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La sclerosi multipla in 10 domande

Sulla sclerosi a placche o sclerosi multipla (SM), pressoché sconosciuta al grande pubblico, permangono molto luoghi comuni. Questa malattia colpisce circa 70.00 persone in Italia e 80.000 in Francia, con 2.000 nuovi casi ogni anno. Facciamo il punto sulla malattia in 10 domande.

La sclerosi multipla in domande
© Getty Images

Cos’è la sclerosi a placche?

Si tratta di una malattia del sistema nervoso centrale, caratterizzata dalla perdita di mielina. Come la guaina isolante di un filo elettrico, questa sostanza circonda i nervi e assicura una rapida trasmissione dell’impulso nervoso; il suo deterioramento provoca l’alterazione delle informazioni inviate dal cervello al resto del corpo, causando nel lungo periodo un’invalidità più o meno grave. La sclerosi a placche prende il nome dalla presenza di cicatrici (placche) che si formano nei punti in cui la mielina è scomparsa.

Quali sono le cause della sclerosi a placche?

Benché la sua scoperta risalga al XIX secolo, la sclerosi a placche conserva ancora molti misteri, tra cui quello delle sue origini. I progressi della ricerca tendono a confermare il carattere multifattoriale della malattia, in cui si intrecciano predisposizione genetica e fattori ambientali, anche se in realtà non si tratta di una malattia ereditaria. 

Chi colpisce la sclerosi a placche?

La gravidanza di una donna colpita da SM è a rischio?

No, al contrario: la SM non ha alcun impatto sulla gravidanza2, e anzi quest’ultima sembra avere un effetto benefico nei confronti della malattia, rallentando temporaneamente la frequenza degli attacchi. 

Come si manifesta?

Non esiste una sola, ma più sclerosi a placche, poiché i sintomi variano notevolmente da un paziente all’altro e anche da un periodo all’altro. Esistono comunque vari segni e sintomi che possono mettere in allarme:

- Fatica;

- Disturbi visivi (annebbiamento, visione doppia, neurite ottica...);

- Disturbi motori (debolezza, perdita di equilibrio, difficoltà nell’eloquio...);

- Disturbi sensoriali (formicolii, perdita di sensibilità...);

- Disturbi cognitivi (difficoltà di concentrazione, disturbi della memoria...);

- Disturbi neuro-urologici a livello degli sfinteri (incontinenza, stitichezza...).

È vero che i sintomi compaiono con attacchi acuti?

È vero, la patologia evolve per attacchi o crisi successivi: in un primo tempo i sintomi compaiono all’improvviso per poi sparire completamente, alcuni giorni o alcuni mesi più tardi. Nel corso degli anni la remissione dei sintomi diventa incompleta e lascia degli strascichi. 

Esiste un esame in grado di rilevare la malattia?

Non esiste un metodo diagnostico efficace al 100%: se esiste il sospetto della malattia, per ottenere una diagnosi precisa è necessario sottoporsi a una serie di esami, tra cui la RMN (risonanza magnetica) e la puntura lombare, che permettono di individuare rispettivamente la presenza di placche e i segni di infiammazione.  

Come evolve la malattia?

È difficile prevederlo, poiché i pazienti reagiscono in modo molto diverso: quel che è certo è che "recentemente degli studi di follow-up hanno suggerito che la risonanza magnetica potrebbe avere un’efficacia diagnostica poiché consentirebbe di prevedere l’evoluzione della malattia dopo 5, 10 e 15 anni" precisa la Professoressa Catherine Lubetzki, medico specialista in sclerosi a placche all’ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi.

In attesa di ulteriori ricerche, sono state classificate 3 forme di SM:

    - La forme recidivante-remittente: la fase iniziale è la più estesa ed è caratterizzata da un’alternanza di attacchi e di periodi di remissione più o meno completa;

    - La forma secondaria progressiva: il 50 % delle persone colpite dalla forma remittente subisce un aggravamento e, nell’arco di 10-15 anni di malattia, arriva ad aver bisogno di ausili alla deambulazione;

    - La forma primitivamente progressiva (più rara: 15% dei casi): la SM insorge dopo i 40 anni ed evolve rapidamente causando una grave invalidità. 

Quali sono i trattamenti?

I trattamenti, basati su un approccio multidisciplinare (chinesiterapia, psicoterapia, ortofonia…) migliorano notevolmente la qualità della vita dei pazienti.

Il trattamento di fondo proposto per contrastare gli attacchi acuti è la corticoterapia, che richiede un breve ricovero ospedaliero e che si basa sull’azione degli immunomodulatori, finalizzati a ridurre il processo infiammatorio e di demielinizzazione. Questo modello prevede infatti la somministrazione di interferoni beta (Avonex ®, Betaferon ®, Rebif ®) e di glatimer acetato (Copaxone), che riducono del 30 % la frequenza delle recidive. L’unica nota dolente: questi farmaci sono privi di effetto sull’evoluzione della malattia. Dal 2007 è presente in commercio il Tysabri ® (Natalizumab), un nuovo trattamento a base di anticorpi monoclonali, diretti contro le cellule immunitarie: viene somministrato per via endovenosa e riduce le recidive (68%), limitando inoltre l’aggravarsi dell’invalidità (40 %). Nel contempo" sono state condotte sperimentazioni per lo sviluppo di trattamenti per via orale", avverte Catherine Lubetzki3.

È vero che esiste il rischio di sviluppare la sclerosi a placche in seguito a una vaccinazione contro l’epatite B?

Tutti gli studi internazionali condotti al riguardo hanno escluso il legame di causalità, poiché nelle popolazioni vaccinate non è stato osservato alcun aumento dei casi di SM rispetto ai soggetti non vaccinati.

Lise Bollot

1 – Atti delle IV Giornate nazionali della lotta alla sclerosi multipla(19 aprile - 4 maggio 2008), UNISEP

2 – Studio clinico PRIMS: Pregnancy in Multiple Sclerosis, 1998.

3 –Intervento della Professoressa Catherine Lubetzki, neurologa e medico specialista in SM, al XVII incontro dell'ARSEP, il 19 aprile 2008 a Parigi.

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06/11/2012

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