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La sclerosi multipla e le donne

Gli ormoni sessuali influiscono sull’evoluzione della sclerosi a placche, come è stato osservato per altre malattie autoimmuni? La domanda in questo caso è ancora più pertinente, poiché la sclerosi a placche colpisce di preferenza le donne, soprattutto quelle in età fertile.

La sclerosi multipla e la donna
© Getty Images

È dagli anni '50 che la gravidanza e il post parto non vengono più considerati necessariamente dannosi nell'ambito della malattia. Recentemente alcuni studi condotti con una metodologia più moderna hanno inoltre permesso di mettere in luce elementi più favorevoli nel rapporto tra gravidanza e SM, benché purtroppo la maggior parte di questi studi presenti delle carenze metodologiche: è per questa ragione che i neurologi europei si sono riuniti, all’interno della rete EDMUS, pour realizzare lo studio PRIMS(2).

L’obiettivo principale dello studio era evidenziare le conseguenze della gravidanza e del post partum sull’evoluzione della malattia, in termini di frequenza degli attacchi e della progressione dell’invalidità.  

Sono state arruolate 254 pazienti, per un totale di 269 gravidanze, seguite da 128 neurologi in 12 Paesi europei. Le pazienti, che sono state seguite durante un follow-up di 24 mesi dopo il parto, avevano in media 30 anni, una media di 6 anni di malattia di tipo                recidivante-remittente, senza grave compromissione della vita quotidiana.

È stato osservato uno score relativo agli attacchi più basso a partire dal primo trimestre, ma in modo eclatante nel terzo trimestre, in cui la frequenza delle recidive era ridotta del 70% rispetto all’anno precedente alla gravidanza.

Durante il primo trimestre del post partum, invece, è stato notato un aumento del 70% della frequenza degli attacchi rispetto all’anno precedente alla gravidanza. In seguito lo score è tornato al livello normale.

A un anno dall’inizio della gravidanza (9 mesi di gravidanza + 3 mesi di post partum), è stato quindi ritrovato lo stesso numero di recidive rispetto all’anno precedente alla gestazione: esisteva quindi solo una variazione cronologica nella comparsa delle recidive.

Per quanto riguarda l’evoluzione della malattia, è stata osservata un’intensificazione costante e progressiva delle manifestazioni, non corrispondente alle brusche variazioni dello score degli attacchi durante e dopo la gravidanza. Questa ripresa della progressione dell’invalidità corrisponde a quanto emerge dagli studi sulla storia naturale della malattia. I dati in campo ostetrico, sia nel caso della madre sia in quello del figlio, sono infatti paragonabili a quelli ottenuti in una popolazione di donne sane. La peridurale e l’allattamento non sembrano inoltre influire negativamente sulla progressione della malattia.

Sulla base di questo studio è possibile affermare che la gravidanza e il post partum non aggravano la SM e non fanno che determinare una variazione cronologica degli attacchi. il Questa constatazione prova che esiste una correlazione tra la SM e gli ormoni sessuali: i vari studi sugli estrogeni, il progesterone e il testosterone hanno mostrato che gli ormoni sessuali hanno un’importantissima azione neurotropica e immunomodulatrice sul sistema nervoso centrale. L’aumento di questi ormoni durante la gravidanza spiega la notevole diminuzione degli attacchi, così come la brusca diminuzione degli ormoni sessuali dopo la gravidanza spiega la loro forte ripresa.   

Questo tipo di ormoni potrebbe essere utilizzato per la terapia della sclerosi a placche, anche se è necessario usare prudenza, in considerazione degli effetti indesiderati che possono essere causati da alcuni ormoni sessuali. Questa prospettiva, tuttavia, suscita grandi speranze. 

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06/11/2012

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