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La sindrome di Marfan: una malattia ereditaria grave che può passare inosservata

La sindrome di Marfan è una malattia genetica proteiforme che può restare silente per molti anni, per poi rivelarsi fatale se non viene trattata, mentre se viene diagnosticata e curata tempestivemente non impedisce di condurre una vita quasi del tutto normale.

La sindrome di Marfan
© Getty Images

La sindrome di Marfan colpisce in Francia circa 1 persona su 5.00 (ovvero un neonato ogni 2 giorni), per un totale di circa 12.000 pazienti (15.000 circa in Italia). Abramo Lincoln, presidente degli Stati Uniti nel 1860, e Niccolò Paganini, celebre violinista e chitarrista, ne erano affetti. Il Professor Guillaume Jondeau, cardiologo all’Ospedale Bichat AP-HP di Parigi (Centro di riferimento per la malattia di Marfan) ci spiega le particolarità di questa malattia rara. 

La sindrome di Marfan: una malattia genetica ereditaria

La malattia di Marfan prende il nome del medico francese Antoine Marfan, il primo a parlarne alla fine del XIX secolo.

Questa patologia genetica ereditaria è causata dall’alterazione di un gene con conseguente produzione anomala di fibrillina, una proteina indispensabile per i tessuti di sostegno dell’organismo. La modalità di trasmissione autosomica dominante ha diverse implicazioni:

- la sindrome di Marfan colpisce indifferentemente maschi e femmine;

- basta che uno dei genitori sia portatore dell’anomalia perché il bambino contragga la malattia;
- un padre o una madre affetto dalla malattia ha fino al 50% di rischio di trasmetterla ai figli.

In circa un terzo dei casi, tuttavia, la malattia insorge "accidentalmente" in un bambino con genitori sani: ciò significa che nell’ovulo o nello spermatozoo da cui è nato si è verificata una mutazione spontanea del gene responsabile. 

I sintomi della sindrome di Marfan

Una delle particolarità della sindrome di Marfan è che presenta delle manifestazioni cliniche diverse e di intensità variabile a seconda degli individui, da sintomi che richiedono solo controlli regolari a una grave invalidità associata a complicazioni severe, come spiega il Professor Guillaume Jondeau, cardiologo all’Ospedale Bichat AP-HP (centro di riferimento per la sindrome di Marfan) : "Quest’alterazione genetica, che è presente fin dalla nascita o anche da prima, si manifesta più o meno presto a seconda del soggetto ma anche a seconda degli organi interessati: questa fragilità de tessuti può infatti colpire l’occhio (causando una fragilità dei legamenti che può rendere instabile il cristallino) o il cuore (con l’aorta che tende a dilatarsi). Si tratta di una malattia asintomatica, che ad esempio non provoca dolore, ma può causare una rottura dell’aorta. A questo stadio, la morte è inevitabile". Un esito tragico che Paulette, 70 anni, a cui la malattia è stata diagnosticata a 50 anni passati, conosce bene: "Ho sempre avuto molte distorsioni e piccoli sintomi, ma si trattava di manifestazioni di lieve entità a confronto dei miei due fratelli, che erano dei tipici malati di sindrome di Marfan, molto alti: uno misurava 2,5 metri e l’altro 1 metro e 98, e tutti e due sono morti per una dissezione dell’aorta". Gli altri segni che permettono di identificare la sindrome di Marfan sono infatti: notevole altezza, dita grandi, eventuale deformazione  del torace, ipelassità dei legamenti (o ipermobilità articolare) , scoliosi, piedi piatti, ecc. 

Come viene diagnosticata?

Tutte queste manifestazioni possono passare del tutto inosservate se non ci prende in considerazione la malattia, come ci spiega il Professor Jondeau: "Dato che si è più soggetti all’iperlassità dei legamenti e quindi ai dolori articolari, è difficile fare chiarezza: in genere si sospetta una sindrome di Marfan in presenza di segni scheletrici tipici associati a un problema oftalmico, ad esempio, o ancora in caso di soggetti con precedenti familiari, ma è possibile trovare cinquantenni o sessantenni affetti dalla sindrome di Marfan senza saperlo, che possono morire in seguito a dilatazione dell’aorta senza che sia stata formulata una diagnosi. Per cercare una dilatazione dell’aorta, infatti, occorre che ci sia già un esame che giustifichi un’indagine in questo senso, come ad esempio in caso di risonanza magnetica del torace o di ecografia cardiaca effettuate in presenza di ipertensione e dalle quali risulti un ingrossamento dell’aorta". Tutta la difficoltà dello screening consiste quindi nella necessità di riconoscere i soggetti a rischio di complicanze di questo genere, per poterle prevenire. 

Trattamenti della sindrome di Marfan

Una volta formulata la diagnosi, la terapia riguarderà ogni parte del corpo interessata: "La scoliosi viene trattata in funzione della sua gravità, dall’assenza di interventi in caso di scoliosi moderata passando per il busto fino alla chirurgia. A livello oftalmologico, il trattamento viene effettuato in funzione dei disturbi e dei rischi per la funzionalità dell’occhio: si va dalla miopia, facilmente risolvibile con degli occhiali,  fino alla necessità di rimuovere il cristallino se esso risulta dislocato in seguito a ectopia, con conseguente rischio di ipertensione oculare. È inoltre possibile che una miopia grave presenti come complicanza un distacco della retina; in passato alcuni casi progredivano fino alla cecità, ma ora è molto raro. A livello cardiologico, infine, si cerca di proteggere l’aorta evitando gli sforzi bruschi e violenti e prevenendo gli sbalzi di pressione arteriosa e livelli di pressione troppo elevati. Per quanto riguarda la terapia, si fa ricorso ai betabloccanti che hanno l’effetto di rallentare il cuore, ma se a un certo punto una parte dell’aorta si dilata troppo la si sostituisce per prevenirne la dissezione".

Questa malattia, per ora incurabile, non impedisce quindi di condurre una vita normale, a condizione di rispettare alcune accortezze, come quella di non scegliere di lavorare in un’impresa di traslochi (in caso di dilatazione dell’aorta) o di fare il pugile (in caso di ectopia del cristallino). Per il resto la situazione è piuttosto rassicurante, perché grazie ai progressi della medicina negli ultimi anni i malati di sindrome di Marfan hanno guadagnato 30 anni di speranza di vita, raggiungendo quasi quella della popolazione generale. 

A che punto è la ricerca

E la ricerca a che punto è? "Non si può ancora parlare di guarigione", dichiara con cautela il Professor Jondeau, "ma sono in corso degli studi per testare un trattamento che ha dato dei primi risultati molto positivi: il Losartan, un antiipertensivo appartenente alla classe dei sartani utilizzato in caso di ipertensione arteriosa e insufficienza cardiaca, che potrebbe risultare efficace per questo tipo di pazienti". Inoltre si comprendono sempre meglio i meccanismi coinvolti nella dilatazione dell’aorta, il fenomeno correlato alla mortalità particolarmente alta in questa sindrome, e si riesce a diagnosticarla tempestivamente e a prevenire l’insorgenza di sintomi gravi. Riguardo al progetto di avere dei figli e alle inevitabili domande che ci si pone, lo screening prenatale permette di vedere se il feto presenta il marker della malattia e di agire di conseguenza e in totale consapevolezza (la sindrome di Marfan fa parte delle malattie genetiche per le quali è permesso l’aborto terapeutico). Paulette presenta una versione attenuata della malattia e, nella sua famiglia, solo un fratello non è stato colpito, mentre il padre e la nonna paterna erano affetti dalla sindrome, nonché tutti i fratelli e le sorelle di quest’ultima. Tra le due figlie di Paulette, la patologia ha colpito la più piccola e Paulette ha anche dei nipoti e dei pronipoti, che lei preferisce "non infastidire con queste cose per ora", pur assicurandosi che siano seguiti bene dai medici. Anche lei è tenuta costantemente sotto controllo, nonostante la malattia abbia finora lasciato relativamente tranquilla la "piccola paffutella", come si definisce lei stessa. 

Le sindromi accomunate a quella di Marfan

Grazie ai progressi della biologia molecolare è ormai noto che altri geni possono essere coinvolti in pazienti che presentano dei sintomi molto simili a quelli della malattia di Marfan ma che non sono causati dalla stessa mutazione (il gene della proteina TGF-beta o dei suoi recettori, le proteine contrattili delle cellule muscolari, il mediatore intracellulare, ecc.).

 

Anne-Flore Gaspar-Lolliot

 

Fonti
- Intervista al Professor Jondeau, 29 aprile 2014

- Intervista a Paulette, 22 aprile 2014

- Cartella stampa dell’Association Française des Syndromes de Marfan et Apparentés (AFSMa) (Associazione francese delle sindromi di Marfan e simili (AFSMa)

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14/08/2014

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