density lipoproteins), prodotte dal fegato a partire dagli zuccheri e le lipoproteine a media densità o IDL (intermediate density lipoproteins) che provengono dalla conversione delle VLDL.

A cosa servono i trigliceridi?

L'intestino libera i chilomicroni e il fegato le VLDL. Queste lipoproteine passano nel sangue, dove un processo di degradazione le trasforma in acidi grassi liberi, a loro volta utilizzati dai tessuti come fonte d'energia. L'eccesso viene immagazzinato come riserva energetica nelle cellule grasse chiamate adipociti. È quindi facile comprendere l'importanza del ruolo dei trigliceridi durante le nostre attività quotidiane. I trigliceridi trasportano nel sangue anche le vitamine A, D, E e K.

Quando i trigliceridi si accumulano

Globalmente, i trigliceridi aumentano a livello sanguigno per le seguenti ragioni:

• Vi è un eccessivo apporto di chilomicroni dall'intestino;

• Il fegato produce quantità elevate di VLDL;

• L'eliminazione di chilomicroni e di VLDL è insufficiente.

Questa ipertrigliceridemia favorisce la formazione di placche di aterosclerosi (ateromi), che aumentano i rischi cardiovascolari e di trombosi (formazione di coaguli), soprattutto in presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari come l' ipertensione, la sedentarietà o l'obesità.

Ipertrigliceridemia: le cause

L’ipertrigliceridemia può essere primaria ovvero genetica a carattere famigliare, ma si tratta di forme rare, che tuttavia possono essere mascherate o aggravate da altri fattori come l'assunzione di alcuni farmaci.

Nella maggior parte dei casi l'aumento dei trigliceridi è secondario a molteplici situazioni o patologie:

• Un consumo eccessivo di alcool e/o zuccheri veloci.

• L'obesità, quindi un eccesso di grassi saturi d'origine animale.

• Un diabete di tipo 1 o 2, soprattutto quando non è equilibrato.

• Una malattia renale, solitamente un' insufficienza renale cronica.

• Malattie endocrine come ipotiroidismo.

• Alcuni farmaci (contraccettivi contenenti estrogeni, betabloccanti, corticosteroidi, diuretici, psicotropi, vitamina A).

• Una gravidanza.

L’ipertrigliceridemia può inoltre essere definita pura, se predomina l'aumento dei trigliceridi, o mista, quando è accompagnata da un aumento di colesterolo LDL (colesterolo cattivo). La prima è nella maggior parte dei casi secondaria, ma non esclusivamente, tanto le forme miste hanno fatto sospettare in un primo tempo una malattia genetica come causa, ma anche in questo caso non sono esclusivamente di tipo primario.

Tasso del dosaggio sanguigno dei trigliceridi

Sarà il tuo medico a valutare se è il caso di sottoporti a un esame dei trigliceridi nel sangue, all’interno di un profilo lipidico completo (inclusi altri lipidi del sangue, tra cui il colesterolo).

I valori normali dei trigliceridi sono:

• Nell' uomo da 0,5 a 2 mmol/l, ovvero da 0,45 a 1,75 gr/l

• Nella donna da 0,40 a 1,60 mmol/, ovvero da 0,35 a 1,40 gr/l.

Normalmente si stima che sia raro che la trigliceridemia superi il valore di 1,2 gr/l negli adulti, nei giovani, negli sportivi, con un peso normale e in buona costituzione.

Il tasso sanguigno permetterà di scoprire un aumento di trigliceridi e di determinare se si tratta di una forma di ipertrigliceridemia:

• Lieve (inferiore ai 4 gr/l)

• Moderata (inferiore ai 10 gr/l)

• Grave (oltre i 10 gr/l)

Il vostro medico prenderà le misure necessarie in funzione del tasso trovato. A volte vengono effettuati altri esami per ricercare la causa e in alcuni pazienti sono necessari più profili lipidici prima di essere certi dell'ipertrigliceridemia, poiché i valori nel sangue possono variare in funzione di un pasto abbondante o ancora in funzione di una recente infezione virale.

Nota bene: l'esame deve essere effettuato dopo 12 ore di digiuno. Non bisogna quindi cenare troppo tardi. Per non falsare l'esito, è consigliabile non cambiare le proprie abitudini alimentari il giorno o i giorni precedenti il prelievo di sangue. L'esame va rimandato se il paziente ha sofferto di una recente infezione virale acuta. Va anche tenuto conto di un'eventuale gravidanza che può aumentare il tasso di trigliceridi.

Sintomi dell'ipertrigliceridemia

Le ipertrigliceridemie lievi non si manifestano con alcun sintomo. Una volta che i valori dei trigliceridi aumentano, possono manifestarsi a volte dolori addominali ricorrenti dopo i pasti e, meno frequentemente, presenza di xantomi (vescicole gialle sulla pelle a livello dell'addome, dei glutei, delle ginocchia, dei gomiti e a volte delle palpebre).

Le complicanzioni dell'ipertrigliceridemia

La complicanza più grave e più temibile di un notevole aumento dei trigliceridi è la pancreatite acuta, un'infiammazione seguita dalla distruzione del pancreas, che si manifesta con forti e improvvisi dolori alla bocca dello stomaco che si irradiano alla schiena. Questa complicanza può essere mortale, è quindi necessario un trattamento specialistico urgente. Il rischio di insorgenza della pancreatite non è facile da diagnosticare, poiché è difficile stabilire a partire da quali tassi di trigliceridi nel sangue un soggetto è a rischio pancreatite, anche se nella maggior parte dei casi la malattia si manifesta con valori molto importanti, oltre i 10 gr/l. Tuttavia, questa complicanza rimane possibile anche con valori di trigliceridi meno elevati, specialmente nelle persone la cui trigliceridemia è nota, in particolare soggetti in sovrappeso, dopo un apporto alimentare ricco di grassi, o in caso di trattamento di farmaci che possono indurre un aumento di trigliceridi.

L'ipertrigliceridemia, potenzialmente, può anche aumentare il rischio di malattie cardiovascolari (rischio aterotrombotico), soprattutto quando è associata ad altri fattori di rischio, in particolare la mancanza di attività fisica (sedentarietà), l'ipertensione arteriosa, l'obesità o, ancora, la diminuzione del colesterolo HDL (colesterolo buono).

Come si cura l'ipertrigliceridemia?

Il cambiamento dello stile di vita costituisce la prima tappa del trattamento. Se seguiti bene, i consigli dietetici e l'attività fisica permettono in effetti di correggere la maggior parte delle ipertrigliceridemie, soprattutto le forme pure.

A livello di dieta, è importante ridurre (ancor meglio smettere) il consumo d'alcol e limitare gli zuccheri semplici (a rapida assimilazione), in particolare il fruttosio contenuto nei succhi di frutta, le bibite zuccherate e gli sciroppi. Una dieta che limita i cibi ricchi di acidi grassi saturi (affettati, burro, formaggio, carni grasse) e la riduzione del peso risultano molto efficaci. Bisogna quindi preferire il consumo di carni bianche e di pesce ed aumentare la quantità di verdure nell'alimentazione. Alcuni cibi come i cereali completi possono ugualmente essere benefici.

• L'attività fisica regolare, introdotta in modo progressivo, come la camminata a ritmo sostenuto, costituisce un'altra misura efficace.

Questi cambiamenti sono a volte difficili da seguire per il paziente, ragion per cui gli specialisti consigliano l'introduzione progressiva e realistica degli obiettivi per cui il paziente accetta e rispetta questi interventi sullo stile di vita, poiché degli “sgarri”, benché saltuari, possono provocare un aumento anche importante dei trigliceridi.

Il trattamento farmacologico è indicato principalmente per diminuire il rischio di pancreatite, una volta che le raccomandazioni dietetiche e di stile di vita si rivelano insufficienti.

• Quella a base di fibrati è una delle terapie più efficaci. Esistono svariati tipi di fibrati, la cui efficacia è simile. Il vostro medico giudicherà quale sia il più adatto a voi. Oltre a diminuire il tasso dei trigliceridi, questi farmaci aumentano il tasso del colesterolo buono (colesterolo HDL).

• Gli oli di pesce ricchi di acidi grassi omega 3 sembrano avere un ruolo benefico, ma la loro reale efficacia resta da valutare. Sono tuttavia molto utili in caso di alterazioni epatiche che sconsigliano la prescrizione di fibrati.

• Le statine diminuiscono significativamente il colesterolo e inducono una moderata diminuzione dei trigliceridi. Generalmente sono prescritte in caso di ipertrigliceridemia mista con aumento moderato dei trigliceridi.

Jersus Cardenas

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21/08/2012

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