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Alzheimer : una malattia diversa dalle altre

Alzheimer: ecco un nome che da più di una decina d’anni risuona all’orecchio di tutti come la malattia che incarna tutti i pericoli e tutte le paure. Cerchiamo di far luce su questo fenomeno, poiché le cifre mostrano che la sua frequenza nelle età in cui la malattia colpisce è tutto sommato relativa.

Alzheimer : una malattia diversa dalle altre
© Getty Images

Forse bisogna cercare la spiegazione nel notevole invecchiamento della nostra società che, in meno di un secolo, ha visto raddoppiare la sua speranza di vita. La contropartita è evidente: le alterazioni cerebrali correlate all’invecchiamento sono venute alla ribalta, e la malattia di Alzheimer è quindi diventata il principale accusato, poiché la sua incidenza aumenta con l’età.

È per questa ragione che essa cristallizza le angosce intorno a un tema che riguarda ciascuno di noi.

La frequenza con cui compare la malattia è:

  • Dal 5 al 7 % tra i 65 e i 79 anni
  • Il 20 % tra i soggetti con età superiore agli 80 anni
  • Il 32 % nei soggetti con più di 90 anni

I sintomi dell'Alzheimer non passano inosservati

In un primo tempo il malato è colpito da disturbi della memoria:la tendenza a dimenticare gli avvenimenti recenti, i nomi familiari, e poi i fatti più lontani nel tempo, mette in allarme il soggetto o uno dei membri della sua famiglia. Il malato perde progressivamente la nozione del tempo e dello spazio; il ritmo giorno/notte si inverte. In breve tempo fa fatica ad esprimersi, perché le parole gli vengono a mancare e le sue frasi diventano incoerenti.

Un’evoluzione lenta, ma certa, dell'Alzheimer

Progressivamente il deficit si accentua e i disturbi riguardano gli spostamenti, l’autonomia, i gesti della vita quotidiana. Il malato sbaglia tragitto, ripete le stesse cose, non riesce più a far funzionare gli elettrodomestici, a contare il denaro ecc. La progressione della malattia è invalidante e può arrivare a mettere in pericolo la persona. Dimenticanze e perdita della memoria, errori della vita quotidiana coesistono con dei periodi di coscienza.

È una situazione molto angosciante per il malato, e l’ansia risulta intensificata dal fatto che la sua visione del mondo è alterata: la conversazione diventa laboriosa, poiché la persona dimentica ciò che vuole dire, è incapace di valutare le conseguenze delle sue azioni e diventa impulsiva. Può quindi subentrare una fase di depressione, di indifferenza o di forte sfiducia. Più la malattia evolve, più i sintomi sono esacerbati. Il malato può inoltre avere delle reazioni di panico che lo portano a gridare, a piangere o a diventare violento per esprimere la propria sofferenza.

Alzheimer: una diagnosi per esclusione

Per la malattia di Alzheimer non è possibile formulare una diagnosi formale. In un primo tempo il medico dovrà distinguere la probabile malattia di Alzheimer da altre malattie che possono provocare gli stessi sintomi e che sono eventualmente curabili. Il medico potrà quindi effettuare degli esami, in particolare l’elettroencefalogramma, una TC e un’analisi del liquido cefalorachidiano ottenuta attraverso la puntura lombare, e sottoporrà il paziente a test particolari detti psicometrici (disegni, riproduzione di gesti, sequenze motorie) che permetteranno di seguire la progressione della malattia.

Trattamento farmacologico e comportamentale dell'Alzheimer

Da qualche anno vengono utilizzati dei farmaci per lottare contro la malattia di Alzheimer, che permettono di migliorare la qualità della vita del paziente, di alleviare i sintomi della malattia e a volte di rallentarne l’evoluzione. Essi però non intervengono sulle cause, che sono ancora poco note. Sembra che un trattamento precoce sia più efficace, ed è quindi importante formulare tempestivamente una diagnosi.

Attualmente sono in corso ricerche su nuovi farmaci in grado non solo di rallentare la progressione della malattia ma soprattutto di arrestarla. In ogni caso il trattamento psico-comportamentale, incentrato sulla memoria e sulla socializzazione, è indispensabile. Questi esercizi vengono svolti in collaborazione con il partner del paziente o con i suoi cari, perché questi possano proseguire a domicilio gli esercizi proposti.

La malattia di Alzheimer richiede degli interventi di sostegno molteplici, che possono provenire in primo luogo dalla famiglia: quest’ultima gioca infatti un ruolo essenziale, poiché su di essa che si basa la qualità dell’ambiente da cui dipende il benessere del paziente. Accanto ad essa, le istituzioni specializzate potranno mettere a disposizione dei pazienti del personale competente, in grado di stimolare le loro capacità cognitive e di affrontare eventuali crisi. Non va infine dimenticata l’importanza delle associazioni, che sono in grado di informare nel modo più esauriente il paziente e la sua famiglia.

Dr Jean de Présilly

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27/11/2012

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