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Cancro del seno: l'evoluzione della presa in carico a piccoli passi

Il congresso della società oncologica clinica americana (ASCO) riunisce ogni anno i più grandi esperti di cancro. Presente a Chicago alla conferenza tenutasi nel luglio 2010, il Prof. Pierre Fumoleau, Direttore generale del Centre de Lutte Contre le Cancer Georges-François Leclerc (Digione) ci presenta i principali progressi nella lotta contro il cancro del seno.

Evoluzione della cura del cancro
© Getty Images

Doctissimo: Numerosi studi presentati nell'ambito del congresso 2010 della società oncologica americana si sono occupati della tecnica denominata del linfonodo sentinella. Come premessa, può spiegarci il principio alla base di questa chirurgia?

 

Prof. Pierre Fumoleau: L'invasione dei gangli linfatici localizzati nelle ascelle costituisce la prima fase verso lo sviluppo di metastasi nel cancro del seno. Per evitare questa situazione, a lungo si è associata l'ablazione di un tumore invasivo del seno (ovvero di un tumore che ha cominciato a infiltrare la ghiandola mammaria) a una pulizia del cavo ascellare del lato della mammella colpita (ablazione della catena gangliare).

 

La tecnica del linfonodo sentinella, sviluppata negli anni '90, consiste nel prelevare i primi gangli linfatici allo scopo di esaminarli e di non effettuarne la pulizia, tranne nel caso in cui questi primi gangli non siano "colpiti" e contengano cellule maligne. Questo metodo meno traumatico limita, in particolare, i problemi di linfedema o "sindrome del braccio grosso".

 

Doctissimo: Questa tecnica meno traumatica è efficace quanto la pulizia del cavo ascellare?

 

Prof. Pierre Fumoleau: Parecchi studi hanno stabilito un confronto tra linfonodi sentinella+pulizia sistematica del cavo ascellare e pulizia ascellare solo in caso di necessità. La maggior parte delle pazienti ha riscontrato un'efficacia simile nell'impiego delle due tecniche1. In occasione del congresso dell'ASCO 20102, sono stati presentati i risultati del NSABP 32, il più vasto saggio clinico sull'argomento. Lo studio, che ha considerato un campione di oltre 5.600 donne in un arco temporale di più di 8 anni, non ha osservato alcuna differenza tra le due tecniche in termini di sopravvivenza generale (numero di donne che sono sopravvissute al termine dello studio), di sopravvivenza in assenza di avanzamento della malattia o di ricomparsa del cancro. Questi risultati vengono, dunque, a confermare che la tecnica del linfonodo sentinella è meno traumatizzante per le pazienti.

 

Doctissimo: Nel caso in cui siano colpiti dal cancro i linfonodi sentinella, si esegue generalmente la pulizia del cavo ascellare. Tuttavia, questa procedura è rimessa in discussione da uno studio americano riguardante i tumori di piccole dimensioni…

 

Prof. Pierre Fumoleau: Quando il tumore ha dimensioni inferiori a 5 cm e non esistono segni di espansione della malattia al di fuori della mammella, è necessario eseguire una pulizia del cavo ascellare anche se i linfonodi sentinella sono colpiti? Secondo i dati emersi da uno studio americano3 condotto su un campione di 891 donne seguite per quasi 6 anni, la risposta è negativa. In altre parole, se il tumore è di dimensioni ridotte e anche nel caso in cui i linfonodi sentinella siano positivi, gli autori ritengono non sia utile procedere all'estrazione degli altri linfonodi, poiché non è stata osservata alcuna differenza in termini di sopravvivenza generale o di ricomparsa del cancro.

Doctissimo: A questo punto, possiamo dire che è finito il tempo della pulizia del cavo ascellare per i tumori di piccole dimensioni?

 

Prof. Pierre Fumoleau: No, perché malgrado la qualità che lo caratterizza, questo studio presenta alcuni limiti. Da un lato, il numero di donne che vi partecipano è ridotto (450 donne in ogni gruppo). Dall'altro, poiché il follow-up è di soli 6 anni, è risaputo che possano prodursi recidive tardive oltre questo termine. Sarà necessario attendere la conferma di un altro studio prima che possano cambiare le pratiche chirurgiche in questo ambito.

 

Doctissimo: Alcuni studi presentati al congresso dell'ASCO 2010 contribuiranno a cambiare più o meno nel lungo periodo la presa in carico delle pazienti colpite da cancro del seno?

 

Prof. Pierre Fumoleau: Due sono gli studi particolarmente interessanti:

 

  • Durante le prime fasi della presa in carico, il tumore viene analizzato da un anatomopatologo per sapere se presenta in superficie dei recettori particolari (recettori ormonali e recettori HER2). Da questi risultati dipende la scelta del trattamento, rispettivamente una terapia ormonale (o ormonoterapia) o il trastuzumab (Herceptin®). Alcuni ricercatori italiani4 hanno prelevato metastasi epatiche (N.d.R.: cellule del cancro del seno che hanno colpito il fegato) tramite biopsia in 255 donne in fase avanzata di carcinoma mammario per sapere se tali cellule presentassero sempre le stesse caratteristiche biologiche. Sono giunti a scoprire che molte delle cellule avevano subito un cambiamento di stato: un tumore ormone-dipendente cessa di esserlo o, all'inverso, un tumore privo di recettori HER2 finisce per presentarne in numero assai elevato. Benché possa trattarsi di un errore di analisi iniziale, questi dati hanno consentito di cambiare il tipo di trattamento per alcune donne. Sembra, quindi, interessante, eseguire biopsie epatiche (per studiare queste metastasi), in particolare se la cura iniziata non produce buoni risultati. Ciò nonostante, la biopsia epatica rimane un trattamento invasivo per nulla insignificante. Infine, le metastasi non sono sempre localizzate a livello del fegato…

 

  • Un altro studio5 ha messo a confronto in 636 donne di età superiore ai 70 anni, operate di un tumore ormone-dipendente di dimensioni inferiori a 2 cm, un trattamento a base di tamoxifene contro un trattamento a base di tamoxifene + radioterapia. In un arco temporale di 12 anni, i ricercatori mostrano che non esiste alcuna differenza in termini di sopravvivenza generale (solo le recidive locali sono un po' più importanti in assenza di trattamento con radioterapia). Anche se questi risultati debbono ancora essere confermati, pongono comunque la domanda circa l'utilità della radioterapia in queste pazienti.

1 Evoluzione della cura del cancro - continua ►

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11/10/2010

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