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L'evoluzione della sclerosi a placche

I segni della sclerosi a placche sono estremamente variabili e l’evoluzione della malattia, diversa da un paziente all’altro, è caratterizzata da attacchi acuti durante i quali i sintomi aumentano di intensità.

L'evoluzione della malattia
© Getty Images

La sclerosi a placche spesso viene diagnosticata solo dopo numerosi attacchi,proprio perchè i sintomi iniziali sono poco specifici e sono riconducibili ad altre patologie. 

La malattia agli esordi può essere accompagnata da disturbi visivi

Una delle manifestazioni più caratteristiche della sclerosi a placche è rappresentata dalla comparsa di disturbi visivi, poiché viene colpito il nervo ottico: circa una volta su tre la neurite ottica è il primo segno della malattia e si manifesta con una diminuzione della vista da un occhio, che perdura per alcuni giorni o settimane per poi scomparire. I malati possono inoltre avere l’impressione di vedere doppio o in modo annebbiato.

In altri casi le persone riferiscono faticabilità nella marcia, debolezza nelle gambe a causa del danno alle vie motrici, formicolii alle dita, sensazione di bagnato lungo gli arti o di scariche elettriche lungo la schiena quando si flette la nuca, a causa del danno alle vie sensitive.  

I pazienti affetti da sclerosi a placche possono inoltre avere difficoltà nell’articolazione dei suoni o essere soggetti a tremori, nel caso venga colpito il cervelletto. Possono inoltre comparire disturbi urinari (urgenza o, al contrario, difficoltà a urinare) o stitichezza. La sclerosi a placche si accompagna spesso a una notevole fatica e a uno stato depressivo che è importante combattere fin da subito.

Una diagnosi difficile, oggi semplificata dalla RMN (risonanza magnetica nucleare)

In presenza di un sospetto di sclerosi a placche viene proposta al paziente una serie di esami, ad esempio una puntura lombare: questa procedura, effettuata sotto anestesia locale, consiste nell’introdurre un ago nella schiena (tra la IV e la V vertebra lombare) per raccogliere un po’ del liquido cefalo-rachidiano, che circonda il midollo spinale. La presenza di infiammazione e di un aumento del numero di anticorpi all’interno del liquido costituisce un elemento a favore della sclerosi a placche, pur non essendo specifico. Di norma viene inoltre esaminata la velocità di conduzione nervosa (potenziali evocati) in risposta a stimoli visivi e uditivi. Un ritardo nella velocità di conduzione rappresenta la conferma dei disturbi riferiti dal paziente. Questo esame è del tutto privo di rischi e non è doloroso.

Effettuando una risonanza magnetica (RM o RMN), infine, verrà confermata la diagnosi di sclerosi a placche, nel caso venga rilevata la presenza di placche di demielinizzazione a livello del sistema nervoso centrale. Le alterazioni evidenziate durante la risonanza magnetica sono spesso più estese di quanto lascerebbe supporre il solo esame clinico.

Un’evoluzione difficile da prevedere

È estremamente difficile sapere come può evolvere la sclerosi a placche: accanto alle forme più gravi esistono infatti forme severe che possono bloccare a letto il paziente per molti anni. La speranza di vita resta comunque relativamente buona.

Si distinguono tradizionalmente tre grandi forme della malattia, benché si tratti di una suddivisione schematica:

  • La forma recidivante-remittente, che si manifesta attraverso attacchi acuti che durano alcune settimane o alcuni mesi, durante le quali i sintomi appaiono e poi scompaiono, lasciando strascichi più o meno gravi. Circa un quinto dei pazienti presenta forme benigne, caratterizzate da poche recidive seguite da remissione completa;
  • Forma secondariamente progressiva, in cui la malattia evolve in modo continuo, dopo un periodo di molti anni caratterizzato da recidive seguite da remissioni. Si calcola che la metà dei pazienti subisce questa evoluzione, in media dopo 10 anni;
  • Forma primitivamente progressiva (circa il 15% dei casi), in cui la malattia evolve fin dall’esordio con andamento progressivo, senza attacco acuto. Questa forma è riscontrata più spesso dopo i 40 anni. L’invalidità, che in genere colpisce inizialmente le gambe, restringe poco a poco il perimetro di marcia e in seguito può estendersi alle braccia. Il paziente, che all’inizio era ancora in grado di camminare con l’ausilio di un bastone, peggiora progressivamente fino a dover utilizzare una sedia a rotelle.

Il calore aumenta le manifestazioni della malattia

I sintomi vengono spesso risvegliati dal calore; contrariamente a un’opinione a lungo diffusa, tuttavia, ciò non deve indurre a dissuadere i pazienti dal praticare attività fisica: quest’ultima al contrario, ove possibile, è consigliata.

Va infine ricordato che le donne colpite da sclerosi multipla possono avere figli: spesso la frequenza delle recidive diminuisce nel corso dell’ultimo trimestre di gravidanza, per poi aumentare di nuovo nei mesi successivi al parto.

Dr Corinne Tutin

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06/11/2012

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