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Le malattie del pericardio

Dolore al petto e difficoltà a respirare fanno pensare subito a un infarto, ma se invece il responsabile del malore fosse il pericardio? Doctissimo, con l’aiuto della dottoressa Donatella D’Angelo, specialista in Medicina Interna e Patologia Clinica (con indirizzo Immuno-Ematologico), spiega le funzioni del pericardio, il sacco protettivo in cui è contenuto il nostro cuore. Cosa accade quando si ammala e le terapie per tornare in salute?

Le malattie del pericardio
© Getty Images

Pericardio fibroso e sieroso

Il pericardio è una membrana molto sottile che ricopre il muscolo cardiaco e, per piccole porzioni, i grandi vasi sanguigni che in esso confluiscono. Si distinguono due tipi di pericardio: il pericardio fibroso, la parte esterna della membrana, e quello sieroso, la parte interna. Il pericardio sieroso si può immaginare come due sottilissimi strati, chiamati foglietto parietale e foglietto viscerale, tra i quali scorre il liquido pericardico con la specifica funzione di mantenere umide le superfici evitandone lo sfregamento. Questa sorta di sacco che avvolge il cuore ha l’importante funzione di proteggerlo dall’esterno e dalle infezioni, e allo stesso tempo di regolare al suo interno la circolazione evitando le dilatazioni. Scopri la struttura dell'apparato cardiocircolatorio. 

La pericardite

Come tutti gli organi, anche il pericardio può essere colpito da infiammazioni dovute a varie cause. Una delle malattie più diffuse è proprio la pericardite, un’infiammazione che provoca l’arrossamento e il gonfiore del pericardio sieroso e fibroso, a cui si aggiunge il versamento pericardico, ovvero un aumento del liquido tra i due foglietti. A seconda delle cause si distinguono diversi tipi di pericardite, tra cui quella infettiva, dovuta a virus o batteri e quella non infettiva, provocata da un malfunzionamento cardiaco, ma c’è anche la pericardite idiopatica del quale non si conoscono le cause. La pericardite può anche essere legata ad altre patologie, come le malattie autoimmuni e i tumori, primitivi o secondari.

Pericardite: i sintomi

I sintomi sono diversi da soggetto a soggetto, e possono anche non esserci, ma i più diffusi sono febbre, stanchezza, difficoltà a respirare, tosse, singhiozzo, tachicardia e dolore al torace. Quest’ultimo è differente però dal dolore che si avverte in caso di infarto miocardico in quanto è pungente e non costrittivo. Tipico del dolore della pericardite acuta è la sua attenuazione quando il paziente si siede, con il capo in avanti, e la sua accentuazione invece quando si sdraia. Quali sono i sintomi dei principali disturbi cardiaci?

Pericardite: quanto dura?

Se si tratta della forma acuta il decorso della malattia non supera le sei settimane, mentre si parla di pericardite cronica nel caso si superino i sei mesi. Se invece si ha un decorso di una durata tra le sei settimane e i sei mesi allora si parla di pericardite subacuta. In presenza dei sintomi della pericardite è bene rivolgersi a un cardiologo, che, se riterrà opportuno, potrà prescrivere alcuni esami mirati ad arrivare a una diagnosi. In genere per verificare la presenza di una pericardite si ricorre all’emocromo, per controllare i valori dei globuli bianchi, alla VES, per sapere se è in corso un’infezione all’interno dell’organismo e al PCR per verificare la presenza di un’infiammazione. Molto utili per la diagnosi anche l’elettrocardiogramma, per controllare il ritmo cardiaco, e l’ecocardiogramma per verificare l’aumento del liquido pericardico. In particolare, le alterazioni elettrocardiografiche in corso di pericardite sono molto frequenti, spesso notevoli, significative e diagnostiche: esse possono indirizzare verso la diagnosi della malattia, indicare la forma di pericardite, il suo stadio evolutivo e le eventuali complicanze come un eccessiva presenza di liquido pericardico da rimuovere con una pericardiocentesi di urgenza.

Pericardite: la terapia

La terapia è basata su antibiotici, se si tratta di una pericardite di origine batterica, altrimenti risulta molto efficace l’aspirina. Qualora così non fosse il medico valuterà una terapia a base di antiinfiammatori non steroidei, come l’ibuprofene, ma si può anche ricorrere ai cortisonici. Molti pazienti presentano recidive nei primi due anni dalla prima manifestazione della pericardite, ma solitamente la terapia farmacologica è sufficiente alla guarigione completa. Ci sono due possibili complicanze della pericardite,però, che rendono necessario un intervento chirurgico: il tamponamento cardiaco e un danno permanente al pericardio. Nel caso del tamponamento cardiaco, l’aumento del liquido pericardico provoca una compressione sul cuore che non riesce più a pompare il sangue come dovrebbe. In questo caso è necessario sottoporre il paziente a intervento chirurgico per ridurre il liquido e consentire al cuore di esercitare a pieno le sue funzioni di pompa. Se, invece, il pericardio è ormai danneggiato e ha perso la sua elasticità, oppure se le pericarditi diventano eccessivamente frequenti, allora il cardiologo può decidere per una pericardectomia, rimuovendo la parte del pericardio danneggiata o l’intera membrana. Il pericardio, infatti, non è un organo vitale e il cuore, anche se meno protetto e aiutato, continua le sue funzioni anche senza questa membrana.

Giuditta Danzi

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02/04/2014

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