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I fattori di rischio del cancro al collo dell’utero

I papilloma virus sono una causa necessaria, ma non sufficiente, di questo tumore. Possono intervenire altre condizioni, come il tabagismo e la promiscuità sessuale. Scopri tutti i fattori di rischio con Doctissimo.

Cancro al collo dell'utero: i rischi
© Getty Images

Determinati fattori possono aumentare il rischio che una donna venga colpita da un cancro del collo dell’utero. Fra questi, possiamo citare:

I principali fattori di rischio

  • Un’infezione provocata da certi tipi di papilloma virus umano (HPV)

Oggi si stima che la quasi totalità dei tumori del collo dell’utero sia legata ai papilloma virus (HPV), che sono una causa necessaria, ma non sufficiente, di questo tipo di cancro. Se vengono debellati nella maggioranza delle donne, permangono in altre, e concorrono allo sviluppo del cancro del collo dell’utero. I ceppi più virulenti sono gli HPV 16 e 18.

  • La mancanza di un controllo medico regolare mediante pap-test

Il cancro del collo dell'utero si evolve molto lentamente a partire da lesioni precancerose. Se riconosciuto e curato a uno stadio precoce di anomalia, non si evolve fino allo stadio canceroso. Un controllo medico regolare mediante pap-test (per tutte le donne dai 25 ai 65 anni ogni 3 anni, dopo 2 pap-test normali a 1 anno di intervallo) garantisce una buona protezione. Per saperne di più, leggi il nostro dossier "Il pap-test e il cancro del collo dell’utero".

Gli altri fattori di rischio

  • Diventare attiva sessualmente in giovane età e avere numerosi partner sessuali moltiplicano i rischi di infezioni dovute ai papilloma virus più virulenti e aumentano quindi il rischio di cancro del collo dell’utero
  • Il tabagismo attivo (oltre 15 sigarette al giorno) o passivo e l’utilizzo a lungo termine di contracettivi orali (superiore ai 5 anni)
  • Alcune infezioni sessualmente trasmissibili, in particolare da Chlamydia trachomatis o Herpes simplex virus di tipo 2 (herpes genitale)
  • Un sistema immunitario indebolito a causa di farmaci che lo inibiscono o di un’infezione da virus dell'immunodeficienza umana (HIV);
  • Essere figlia di una donna che in gravidanza abbia assunto dietilstilbestrolo (DES)
  • Avere avuto gravidanze multiple a termine (multiparità)
  • Determinati fattori alimentari sono stati sospettati, in particolare le carenze di vitamina B6 e B12, e di folati. Al contrario, pare che una dieta ricca di frutta e verdura contribuisca a ridurre il rischio.

David Bême

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01/03/2013

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