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Chemioterapia: sì o no?

Chemio sì o chemio no: sull’utilità della chemioterapia il dibattito è sempre aperto. Da una parte i fautori e dall’altra i detrattori del trattamento chemioterapico che tanto fa discutere. Ma in caso di cancro i medici si sottoporrebbero alla chemioterapia?

Chemioterapia: sì o no?
© Getty Images

3 medici su 4 rifiuterebbero la chemioterapia in caso di cancro. Chemioterapia: sì o no? Questo l’interrogativo alla base del sondaggio realizzato dal sito americano NaturalNews. Al McGill Cancer Center, il centro canadese di ricerca sul cancro, sono stati intervistati 118 medici oncologi e scienziati: a loro è stato chiesto di immaginare di avere il cancro e di dover scegliere tra sei diverse terapie sperimentali. Dei 79 dottori che hanno risposto, 64 si sono detti assolutamente contrari: non avrebbero mai accettato di sottoporsi a terapia con cis-platino (una delle terapie che usavano più comunemente), mentre 58 su 79 sono convinti che tutte le terapie sperimentali citate nel questionario non sono accettabili data la comprovata inefficacia e l’alto livello di tossicità del trattamento. Gli intervistati non solo hanno rifiutato la chemio per sé, ma hanno anche aggiunto che non avrebbero consigliato ai loro familiari di sottoporsi a trattamenti chimici tanto inutili quanto dannosi.

Il 75% dei medici rifiuterebbe il trattamento chemioterapico

Tre medici su quattro, ovvero il 75% degli intervistati, rifiuterebbero la chemioterapia per se stessi a causa degli effetti devastanti su tutto il corpo e il sistema immunitario, aggiungendo che solo il 2-4% dei tumori risponde positivamente alla chemioterapia. Malgrado tutto, stando a ciò che sostengono i fautori della medicina alternativa, il trattamento chemioterapico continua oggi ad essere il più prescritto per la cura del cancro.

Secondo i medici intervistati da NaturalNews, si legge sul sito che riporta i dati della ricerca, un elevato livello di tossicità è in realtà l'ultima cosa di cui il corpo umano ha bisogno quando si trova a dover combattere un’infezione o la malattia e che i farmaci chemioterapici sono sostanze tossiche che l’uomo inietta nell’organismo. NaturalNews è un sito che promuove la medicina alternativa e questa ricerca mira a dimostrare un assioma: per vincere il cancro, bisogna potenziare e non debilitare il sistema immunitario.

Chemio: il rapporto medico paziente

L’argomento cancro oltre ad essere all’ordine del giorno, divide l’opinione pubblica; negli anni si sono sviluppate diverse scuole di pensiero a riguardo. Da una parte vi sono i pazienti che si sottopongono alle cure con la speranza di guarire, dall’altra i medici che devono poter consigliare la terapia migliore anche quando non vi è certezza di guarigione. In generale, è giusto ricordare che tutte le cure, così come la scelta di non sottoporsi ad alcuna cura, comportano vantaggi e svantaggi.

È buona norma in caso di malattia, scegliere consapevolmente se sottoporsi a un determinato trattamento e farlo solo dopo avere analizzato attentamente pro e contro, fidandosi dello specialista da cui si è in cura. La fiducia nel rapporto medico- paziente deve essere forte; se questa viene a mancare nulla vieta al paziente di sentire altri pareri medici specialistici per ulteriori confronti.

I medici applicano un protocollo ma si sforzano sempre di capire cosa è meglio per il paziente che hanno di fronte, prendendo in considerazione il quadro clinico ma anche gli aspetti psicologici. Ad oggi esistono tanti tipi di chemioterapia con tutti gli effetti collaterali, ben noti e risaputi, che questa comporta. Non vi è certezza di guarigione ma la speranza è viva e ben giustificata dai progressi della ricerca.

Scegliere di fare la chemio

Il sondaggio riportato da NaturalNews è contro la chemioterapia e intende aprire nuovi orizzonti per i pazienti, come la medicina alternativa. Aldilà della percentuale apparentemente sorprendente dei medici che rifiuterebbe la chemio in caso di cancro, ben il 75%, è giusto ricordare che questa è stata calcolata su un numero esiguo di intervistati. Il lettore, dunque, non deve essere forviato dalla percentuale, potrebbe invece trarre spunto dalla ricerca per aumentare la propria personale conoscenza in materia.

In fin dei conti, un medico malato ha le idee più chiare di un paziente malato perché si presuppone conosca la malattia, sa cosa aspettarsi e cosa non da una cura, quindi ha la capacità di discernere e decidere per sé ma non può farlo per un paziente a cui deve comunque prospettare le diverse vie percorribili in caso di patologie tumorali.

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27/09/2013

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