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AIDS e circoncisione

Uno studio avviato dall’agenzia nazionale di ricerca contro l’AIDS testimonia l’effetto protettivo della circoncisione sul rischio di contagio da HIV. L’osservazione di oltre 3300 uomini a Orange Farm, in Sudafrica, ha mostrato una riduzione dal 57% al 61% del tasso di nuove infezioni negli uomini circoncisi rispetto agli uomini non circoncisi. Secondo il Prof. Auvert, principale autore dello studio, questi risultati incoraggiano a dare rapidamente il via a programmi di circoncisione nel continente africano.

AIDS e circoncisione
© Getty Images

La circoncisione come strategia contro l'AIDS?

L’effetto protettivo della circoncisione sul rischio di infezione da HIV è stato già dimostrato nell’ambito di numerosi studi. Tre saggi di grande ampiezza attestano tale effetto protettivo: il primo risale al 2005 (studio francese condotto in Sudafrica), i risultati del quale sono stati in seguito confermati in Kenya (nel 2007) e in Uganda (2007). Tutti questi lavori hanno dimostrato che il rischio di essere contagiati dall’HIV negli uomini circoncisi era diminuito dal 50% al 60%.

Già dal 2006 si stima che l’attuazione di programmi che promuovono la circoncisione nei prossimi dieci anni potrebbe evitare 2 milioni di nuovi casi di HIV e circa 300.000 morti di Aids nell’Africa subsahariana. Nel 2008, i ricercatori hanno stimato che il costo di una campagna di circoncisione nei 14 Paesi di questa regione a 919 milioni di dollari, che, rispetto ai benefici che ne deriverebbero, sarebbe economicamente conveniente.

Diminuendo il numero di persone contagiate, calerebbe il budget destinato ai trattamenti antiretrovirali. Un calcolo su 20 anni suggerisce che, in questo modo, nei 14 Paesi dello studio si potrebbero risparmiare 2 miliardi di dollari. Di fronte a questi risultati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNAIDS dal 2007 raccomandano la circoncisione dell’adulto come strategia di prevenzione aggiuntiva contro l’HIV nelle comunità maggiormente colpite dall’HIV in cui la circoncisione è poco comune.

L'effetto protettivo per l’uomo

Da dove proverrebbe tale effetto protettivo? Esso dipenderebbe dalla natura della parete interna del prepuzio: una mucosa fragile e permeabile costituita da numerose cellule dendritiche, cellule immunitarie molto sensibili all’HIV. La circoncisione permetterebbe dunque di ridurre considerevolmente la superficie permeabile al virus, e anche la restante pelle finirebbe per cheratinizzarsi (cioè indurirsi) e diventare quindi più impermeabile. Tuttavia, anche se la circoncisione può effettivamente ridurre il rischio di infezione, questa non basta a proteggere gli uomini durante i rapporti sessuali.

Restava dunque da dimostrare in che modo questi dati potessero essere trasposti nella vita reale, traducendosi in una riduzione dell’incidenza (percentuale di nuovi contagi) e della prevalenza (proporzione delle persone contagiate) dell’infezione da HIV tra gli uomini. Durante la conferenza dell’IAS del 2011, sono stati riportati alcuni risultati preliminari dello studio Anrs 12126 (Bophelo Pele). Oggi i ricercatori confermano questi risultati nella rivista PLOS Medicine. Si tratta dunque della prima pubblicazione scientifica che dimostra l’efficacia della circoncisione maschile per ridurre il rischio di essere contagiati.

Condotto tra il 2007 e il 2011, questo studio è consistito nel proporre la circoncisione gratuita e medicalizzata a tutti gli uomini volontari tra i 15 e i 49 anni in una popolazione di 110.000 adulti della bidonville di Orange Farm in Sudafrica. Sono state così eseguite oltre 20.000 circoncisioni, accompagnate da un vasto programma d’informazione e prevenzione. Tra la popolazione della baraccopoli è stato reclutato un campione di 3.338 uomini.

Questi hanno risposto tramite questionario anonimo a domande sulle loro abitudini sessuali e sono stati invitati a effettuare un esame diagnostico del virus dell’HIV. Lo screening includeva un test in grado di determinare, in caso di sieropositività, se il contagio era recente.

Significativa riduzione della trasmissione dell’HIV

I risultati permettono di dimostrare l’adesione degli uomini a questa pratica e il suo effetto protettivo: La proporzione degli uomini circoncisi per questo campione è passata dal 12% all’inizio dello studio al 53%; ha raggiunto il 58% tra quelli con un età compresa tra i 15 e i 29 anni. È importante notare che i comportamenti sessuali, in particolare l’uso del preservativo, non differiscono in base al fatto che gli uomini siano circoncisi o meno. Ne risulta una significativa diminuzione sia della prevalenza che dell’incidenza di infezione da HIV negli uomini circoncisi.

I ricercatori ritengono che, in assenza del programma volontario, nella popolazione presa in esame la diffusione dell’HIV sarebbe stata più alta del 19%. Con un effetto più marcato tra i più giovani, la cui diffusione sarebbe stata del 28% più alta tra quelli con un età compresa tra i 15 e i 29 anni. Parallelamente è stata osservata una diminuzione del numero di contagi recenti tra gli uomini circoncisi. La circoncisione è così associata a una riduzione dal 61% al 57% della percentuale di nuovi contagi. Per il Prof. Auvert, questi risultati sono importanti per due ragioni.

Da una parte confermano l’efficacia della circoncisione praticata sulla scala di una popolazione nella significativa diminuzione della trasmissione dell’HIV tra gli uomini di tale popolazione. Dall’altra dimostrano che è possibile ottenere questo risultato in soli pochi anni, anche nelle popolazioni in cui la circoncisione non è una pratica usuale. Lo studio prosegue per conoscere l’effetto della circoncisione sulla riduzione del rischio d’infezione nella popolazione generale, e in particolare nella popolazione femminile.

La circoncisione volontaria

Questo studio fornisce un’ulteriore argomentazione per accelerare l’avvio di programmi di circoncisione volontaria, soprattutto nell’Africa subsahariana, dove vive la maggior parte dei 2,2 milioni di persone contagiate ogni anno dall’HIV nel mondo.

Il Prof. Delfraissy, direttore dell’Anrs, ritiene che tenuto conto dell’impatto osservato in questo studio per limitare il rischio di acquisizione dell’HIV negli uomini circoncisi, la generalizzazione della circoncisione deve essere più che mai una priorità della sanità pubblica in Africa australe e orientale.

In questo senso la formazione di personale qualificato delle strutture pubbliche resta una sfida cruciale. Ma anche in questo caso si sono avuti dei progressi e alcune iniziative, soprattutto nello Zimbabwe da parte di Population Service International, hanno consentito di ottimizzare i programmi di circoncisione volontaria.

David Bême

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29/01/2014

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