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I trattamenti per la sclerosi a placche

Nel trattamento della sclerosi a placche vengono utilizzati diversi farmaci, finalizzati a ridurre la frequenza delle recidive o i danni al sistema nervoso e quindi a rallentare la progressione della malattia. In questi ultimi anni sono stati compiuti decisivi progressi per quanto riguarda il trattamento di fondo. Da una decina d’anni sono disponibili vari trattamenti in grado di rallentare la progressione della malattia.

I trattamenti per la sclerosi a placche
© Getty Images

Quando viene attaccata la mielina

La sclerosi a placche è caratterizzata dalla progressiva distruzione del rivestimento che protegge i nervi del cervello e del midollo spinale: questa protezione, la guaina mielinica, ha un ruolo essenziale nella conduzione elettrica dell’impulso nervoso.
Nella sclerosi a placche questa sostanza si deteriora in alcuni punti per effetto di una reazione anomala dei linfociti (i guardiani del sistema immunitario), che vanno ad attaccare le cellule nervose provocando lesioni chiamate placche di demielinizzazione.
Non esiste un trattamento in grado di guarire la malattia: i farmaci hanno quindi lo scopo di rallentare la progressione della malattia

Il trattamento delle recidive

Il trattamento delle recidive si basa sulla somministrazione di forti dosi di farmaci corticosteroidi, in particolare il metilprednisolone, per via endovenosa. Le iniezioni hanno lo scopo di ridurre la durata e l’intensità delle recidive.

Sfortunatamente gli effetti della corticoterapia sono di breve durata e danno spesso reazioni avverse: essa è quindi prescritta solo in caso di attacchi gravi.

I trattamenti di fondo

I trattamenti di fondo sono utilizzati soprattutto per le forme recidivanti-remittenti (RR)e per i primi stadi delle forme secondariamente progressive (SP), e hanno lo scopo di rallentare la progressione della malattia agendo sulla risposta infiammatoria.

Si possono distinguere due principali classi farmacologiche: gli immunomodulatori e gli immunosoppressori.

• Gli immunomodulatori agiscono sulla fase infiammatoria modulando la naturale risposta immunitaria. Sono indicati all’esordio della malattia, a partire dai primi attacchi o recidive. Esistono attualmente due tipi di farmaci: l'interferone beta e il Glatiramer acetato (Copaxone). Gli interferoni beta (Rebif, Betaferon e Avonex) vengono somministrati per via intramuscolare e sottocutanea a frequenza variabile. Il Copaxone, invece, è somministrato una volta al giorno per via sottocutanea.

Questi due farmaci hanno un’efficacia paragonabile sulle recidive, poiché ne riducono la frequenza di circa il 30% nelle forme recidivanti-remittenti, ed agiscono inoltre sulle lesioni stesse, come è osservabile alla RM. Non sono presenti effetti indesiderati gravi, ma in compenso la loro efficacia risulta variabile a seconda dei pazienti: sono infatti in corso delle ricerche per spiegare questa variabilità.

• Gli immunosoppressori agiscono in modo molto più aggressivo, colpendo direttamente le cellule del sistema immunitario: i linfociti. Sono rappresentati principalmente dal mitoxantrone (Novantrone), che deve però essere somministrato per un breve periodo a causa dei suoi effetti tossici sul cuore e dei rischi ematologici: esso viene quindi prescritto solo come farmaco di seconda linea.

Dal 2007 è presente in commercio il Natalizumab (Tysabri ®): si tratta di un anticorpo monoclonale che blocca il passaggio dei linfociti attraverso la barriera ematoencefalica. Viene utilizzato solo in contesto ospedaliero ed è indicato nel caso di forme molto aggressive, come farmaco di seconda linea se il precedente trattamento è stato inefficace, o di prima linea in presenza di recidive di forte intensità; è prescritto in monoterapia ed è indicato specificamene per gli adulti. Presenta un’efficacia comprovata, poiché durante la sperimentazione clinica è stata osservata una riduzione pari al 60% della recidive. Pur offrendo risultati incoraggianti, questo farmaco comporta però il rischio di sviluppare un’infezione opportunistica o delle reazioni allergiche, poiché blocca le cellule del sistema immunitario.

Purtroppo attualmente non esiste alcun trattamento efficace per le forme primariamente e secondariamente progressive; sono però in corso studi promettenti, che lasciano sperare nella scoperta di trattamenti in futuro. In compenso, qualunque sia il tipo di sclerosi a placche, esistono trattamenti sintomatici in grado di migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Sarah Laîné

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07/11/2012

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