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Il morbo di Parkinson
 
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Che cos'è il morbo di Parkinson?

Il morbo di Parkinson è causato dalla degenerazione delle cellule nervose all’interno dei gangli basali - gruppi di cellule appaiati che svolgono un ruolo essenziale nel controllo dei movimenti muscolari - situati nell’encefalo. Le cause della degenerazione delle cellule nervose con il conseguente blocco nella produzione della dopamina sono ancora sconosciute. Il morbo di Parkinson può comparire, però, dopo traumi alla testa, esposizione a sostanze tossiche nell'ambiente, arteriosclerosi cerebrale.

Parkinson: che cos'è?
© Getty Images

La malattia idiopatica - di cui non si conosce la causa - di Parkinson venne descritta, per la prima volta, nel 1817 dal medico inglese James Parkinson nel suo “Trattato sulla paralisi agitante” - An Essay on the Shaking Palsy - ma la sua ridenominazione, in onore del medico della Regina, avvenne, fra il 1868 e il 1881, grazie al medico francese Jean - Martin Charcot.

Quale è la causa del morbo di Parkinson?

La malattia è causata dalla degenerazione delle cellule nervose all’interno dei gangli basali - gruppi di cellule appaiati che svolgono un ruolo essenziale nel controllo dei movimenti muscolari - situati nell’encefalo. Le cause della degenerazione delle cellule nervose con il conseguente blocco nella produzione della dopamina sono ancora sconosciute. Il morbo di Parkinson può comparire, però, dopo traumi alla testa, esposizione a sostanze tossiche nell'ambiente, arteriosclerosi cerebrale. In ogni caso, la malattia, è un disturbo caratterizzato dalla degenerazione e dalla morte dei neuroni produttori di dopamina. Quando, infatti, questi neuroni scendono sotto il 30 per cento compaiono i primi sintomi tipici della malattia. Certamente, comunque, esiste una componente ereditaria nella predisposizione a sviluppare la malattia ma solo il 10 per cento, circa, dei malati ha un familiare affetto. La componente genetica sembra essere, invece, più importante nei casi ad esordio precoce. Questa patologia colpisce, generalmente, soggetti oltre i cinquant'anni con una, lieve, prevalenza per il sesso maschile. In Italia ci sono più di 200 mila malati di Parkinson con un’incidenza dagli 8 mila ai 12 mila nuovi casi l'anno.

Quali sono i sintomi?

Il primo sintomo, in genere, della malattia è il lieve tremore di una mano, di un braccio o di una gamba. Nelle fasi iniziali, questo tremore, è più accentuato quanto l’arto è a riposo mentre, praticamente, cessa quando l’arto viene mosso. In seguito la malattia colpisce ambedue i lati del corpo inducendo, oltre al tremore, anche rigidità e debolezza muscolari. Le normali attività quotidiane, mangiare, lavarsi, vestirsi, diventano, gradualmente, sempre più difficili. Le capacità cognitive, invece, vengono colpite solo nella fase tardiva della malattia. Tuttavia, però, la parola può essere lenta ed esitante mentre la scrittura, in genere, diventa molto piccola - micrografia parkinsoniana - scatenando nel malato una sindrome depressiva.

I sintomi più classici del morbo di Parkinson sono:

  • andatura rigida, strascicata e sbilanciata che, in alcuni casi, può trasformarsi in piccoli passi, incontrollabili, molto rapidi;
  • tremore, costante, delle mani più spiccato a riposo che, in alcuni casi, è accompagnato da tremito della testa;
  • posizione, costantemente, rigida e curva;
  • espressione facciale fissa.

Quale è la terapia del morbo di Parkinson?

In realtà, ancora oggi, non esiste una cura per la malattia. In realtà gioca un ruolo, fondamentale, migliorare la mobilità dei pazienti attraverso l’esercizio fisico e specifici ausili domestici. Per questo esistono organizzazioni che forniscono, ai malati e ai loro familiari, aiuto e consulenza. Nelle prime fasi della malattia questo sostegno è, spesso, importante per sollevare il morale delle persone affette dal morbo di Parkinson. In seguito, poi, la terapia comprende la somministrazione di farmaci che riducono, al minimo, i sintomi ma che, è bene sottolineare, non possono arrestare la degenerazione delle cellule cerebrali. La terapia farmacologica è, spesso, complessa perché può essere necessario somministrare molti tipi, diversi, di farmaci in varie combinazioni. In genere, comunque, il farmaco più efficace è la levodopa che l’organismo trasforma in dopamina - mediatore chimico assente nelle persone colpite dal morbo di Parkinson - che viene prescritto come “primo” farmaco. Tra i farmaci associati alla levodopa, o prescritti come sostituti, ci sono l’amantadina e la bromocriptina. Un sollievo efficace a sintomi specifici, come il tremore, è recato dagli anticolinergici. In casi particolari, inoltre, si può ricorrere a un intervento chirurgico sull’encefalo. Questa possibilità, adottata per ridurre il tremore e la rigidità, è, però, riservata, in genere, ai malati giovani e attivi, in buone condizioni e nelle prime fasi della malattia. La moderna terapia farmacologica, tuttavia, fornisce alle persone colpite dal morbo di Parkinson una notevole mitigazione della sintomatologia garantendo, in questo modo, una buona qualità della vita.

 

 

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10/10/2011

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