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Cosa si rischia davanti al computer

In campo lavorativo, ma anche per passatempo, lo schermo catodico si è imposto nel nostro quotidiano. Il moltiplicarsi dei computer ha portato all’utilizzo corrente di terminali sia in ambito professionale che per uso domestico. Spesso, tuttavia, questi schermi hanno una cattiva reputazione, accusati di provocare disturbi visivi, secchezza oculare o anche di peggio. Ma quali sono i rischi reali?

I rischi del pc
© Getty Images

Negli ultimi trent’anni gli schermi dei computer hanno invaso i luoghi di lavoro. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attualmente si utilizzano oltre 150 milioni di postazioni.

Accusate di tutti i mali: le radiazioni

Poco dopo essere stati introdotti sul luogo di lavoro, questi schermi sono stati accusati di tutti i mali possibili: cefalee, vertigini, stanchezza, cataratta, eruzioni cutanee, problemi legati alla gravidanza… Principali sospettati, i vari raggi (luminosi, X, elettromagnetici, ecc.) sono stati di volta in volta messi fuori discussione.

I raggi X a bassa energia prodotti nel tubo catodico sono bloccati dallo schermo e non fuoriescono.

I raggi luminosi comprendono gli ultravioletti (UV), il raggio visibile e gli infrarossi (IR). Gli IR vengono dissipati sotto forma di calore dal terminale. Quantità esigue di UV vengono emesse dal tubo ma, secondo l’OMS, rimangono molto inferiori a quelli che passano da una finestra in una giornata d’inverno. Secondo François Cail, ricercatore nel dipartimento «Uomo al lavoro» dell’Istituto nazionale di ricerca e di sicurezza francese (INRS), l’esposizione per un mese di lavoro davanti a un monitor equivale a un minuto in pieno sole.

I circuiti elettronici dei TEV, infine, producono campi elettromagnetici di bassa e alta frequenza. Essi sono spesso tra i principali accusati.

Nessun pericolo per la salute

Da circa una quarantina di anni, le radiazioni elettromagnetiche sono oggetto particolare di studio. Le fonti di queste emissioni sono multiple:linee elettriche, apparecchi alimentati da motori elettrici, installazioni di telecomunicazioni e radiodiffusione, telefoni cellulari e monitor di computer.Tuttavia, l’emissione di radiazioni elettromagnetiche da parte dei monitor resta ben al di sotto delle norme autorizzate.I comitati di esperti le giudicano troppo deboli per poter avere un effetto sulla salute. Nel1997, il Consiglio Nazionale della Ricerca degli Stati Uniti ha concluso che l’esposizione ai campi magnetici noti nell’ambiente domestico non presentava pericoli per l’uomo.

Inoltre, nessuno studio ha consentito di evidenziare relazioni con le eruzioni cutanee, per esempio, né relazioni tra gli aborti spontanei con le diverse emissioni dei monitor dei computer.

Non è stato dimostrato alcun effetto dei campi elettromagnetici sul processo di riproduzione: se esistono effetti legati a questo tipo di lavoro, si tratterebbe di effetti legati allo stress.

Analogamente, i problemi dermatologici riscontrati nei Paesi scandinavi sarebbero perlopiù legati a fattori ambientali (eccessiva secchezza dell’aria) e psicologici (stress).

Un rivelatore: più di un responsabile di problemi visivi

Non è stato possibile evidenziare alcun legame tra le cataratte e le patologie oculari e il lavoro davanti al computer. “Sin dal 1982, alcuni ricercatori svedesi hanno stimato che, per contrarre una cataratta, bisognerebbe restare davanti a uno schermo per 650 anni”, precisa François Cail.Secondo l’OMS, tuttavia, in situazioni estreme la luminosità e il riflesso dei monitor può essere fonte di stanchezza oculare e mal di testa.

Secondo l’Associazione degli optometristi del Québec (Canada), la maggior parte delle volte la stanchezza oculare è favorita da un deficit visivo: acutezza visiva da vicino, capacità di focalizzazione, convergenza, movimenti oculari, sistema di lacrimazione, sensibilizzazione del contrasto… “Secondo alcuni studi svizzeri, dal 20 al 30% della popolazione soffre di leggeri difetti visivi non invalidanti. Il lavoro davanti a uno schermo non è responsabile di questi problemi ma funge allora da rivelatore”, precisa François Cail. I riflessi sul monitor, una distanza tra gli occhi e lo schermo insufficiente (inferiore ai 50 cm) e una cattiva definizione sono tutti fattori aggravanti. La particolarità del lavoro allo schermo (asse dello sguardo più alto) provoca anche uno sbattimento insufficiente degli occhi. Questa fissità può provocare un’evaporazione delle secrezioni lacrimali e dunque secchezza oculare. Per evitare questi inconvenienti, è consigliabile fare delle pause e mettere la parte alta del monitor all’altezza degli occhi.

Questi disturbi non sono duraturi e possono essere alleviati con un po’ di riposo e con una migliore sistemazione ergonomica della postazione di lavoro. Molto spesso sotto accusa c’è anche la scarsa illuminazione.

Fino a oggi, dunque, sembra che tutti questi timori siano infondati. Di recente sono stati evidenziati altri danni del lavoro allo schermo: il moltiplicarsi di disturbi muscolo-scheletrici agli avanbracci, al polso, all’indice o al pollice. Negli Stati Uniti, il 22% di questi disturbi sono oggi imputabili al lavoro davanti al computer.

Continua dunque a navigare in tutta tranquillità sul tuo computer, ricorda però di avere una sistemazione comoda.

David Bême

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04/11/2014

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