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La sindrome coronarica acuta

Oggi l’infarto è una delle più frequenti cause di morte, soprattutto tra gli uomini, ma quello che spesso si ignora è che ad essere malato non sempre è il cuore. La sindrome coronarica acuta è uno dei casi in cui a non funzionare non è il muscolo cardiaco, ma le sue arterie principali, le coronarie. Scopri con Doctissimo e la dottoressa Donatella D’Angelo, specialista in Medicina Interna e Patologia Clinica, con indirizzo immuno-ematologico, i sintomi della sindrome coronarica acuta e la terapia migliore per guarire.

La sindrome coronarica acuta
© Getty Images

L'infarto miocardico e l'angina

La sindrome coronarica acuta è la più grave delle coronaropatie, una situazione in cui si verifica una mancanza di sangue, e quindi di ossigeno, al cuore. Questo fenomeno è conosciuto col nome di cardiomiopatia ischemica, che comprende sia l’infarto miocardico acuto che l’angina pectoris. In particolare possono verificarsi due diversi tipi di infarto. L’infarto miocardico con occlusione, o sub-occlusione severa, del vaso coronarico provoca una necrosi del tessuto miocardico, che si osserva sia grazie ad alcuni marcatori presenti nel sangue, che alla caratteristica forma dell’onda dell'elettrocardiogramma, in cui si riscontra un’elevazione del tratto ST e la formazione dell'onda Q. Quando invece si ha un infarto miocardico acuto con occlusione incompleta o transitoria del vaso coronarico, allora manca nell’elettrocardiogramma l’elevazione del tratto ST e si può intervenire semplicemente rimuovendo la sub-occlusione con un’angioplastica. Anche nel caso dell’angina pectoris, si ha una riduzione del flusso di sangue con la comparsa del dolore toracico, ma ciò che cambia è il tempo in cui i tessuti del cuore restano senza ossigeno. Nell’angina pectoris si tratta di un intervallo di tempo molto breve, tanto che non c’è necrosi dei tessuti come invece accade nell’infarto miocardico acuto con occlusione completa o incompleta.

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I sintomi della sindrome coronarica acuta

Questione di vitale importanza è riconoscere ai primi sintomi la sindrome coronarica acuta così da poter correre al pronto soccorso più vicino prima che si arrivi all’infarto. Sostanzialmente i sintomi sono simili a quest’ultimo: dolore al lato sinistro del torace con possibile interessamento del braccio, sensazione di oppressione o bruciore al petto, forte e improvvisa sudorazione, nausea o vomito e difficoltà respiratorie. Oltre questi sintomi, che sono i più diffusi, in alcuni casi si è riscontrato anche dolore alla mandibola, vertigini e svenimenti.

Le cause della sindrome coronarica acuta

Le cause della sindrome coronarica acuta possono essere diverse: colesterolo alto, fumo, diabete, ipertiroidismo e pressione arteriosa alta sono tra i fattori di rischio maggiori. Da considerare ci sono anche i fattori ereditari. Chi ha avuto altri familiari con malattie cardiache o ictus dovrebbe prestare più attenzione al proprio cuore, soprattutto dopo i 45 anni per gli uomini e i 55 per le donne. Ovviamente incide anche lo stile di vita: la pratica costante di un’attività fisica, anche se leggera, e un’alimentazione equilibrata, senza eccessi di sale e grassi saturi, possono essere due alleati insostituibili per la salute delle coronarie e, quindi, del cuore. L’obesità è un altro fattore di rischio da tenere in considerazione, soprattutto se il grasso è concentrato sull’addome e il punto vita supera i 102 cm per gli uomini e gli 88 per le donne. Secondo un recente studio, infatti, il grasso presente in questa zona del corpo è indicativo del grasso viscerale, ovvero il grasso nascosto tra gli organi interni, il più dannoso per il cuore.

La terapia per la sindrome coronarica acuta

La terapia per la sindrome coronarica acuta è mirata a ristabilire un buon flusso sanguigno al cuore. Tra i farmaci più usati, quindi, quelli utili a rendere il sangue più fluido, come aspirina, ace-inibitori e trombolitici, e quelli per far rilassare il muscolo cardiaco e abbassare la pressione arteriosa, come i beta-bloccanti. A questi possono aggiungersi quelli per diminuire il colesterolo, nel caso ne vengano riscontrati valori alti nel sangue. A volte, però la terapia farmacologica non è sufficiente e l’unica strada per liberare le coronarie è quella chirurgica, In questo caso il cardiologo valuterà se effettuare un angioplastica, se l’occlusione è parziale, o un bypass coronarico.

Giuditta Danzi

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03/03/2014

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