Home  
  
  
    Il morbo di Alzheimer
Cerca

Il morbo di Alzheimer
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

La diagnosi del morbo di Alzheimer

In Italia, le persone affette da demenza sono circa 1 milione. Si stima che negli anni a venire, con l’aumento della popolazione anziana, il numero dei malati sia destinato a crescere. La diagnosi rimane comunque difficile: la metà o oltre la metà dei pazienti non verrebbero riconosciuti ai primi stadi della malattia. Inoltre, la diagnosi è spesso formulata troppo tardi. Allora, come trovare una terapia vantaggiosa per il paziente? Doctissimo ti fornisce le risposte ad alcune domande sull'argomento.

Il morbo di Alzheimer
© Getty Images

Da una quindicina d'anni, sono stati pochi i progressi messi a segno in campo terapeutico. In compenso, la scoperta del morbo di Alzheimer si è affinata. Nella maggior parte dei casi, di fronte a una serie di elementi probanti, i medici approdano ad una diagnosi certa. Sono in grado di categorizzare anche meglio i pazienti e di formulare diagnosi precoci.

Passare da una diagnosi presunta a una diagnosi certa di Alzheimer

A oggi non esiste un test unico che permetta di stabilire se una persona è affetta dalla malattia di Alzheimer. Ciò nonostante, l'associazione dei segni clinici, dei risultati di test neuropsicologici e dei segni radiologici permette di formulare una diagnosi sicura, oltre il 90%. È necessario distinguere i pazienti che soffrono di Alzheimer conclamato dai cosiddetti "mild cognitive impairment" o MCI (pazienti con disturbo cognitivo lieve). Queste persone si trovano nello stadio infra-clinico e non presentano alterazioni delle funzioni cognitive. È possibile soffrire di un MCI e non sviluppare mai una malattia di Alzheimer. Solo il 20% dei pazienti svilupperà l'Alzheimer in futuro. Nel loro caso, solo l'evoluzione nel tempo consente di confermare la diagnosi. Questi pazienti vengono seguiti con regolarità dalle Unità di Valutazione Alzheimer (UVA).

Alzheimer: i test neuropsicologici

I test neuropsicologici consentono di determinare l'origine e la natura dei disturbi. Spesso vengono condotti in occasione di una visita medica. Innanzitutto, viene eseguito il Mini Mental State Examination (MMSE) di Folstein. Questo test, graduato su una scala da 0 a 30, consente una diagnosi rapida dei deficit cognitivi ed esplora le funzioni cognitive, ovvero le capacità mentali: giudizio, memoria, organizzazione mentale, orientamento nello spazio, nel tempo, le persone - e le funzioni percettive - schema corporeo, relazioni spaziali, capacità di riconoscere... Un punteggio MMSE compreso tra 10 e 26 è indice di un Alzheimer da lieve a moderato, mentre un punteggio compreso tra 19 e 3 indica uno stadio da moderato a grave.
Per valutare il deficit mnemonico, il test delle cinque parole di Dubois vene utilizzato come il test dell'orologio. A tale proposito, citiamo anche il FAB (Frontal Assessment Battery). Questi esami consentono di valutare la memoria recente, il linguaggio e le attività complesse. Un check-up ortofonico può completarli. Dopo aver eseguito questa prima "scrematura", vengono condotti altri esami.

Alzheimer: gli altri test

Vengono eseguiti esami biologici a partire dal sangue e dalle urine per escludere erronee patologie demenziali curabili o individuare una malattia che si instaura come fattore di aggravamento del morbo di Alzheimer, ad esempio l'anemia, il diabete, i disturbi della ghiandola tiroide, le carenze di vitamina B12 e folati.
 Seconda fase: esecuzione di test neuropsicometrici. Consentono di sottoporre a test le diverse zone di memoria. Quali sono i test principali? Il test di Grober e Buschke, un test di riferimento per diagnosticare i deficit della memoria episodica (fatti recenti), il test della Figura complessa di Rey, che si riferisce alla memoria visiva, il FAB (Frontal Assessment Battery), eseguito in occasione di una visita medica, il DO80, test del linguaggio, e il TMTAB, test della memoria di lavoro.
 Questi test vengono sistematicamente eseguiti in concomitanza con l'imaging a risonanza magnetica, presso i reparti specializzati degli ospedali e i CMRR (Centre Magnetic Resonance. Research – Centro Ricerca Risonanza Magnetica).

L'imaging a risonanza magnetica (MRI) consente di evidenziare la presenza di eventuali postumi di incidenti vascolari all'origine delle difficoltà cognitive. In particolare, consente di individuare una possibile atrofia degli ippocampi, criterio recentemente introdotto ai fini della diagnosi precoce della malattia di Alzheimer. 
Infine, vengono eseguite in modo concomitante una serie di scintigrafie cerebrali (tomografia a emissione di fotone singolo). La loro funzione? Fornire un imaging funzionale del cervello per vedere come funziona.
 Insieme, questi esami consentono di approdare ad una diagnosi certa. In caso di dubbio, si ipotizza un disturbo della memoria e gli esami vengono nuovamente eseguiti 6 o 9 mesi dopo. Tuttavia, a dispetto di queste misure, finora solo la bioposia post-mortem consente di formulare una diagnosi sicura al 100%.

Il futuro: verso i test biologici?

I progressi realizzati nella comprensione dei meccanismi biologici della malattia hanno consentito di individuare alcuni marcatori biologici della patologia, in particolare le proteine Tau totali, le proteine Tau iperfosforilate e il peptide Aβ 1-42 presenti nel liquido cefalo-rachidiano. Tuttavia, non è stata confermata un'applicazione nella pratica clinica corrente di questi dosaggi. I biomarcatori, infatti, risultano ancora insufficienti per approdare ad una diagnosi differenziale della malattia di Alzheimer con un'altra sindrome demenziale. Si dovranno sviluppare altri marcatori, in particolare quelli da dosare attraverso un semplice prelievo di sangue.

Poiché sono in corso nuove ricerche, si può confidare nella messa a punto di test biologici in un futuro più o meno prossimo. Si tratta di un fattore determinante che consentirà di individuare la malattia ancor prima della comparsa dei sintomi iniziali e di curarla in tempo.

Anne-Sophie Glover-Bondeau

Commenta
06/12/2012

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale