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Le conseguenze psicologiche del tumore al seno

Ottobre, mese della prevenzione del tumore al seno. Di questo male si è parlato tanto e fortunatamente la ricerca sta facendo passi da gigante per la prevenzione e la cura di questo carcinoma prettamente femminile. Ma quali sono le conseguenze sulla psiche della donna colpita dal cancro al seno? Quali le ripercussioni sulla sfera personale?

Le conseguenze psicologiche del tumore al seno
© Getty Images

Il tumore: l’accettazione della malattia

Sapere di essere affetti dal cancro non è cosa facile da accettare, soprattutto se questo colpisce la parte del corpo più delicata e che più di tutte è simbolo di femminilità e sensualità: il seno. Generalmente, non si è mai contenti di avere sviluppato una malattia del genere ma nel caso del tumore alla mammella le conseguenze psicologiche per la donna sono più pesanti rispetto ad altri tipi di cancro. Superata la fase “critica” ovvero quella della presa di coscienza del male, subentra la paura di morire, così come accade per gli altri tipi di carcinomi: infatti, il primo pensiero della maggior parte dei pazienti malati di tumore è di avere ormai poco tempo da vivere. La scienza negli anni ha continuato incessantemente a fare ricerche e studi a riguardo, ottenendo dei risultati importanti: negli anni Duemila il cancro, compreso quello al seno, non è più una malattia mortale ma può essere curata e i suoi sintomi possono essere alleviati in molti modi. I farmaci sono diventati sempre più specifici, le terapie più efficaci, i medici più preparati. Inoltre, una branca della psicologia si è dedicata proprio alle conseguenza psicologiche dei tumori: nasce la psico-oncologia, che mira al sostegno sia della persona affetta dal cancro che di quelle che la circondano. Non si parla solo dell’accettazione psicologica della malattia ma di tutte quelle conseguenze sulla vita sociale e affettiva dell’individuo colpito da questo male.

Il punto di vista fisico: che cos’è la mastectomia?

La mammella ha una struttura linfatica molto delicata e complessa e, sebbene la mastectomia sia quasi sempre la strada da seguire in casi di tumore al seno, si interviene in prima istanza con delle terapie che alleviano il dolore e cercano di curare il tumore con mezzi meno invasivi prima di dover operare. Stiamo parlando di radioterapia, chemioterapia, somministrazione di ormoni e farmaci specifici che riescono quantomeno ad arginare la diffusione delle metastasi. Qualora non siano sufficienti, si ricorre all’asportazione di uno o entrambi i seni, per evitare che le metastasi si diffondano nel resto del corpo. L’intervento è chiamato mastectomia e indica esattamente l’asportazione della ghiandola mammaria o delle strutture che la riguardano, come il capezzolo, l’areola, i muscoli pettorali o la stessa pelle che la ricopre. La mastectomia può essere sottocutanea e asportare solo la ghiandola ma non i tessuti soprastanti, o radicale e comportare una grave mutilazione e la perdita dei muscoli pettorali. Nel primo caso la protesi viene riposizionata immediatamente, nel secondo è necessario sottoporsi ad altri interventi per ricreare una struttura sulla quale la protesi potrà essere inserita e fissata, ad esempio con innesti muscolari asportati da altre aree del corpo.

La pericolosità del tumore viene classificata con un metodo internazionale basato su alcuni parametri come la grandezza, la vicinanza delle metastasi tra di loro e la posizione dei linfonodi rispetto al tumore stesso. Il chirurgo oncologico risulta essere una figura importante nel trattamento di tale neoplasia, sia dal punto di vista medico che da quello psicologico perché riesce a rassicurare la paziente che dovrà sottoporsi all’intervento.

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14/10/2011

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