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I pap test: la prima arma contro il cancro del collo dell'utero

Il cancro del collo dell'utero continua a rappresentare un problema sanitario su scala mondiale. Tuttavia, i pap test di dépistage hanno permesso di ridurre del 70% la mortalità nei paesi industrializzati. E si considera che, con una migliore attività di dépistage, sarebbe possibile evitare circa il 90% dei decessi.

I pap test: la prima arma contro il cancro del collo dell'utero
© Thinkstock

I test per l'individuazione dei carcinomi uterini permettono di ridurre il numero di tumori, diminuendone nel contempo la gravità. Rivelano, infatti, sia la presenza di lesioni cancerose sia tumori in stadi iniziali che sarebbe impossibile diagnosticare mediante l'utilizzo di altre tecniche, perché questi sviluppi cancerosi non comportano alcun sintomo.

Per un dépistage efficace

Per fare in modo che il dépistage risulti efficace, è necessario soddisfare una condizione: la regolarità. Occorre eseguire un pap test ogni tre anni, dopo due esami normali eseguiti a un anno di intervallo. A che età eseguire il pap test? Si consiglia di iniziare tra i 20 e i 25 anni, fino ai 70 anni e oltre, in base al perdurare della vita sessuale.

Altre raccomandazioni sono importanti perché il pap test possa essere eseguito in buone condizioni. Deve essere effettuato lontano dai rapporti sessuali (almeno 48 ore dopo) e al di fuori dei periodi mestruali. Il sopraggiungere di un'infezione o la prescrizione di una terapia locale impone di posticipare l'esame. Infine, se si è in menopausa, il medico curante può prescrivere un trattamento a base di estrogeni prima dell'esame.

Un esame di facile esecuzione

La tecnica impiegata è semplice: durante la visita ginecologica, il medico preleva alcune cellule dal collo dell'utero e le striscia su un vetrino, che consente al citopatologo di esaminarle.

Oggi, le ricerche hanno permesso di stabilire un legame tra un virus, il papillomavirus o HPV e l'insorgere del cancro del collo dell'utero. Quindi, alcuni invitano a un'intensificazione dei pap test di dépistage che permettono di individuare l'esistenza di questi virus. Mentre il ricorso a questi test è oggetto di numerosi dibattiti, in Italia il test HPV è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ogni regione rimborsa il test HPV alle strutture pubbliche o private convenzionate, rifacendosi al tariffario nazionale con modalità differenti a seconda della regione. Anche in Francia il test è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale. Qui, il solo test disponibile sul mercato, commercializzato dal laboratorio Digene, consentirà ai medici di selezionare i pap test equivoci nel caso in cui l'esame citologico consenta di giungere solo a un'interpretazione dubbia. È previsto anche un unico rimborso per paziente, anche se il ripetersi dell'esame può essere giustificato in caso di positività del primo esame o in presenza di pazienti immunodepresse.

Se un primo pap test evidenzia qualche anomalia, non ci si deve preoccupare. Nella maggior parte dei casi di tratta di lesioni assolutamente benigne o di tumori allo stadio iniziale. Dopo la biopsia, il medico opterà per il trattamento adeguato alla situazione, sia in caso di displasia lieve o severa, controllo ravvicinato, vaporizzazione della lesione, exeresi (o ablazione) della parte di cervice uterina in cui è localizzata la lesione, sia, in casi rari, per un trattamento chirurgico più esteso o per la radioterapia. In qualsiasi caso, verranno imposti alle pazienti controlli regolari, perlomeno nel corso dei primi anni.

 

Indépendance Santé

Pubblicato il 25/11/2010Commenta

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