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Menopausa precoce: l'importanza dello screening

L'insufficienza ovarica prematura, nota anche come menopausa precoce, colpisce dall'1 al 2% delle donne. Spesso di origine ignota, in genere viene diagnosticata quando la donna smette di assumere contraccettivi senza che il ciclo mestruale riprenda.

Screening in menopausa
© Getty Images

L'insufficienza ovarica prematura è una delle cause di sterilità, talvolta reversibile. Determina inoltre una mancanza di estrogeni che deve essere colmata per ridurre i rischi di osteoporosi e di patologie cardiovascolari. All'occorrenza, è importante la presa in carico dal punto di vista medico e psicologico.

Che cos'è l'insufficienza ovarica prematura?

L'insufficienza ovarica prematura (POF) è caratterizzata dall'interruzione del ciclo mestruale (amenorrea) per un periodo superiore a quattro mesi, associato a un aumento dei livelli di ormoni luteinizzanti (LH) e follicolo-stimolanti (FSH) in una donna di età inferiore a 40 anni. Può essere diagnosticata in bambine a cui impedisce la pubertà (POF primaria), anche se la forma più ricorrente compare in età adulta (POF secondaria). In totale, soffre di questa patologia dall'1 al 2% delle donne, con un'incidenza addirittura maggiore, proporzionale all'età.

Endocrinologa specializzata nella riproduzione, la Prof.ssa Sophie Christin-Maitre precisa: "L'insufficienza ovarica prematura viene spesso scoperta quando il ciclo mestruale non riprende dopo l'interruzione della pillola. Alcune pazienti soffrono anche di sintomi tipici derivanti dalla mancanza di estrogeni, ad esempio le vampate di calore (disturbi del climaterio). Queste donne si sottopongono a visite mediche e a prelievi di sangue che rilevano livelli di LH e FSH elevati, oltre a un tasso di estradiolo basso".

L'insufficienza ovarica prematura è anche nota come menopausa precoce. Tuttavia, oggi gli specialisti evitano di utilizzare questo termine perché la FOP può essere una patologia reversibile, mentre la menopausa è fisiologica e definitiva.

Menopausa precoce: le cause

Nell'85% delle pazienti, l'origine della FOP rimane sconosciuta. Nelle altre può dipendere da un fattore esterno, da un'anomalia genetica o una malattia autoimmune. Tra le cause esterne, l'ovariectomia è la più evidente. Alcune chemioterapie e radioterapie, spesso eseguite durante l'infanzia, possono anch'esse indurre una FOP. Quando l'origine è genetica o autoimmune, la FOP è spesso associata ad altre malattie o a segni clinici evidenti nella donna affetta da questa patologia o in alcuni suoi familiari. Le anomalie genetiche più note sono legate al cromosoma X: anomalie del numero di cromosomi (sindrome di Turner...) o anomalie che riguardano il cromosoma stesso (sindrome dell'X fragile...).

Possibili complicanze da non trascurare

La FOP provoca una mancanza di estrogeni che è all'origine di problemi urinari (incontinenza, infezioni, ecc.) e una perdita ossea più rapida che aumenta il rischio di fratture e osteoporosi. In assenza di trattamento, due pazienti su tre sono affette da osteodensitometria patologica nei 18 mesi che precedono la diagnosi. Aumentano anche i rischi cardiovascolari associati, tra cui infarto, incidenti cerebrovascolari, aterosclerosi.

La Prof.ssa Christin-Maitre sottolinea anche l'impatto emotivo e psicologico della diagnosi, in particolare nelle giovani donne senza figli: "Si riscontrano di frequente disturbi dell'umore, insonnia, cefalee, disturbi del comportamento alimentare". La presa in carico complessiva è finalizzata a migliorare la qualità di vita delle pazienti e a prevenire le potenziali complicanze della FOP.

La Prof.ssa Christin-Maitre insiste sulla necessità di compensare il deficit ormonale: "Quando la donna non desidera avere figli, è possibile assicurare un apporto di estrogeni ricorrendo a una contraccezione estro-progestativa. In questo caso, il trattamento è al tempo stesso di tipo contraccettivo e sostitutivo. Quando invece la donna desidera una gravidanza, l'apporto di estrogeni avviene attraverso un trattamento ormonale di tipo esclusivamente sostitutivo, che non provoca effetti collaterali e che non aumenta il rischio di cancro. Il trattamento deve essere assunto regolarmente fino all'età fisiologica della menopausa, ovvero intorno ai 50 anni".

Si consiglia al tempo stesso di smettere di fumare, di praticare un'attività fisica regolare (30 minuti al giorno almeno tre volte alla settimana) e di seguire un'alimentazione sufficientemente ricca di calcio (1,2-1,5 mg/al giorno) e di vitamina D. Anche una presa in carico psicologica può rivelarsi utile.

Quali le soluzioni possibili contro la sterilità?

"Il tasso di gravidanza spontanea è basso ma effettivo, soprattutto all'inizio della terapia ormonale sostitutiva", incoraggia la Prof.ssa Christin-Maitre. Circa il 5% delle pazienti rimane incinta con un tasso di aborti spontanei simile a quello della popolazione generale. Non bisogna mai perdere la speranza". Ciò nonostante, meglio non lasciar passare troppo tempo prima di rivolgersi a uno specialista, e questo perché i trattamenti abitualmente impiegati per ripristinare la fertilità non sono efficaci. Oggi solo la fecondazione in vitro, che presuppone la donazione di ovociti, consente di ottenere una percentuale di gravidanza elevata, nell'ordine dal 25 al 40% per tentativo. In Francia, la procedura richiede diversi anni , da cui la necessità di avviare velocemente le pratiche presso un centro per la donazione di ovociti.

Audrey Plessis

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05/07/2013

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