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Il morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer, scoperto nel 1906 dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer, è una malattia progressiva in cui le cellule nervose del cervello degenerano. Questa forma morbosa, che causa la riduzione della materia cerebrale, costituisce la causa più frequente di demenza. Originariamente veniva classificato come demenza “presenile” oggi, invece, sappiamo che questa grave malattia, porta a un lento, progressivo, declino intellettuale e fisico, e non può essere arrestata.

Il morbo di Alzheimer
© Getty Images

Il morbo di Alzheimer, scoperto nel 1906 dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer, è una malattia progressiva in cui le cellule nervose del cervello degenerano. Questa forma morbosa, che causa la riduzione della materia cerebrale, costituisce la causa più frequente di demenza. Originariamente veniva classificato come demenza “presenile” oggi, invece, sappiamo che questa grave malattia, porta a un lento, progressivo, declino intellettuale e fisico, e non può essere arrestata.

Quale è la causa del morbo di Alzheimer?

Non si conosce, ancora oggi, la causa della malattia. E’ noto, però, che nelle persone colpite dal morbo di Alzheimer esiste una riduzione del livello di acetilcolina - un neurotrasmettitore presente in molte aree del sistema nervoso - e un fattore genetico ereditario. Il morbo di Alzheimer, inoltre, è più frequente nei soggetti affetti da sindrome di Down. La malattia compare raramente prima dei 60 anni, anche se esistono casi “giovanili”. Il 30 per cento delle persone oltre gli 80 anni è affetto dal morbo di Alzheimer.

Quali sono i sintomi?

Le caratteristiche di questa malattia variano da una persona all’altra ma, in generale, si possono classificare in tre fasi.

La prima fase. In questo stadio il malato riscontra una crescente perdita di memoria che provoca, come conseguenza, ansia e depressione. Spesso, in questa prima fase, il paziente cerca di compensare i vuoti di memoria compilando, in modo certosino, numerosi elenchi.

La seconda fase. In questo stadio il paziente tende a dimenticare gli eventi recenti. Il malato, infatti, ricorda episodi del passato - l’età scolare, l’inizio della propria attività lavorativa - ma è incapace di ricordare fatti recenti - cosa ha mangiato la sera prima, chi ha incontrato durante la giornata. In questa seconda fase della malattia, inoltre, il paziente è disorientato, nel tempo e nello spazio, la capacità di calcolo declina e compare disfasia - incapacità di trovare la parola giusta per esprimere un concetto. In questo stadio, inoltre, aumenta l’ansia, i cambiamenti di umore diventano improvvisi e, presto, si manifestano alterazioni della personalità.

La terza fase. In questo stadio della malattia il paziente è disorientato e confuso. Possono, inoltre, comparire psicosi, allucinazioni e delirio paranoico. I sintomi, aggravati dalla perdita della memoria, risultano più gravi durante la notte. In questa fase, poi, cominciano a comparire i segni di malattia del sistema nervoso, come i riflessi elementari - reazioni, involontarie, normalmente presenti nei neonati - incontinenza urinaria e fecale. Alcuni malati di Alzheimer, a questo punto, diventano esigenti, sgradevoli e, talvolta, violenti rendendo, così, la convivenza con i familiari, estremamente, difficile. Altri, invece, reagiscono all’opposto diventando docili e indifesi. In genere i malati trascurano l’igiene personale e, spesso, vagano senza una reale meta.

Quale è la terapia del morbo di Alzheimer?

In realtà non esiste, ancora, una cura specifica per questa grave malattia. Oggi le cure per i malati di Alzheimer prevedono, in primis, un’assistenza infermieristica adatta e un’assistenza sociale per il malato ma, anche, per i familiari. Fra le terapie “collaterali” è indispensabile mantenere il malato ben nutrito, in buona forma fisica e occupato in qualsiasi attività. Questo, è dimostrato, aiuta il paziente, soprattutto nelle fasi in cui è ancora consapevole, ad alleviare l’ansia e il dolore personale. In alcuni casi, inoltre, l’uso di tranquillanti può migliorare i comportamenti violenti e aiutare il malato a dormire. Il supporto psicologico ai parenti, poi, è fondamentale per aiutare i familiari a comprendere e arginare le varie fasi della malattia. Per questo motivo, per consentire ai familiari di alleggerirsi del carico della gestione di un malato di Alzheimer, è utile l’assistenza diurna, temporanea, di centri che ospitano i pazienti. La ricerca farmacologica, spinta dal crescente numero di casi, continua a studiare farmaci in grado, se non di guarire la malattia, almeno di arrestarne il processo degenerativo.

Il morbo di Alzheimer è una malattia che ha “un nome terrorizzante: impossibile articolarlo fino in fondo” scrisse John Bayley nel commosso ricordo “Elegia per Iris” dedicato alla moglie Iris Murdoch, scrittrice inglese, morta di Alzheimer; una malattia che ci ricorda che “siamo nati per vivere giorno per giorno”.

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10/10/2011

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