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I benefici del Tai Chi per i malati di Parkinson

Le persone affette dalla malattia di Parkinson presentano diverse sintomatologie che colpiscono la loro mobilità, e possono attenuarne gli effetti praticando il Tai Chi.

Il Tai Chi e il morbo di Parkinson
© Getty Images

Parkinson: il Tai Chi aiuta a migliorare la frequenza respiratoria

I pazienti affetti dalla malattia di Parkinson presentano disturbi respiratori e sintomi legati alla cattiva postura della schiena e alla ridotta mobilità della gabbia toracica. Col passare del tempo e in assenza di frequenti esercizi, il paziente arriva a utilizzare solo la parte alta del diaframma per respirare, con un conseguente eccesso di tensione a livello della glottide e quindi con effetti negativi sulla voce. Una delle basi del Tai Chi è la respirazione diaframmatica, su cui si lavora durante tutta la seduta, stimolando così gli addominali e permettendo al paziente di recuperare una corretta respirazione.

I movimenti si adattano all’evoluzione della malattia

Un altro vantaggio del Tai Chi consiste nel fatto che questa disciplina non richiede un notevole sforzo fisico, perché i movimenti sono lenti e delicati e possono quindi essere personalizzati in base all’evoluzione della malattia. Un altro vantaggio: il Tai Chi può essere praticato ovunque.

La posizione classica, utilizzata come base per tutti i movimenti, è la seguente: bacino leggermente in avanti, ginocchia semi-piegate, braccia lungo il corpo, spalle distese e collo allungato. Questa posizione è efficace per contrastare le posizioni che tirano le spalle in avanti e favoriscono la flessione del tronco e che sono una conseguenza della malattia. I movimenti, ampi e eseguiti senza interruzioni, limitano la rigidità generalizzata e la debolezza muscolare e rinforzano la muscolatura della colonna vertebrale, evitando così la curvatura del dorso.

Nei pazienti parkinsoniani il centro di gravità si sposta progressivamente e quando sono in piedi tendono ad appoggiarsi sui talloni, mentre quando camminano si appoggiano sulla punta dei piedi a causa della retrazione del tricipite surale (nella parte posteriore della coscia), che impedisce un appoggio completo della pianta del piede e rende difficile l’atto di fermarsi. Durante la seduta di Tai Chi il paziente lavora sul cambiamento d’appoggio – attraverso il trasferimento del peso – e impara a controllare i cambiamenti di direzione.

Il Tai Chi limita il deterioramento delle funzioni cognitive

I movimenti del Tai chi vengono eseguiti in successione e sono coordinati tra loro, permettendo così di contrastare il deterioramento della capacità di eseguire movimenti o compiti in successione). Due metodi molto efficaci sono inoltre l’utilizzo di riferimenti spaziali come l’imitazione dell’istruttore o l’utilizzo di uno specchio una volta assimilati gli esercizi. Il Tai Chi rappresenta inoltre un aiuto a livello cognitivo, perché la rappresentazione mentale delle figure ne favorisce l’apprendimento.

Un effetto rilassante per la malattia di Parkinson

Il Tai Chi è noto anche per i suoi effetti rilassanti: le difficoltà a "mettersi in moto" (acinesia) che caratterizzano la malattia, infatti, vengono peggiorate dall’ansia e bloccano ancora di più i movimenti del paziente, che invece effettuando regolarmente gli esercizi impara a compiere meglio i gesti che gli servono nella vita quotidiana.

Maria Salud Marin Jiménez

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18/03/2014

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