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Il cancro al seno in domande

Il cancro al seno è la forma tumorale più frequente nel sesso femminile. Come proteggersi? Quali sono le donne più esposte? Quali i trattamenti? Tutte le risposte alle domande che vi ponete su questo terribile nemico.

Il cancro al seno in domande
© Getty Images

1 - Quali sono le donne a rischio di cancro al seno?

Il cancro al seno colpirà nel corso della vita una donna su otto. Raro prima dei 35 anni, nei tre quarti dei casi si sviluppa nelle donne di età superiore ai 50 anni. Per questa ragione, ogni due anni le donne italiane di età compresa tra i 50 e i 69 anni vengono invitate a sottoporsi a mammografia, per un totale di popolazione-bersaglio che si avvicina ormai ai 2 milioni e mezzo di persone. Va detto anche che molte donne effettuano comunque il controllo per iniziativa spontanea. Con questo dépistage, la speranza è di aumentare di almeno il 30% il tasso di guarigione, dal momento che i tumori di dimensioni inferiori a un centimetro, individuati attraverso lo screening, nella maggior parte dei casi sono destinati a guarire.

Resta il fatto che alcune donne siano un po' più esposte di altre. È il caso delle donne che non hanno avuto figli o che ne hanno avuti dopo i 40 anni, di alcune donne che presentavano già lesioni mammarie a rischio, donne con un ciclo mestruale precoce e una menopausa tardiva e, ancora, donne che fanno consumo eccessivo di bevande alcoliche... Sono altresì note forme genetiche di cancro al seno, ma si tratta di forme rare con un'incidenza dal 5 all'8% dei casi.

2 – Perché aumenta la percentuale di donne colpite da cancro al seno?

Oggi, con 42.000 nuovi casi all'anno contro i 21.000 del 1980, l'aumento del numero di carcinomi della mammella è un dato oggettivo e non può essere ricondotto solo al prolungamento della durata media della vita o a una diagnosi più precoce in relazione alla diffusione della mammografia. Eppure, non esiste una spiegazione. Gli specialisti si domandano se i cambiamenti del nostro stile di vita e, in particolare, della nostra alimentazione non svolgano un ruolo deleterio. I sospetti ricadono anche sull'inquinamento e sulle conseguenze delle cure ormonali. Tuttavia, da vent'anni a questa parte si è assistito a un aumento dell'incidenza anche di altre forme tumorali, come il cancro della prostata, nonostante il fatto che gli uomini non assumano ormoni.

5 - La chemioterapia viene effettuata in modo sistematico?

Gli oncologi tendono a effettuarla perché riduce il rischio di recidive. Tuttavia, è del tutto inutile quando la massa tumorale è inferiore al centimetro, è ben differenziata e quando i linfonodi ascellari non sono colpiti, fatto che si verifica sempre più di frequente grazie allo screening. In questo caso, il trattamento consiste nell'asportazione chirurgica del tumore, quindi alla successiva applicazione di radiazioni ad alta energia sul seno (radioterapia oncologica).

Per alcune donne in menopausa, in cui tumore è dotato di recettori ormonali, è anche possibile ricorrere a una terapia ormonale con antiestrogeni come integrazione al trattamento di chemioterapia.

6 - Quando si usa la terapia ormonale?

Non bisogna confondere la terapia ormonale per combattere il cancro al seno con i trattamenti a base di ormone TSH, talvolta proposti in menopausa. Nel caso del carcinoma della mammella, infatti, si somministrano alle pazienti farmaci che agiscono come anti-ormonali, bloccando gli effetti degli estrogeni sulla crescita delle cellule mammarie. Ne esistono di due grandi tipi: il tamoxifene e gli anti-aromatasi. Si propongono questi prodotti nei casi di tumori del seno che presentano recettori per gli estrogeni, ovvero più dei due terzi di queste forme tumorali. La durata normale della prescrizione è di un totale di 5 anni dopo la menopausa; è possibile utilizzare in sequenza il tamoxifene e gli anti-aromatasi. Per ridurre il rischio di recidiva dopo 5 anni di trattamento con tamoxifene, è possibile cambiare farmaco passando agli anti-aromatasi, anche questi con una prescrizione della durata di 5 anni. In queste condizioni, il Femara® è il solo farmaco utilizzabile. Prima della menopausa si possono anche utilizzare farmaci ormonali (equivalenti dell'ormone luteinizzante LHRH), che impediscono alle ovaie di funzionare e secernere estrogeni.

7 - Quali sono i principali effetti secondari dei trattamenti?

La chemioterapia attacca le cellule che si rinnovano velocemente ed è in grado di agire sulle cellule del midollo osseo e dei follicoli piliferi, fatto che spiega le ragioni per cui questo trattamento possa provocare anemia e stanchezza ed essere responsabile della caduta di capelli e peli. Per lo stesso motivo, può anche causare vomito, anche se questo effetto secondario è notevolmente diminuito da quando si utilizzano farmaci preventivi contro il vomito durante i cicli di chemioterapia.

Uno dei problemi della radioterapia è che può associarsi ad arrossamenti a livello della zona del seno irradiata. Può anche accadere che il trattamento con radioterapia renda talvolta fibrose alcune zone della mammella, all'origine di dolori nelle pazienti.

1 Il cancro al seno in domande - continua ►

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16/01/2015

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