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Aids: un paziente guarisce dopo un trapianto di midollo?

Un trapianto di midollo osseo in un paziente sieropositivo di 42 anni, curato nel 2007 da un'équipe tedesca per una leucemia, ha reso non più rilevabile il virus dell'Aids. L'annuncio di questa scoperta avvenuta nel novembre 2008, considerata a distanza di qualche tempo, ha condotto a una pubblicazione scientifica apparsa nella rivista Blood. Nonostante sia stupefacente, questa "guarigione" è accolta con prudenza dagli esperti.

Aids: una prima guarigione?
© Thinkstock

Era stato reso noto nel 2008: Timothy Brown, un uomo americano di 42 anni che vive in Germania, sieropositivo da 10 anni, è stato costretto due anni fa a interrompere qualsiasi trattamento contro il virus per subire un trapianto di midollo osseo. In seguito al trapianto, il paziente non solo è guarito dalla leucemia da cui era affetto, ma addirittura sembra non esistere più alcuna traccia del virus dell'Aids. Per riuscire in questa impresa, l'équipe dell'ematologo Eckhard Thiel, dell'ospedale della Carità di Berlino, ha avuto l'idea geniale di scegliere un donatore particolare per il trapianto di midollo: una persona portatrice di una mutazione genetica, la mutazione del recettore CCR-5, presente in quasi l'1% della popolazione di razza caucasica e che pare conferire agli individui che ne sono portatori un'immunità nei confronti del virus dell'HIV (o per lo meno un'evoluzione molto più lenta verso lo stadio dell'Aids). I medici speravano quindi che questo trapianto di midollo osseo permettesse la guarigione dalla leucemia, ma anche di far scomparire l'infezione da HIV.

I risultati pubblicati nella rivista medica Blood sono assai promettenti. Al termine del trattamento, il paziente presenta tassi di cellule immunitarie simili a quelle di una persona non infetta. Inoltre, le cellule prodotte sono portatrici del gene mutato e, di conseguenza, ormai resistenti all'infezione da HIV. Tre anni dopo, i ricercatori non hanno constatato alcuna ricomparsa dell'infezione, la carica virale risulta non rilevabile, facendo pensare a una vera guarigione.

Tuttavia, le riserve manifestate nel 2008 sulla possibilità di vedere il virus nascosto nei "serbatoi" (tessuti in cui può sopravvivere in quantità molto limitata) sono sempre di attualità. L'altro timore è che il virus possa mutare e utilizzare strade diverse dal recettore CCR5 (un altro co-recettore, specificamente battezzato CXCR4) per infettare le cellule del sistema immunitario. Ma a tre anni e mezzo di distanza, e dopo aver constatato la restaurazione immunologica (ripopolamento di CD4 del donatore) a livello del sangue, del midollo ma anche a livello del tubo digerente, questi risultati sono comunque estremamente incoraggianti.

Aids: una prima guarigione? - continua ►

Pubblicato il 11/01/2011Commenta

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