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Le malattie delle valvole cardiache

La parola valvole associata a un organismo "vivente" sembra rimandare all'idea di film di fantascienza anni '80. Si ignora tuttavia che il funzionamento del nostro cuore è strettamente legato alla presenza di quattro valvole cardiache. Quali sono? E cosa succede se si ammalano? Doctissimo, con la consulenza della dottoressa Donatella D’Angelo, specialista in Medicina Interna e Patologia Clinica, con indirizzo Immuno-Ematologico svela tutto ciò che c’è da sapere sulle malattie delle valvole cardiache, sui loro sintomi e sulle possibili terapie.

Le malattie delle valvole cardiache
© Getty Images

Le valvole cardiache: funzionamento

All’interno del cuore c’è un continuo flusso di sangue facilitato da quattro “porte”, le valvole cardiache, che hanno il compito di evitare i reflussi di sangue all’interno di questo prezioso organo vitale. La valvola mitrale, o bicuspide, che si trova tra l’atrio e il ventricolo sinistro, e la valvola tricuspide, che invece collega l’atrio e il ventricolo destro, sono valvole atrioventricolari, ovvero hanno la funzione di evitare il reflusso negli atri durante la fase di contrazione del muscolo cardiaco. La valvola aortica, tra il ventricolo sinistro e l’aorta, e la valvola polmonare, tra il ventricolo destro e l’arteria polmonare, sono valvole semilunari ed evitano che il sangue torni nei ventricoli durante la fase di rilassamento della pompa cardiaca. Le valvole cardiache si chiudono e si aprono a ogni battito del cuore e il loro funzionamento è interamente basato sul differenziale di pressione tra le parti da esse collegate. Due sono le patologie che colpiscono con più frequenza le quattro valvole cardiache: la stenosi e l’insufficienza valvolare.

La stenosi valvolare cardiaca

La stenosi è un restringimento della valvola cardiaca a causa del quale il sangue ha difficoltà a passare da una parte all’altra. A seconda della valvola che ne è colpita, si parla di stenosi aortica, stenosi polmonare, stenosi mitralica e stenosi della tricuspide. Oltre l’invecchiamento, che è causa comune ai diversi tipi di stenosi, a provocare questa patologia c’è spesso una malattia reumatica. Essa determina un disordine del tipo-autoimmune, cioè recidive frequenti di faringo-tonsillite che conducono alla sensibilizzazione del soggetto nei confronti di molecole antigeniche portate dallo Streptococco di tipo A e, quindi, a un indurimento della valvola. I sintomi più comuni in questo caso sono palpitazioni, difficoltà a respirare, specie da sdraiati, e facile affaticamento, questi ultimi entrambi dovuti al diminuito potere di pompa del cuore. Per la diagnosi, oltre ad un classico rumore acustico riscontrabile dal medico con lo stetoscopio, è particolarmente utile l’ecocolordoppler cardiaco, per verificare la circolazione del sangue all’interno del cuore. Rispetto alla terapia, se si tratta di una stenosi di lieve entità, spesso asintomatica, verrà prescritta solo una terapia antibiotica, per evitare possibili complicanze come l’endocardite, l’infiammazione dei tessuti che ricoprono le valvole. Se, invece, la stenosi è in uno stadio avanzato e le funzionalità della valvola sono compromesse allora si ricorre alla sua sostituzione chirurgica. Doctissimo approfondisce l'efficacia della chirurgia sul cuore con l'articolo sulla Cardiochirurgia

L’insufficienza valvolare cardiaca

Nell’insufficienza valvolare, la valvola non chiude più “ermeticamente”, per cui non riesce più ad assicurare che il sangue fluisca nella corretta direzione e non ci siano dei reflussi. Anche in questo caso si distingue tra insufficienza aortica, insufficienza mitralica, insufficienza polmonare e insufficienza della tricuspide. Qualunque sia la valvola colpita, l’insufficienza valvolare può essere acuta o cronica: nel primo caso l’evoluzione della malattia è molto veloce, nel secondo il cuore ha modo di mettere in atto meccanismi di compensazione che rendono la patologia asintomatica. Ad esempio, nel caso di insufficienza aortica, il ventricolo compensa il malfunzionamento della valvola dilatandosi e aumentando lo sforzo del cuore per pompare il sangue nell’organismo. Le cause dell’insufficienza valvolare possono essere congenite, soprattutto per quella polmonare, o dovute a un endocardite, o essere conseguenza di un’altra patologia, come la sindrome di Marfan, che colpisce il tessuto connettivo dell’organismo, tra cui appunto quello delle valvole. All’esame obiettivo un medico può ascoltare un classico soffio che gli fa sospettare la patologia di insufficienza mentre tra gli esami più utili a diagnosticarla ci sono la radiografia del torace e l’elettrocardiogramma. Per l’insufficienza mitralica e aortica, la terapia è basata su ace-inibitori, diuretici e calcio antagonisti, per evitare l’affaticamento cardiaco. L’insufficienza della tricuspide, invece, raramente è curabile con la terapia farmacologica e l’intervento chirurgico è spesso l’unica salvezza. Non sempre, però questo consiste nella sostituzione della valvola con una protesi meccanica o biologica: spesso il chirurgo riesce a “riparare” con un intervento di commissurotomia la valvola insufficiente.

Giuditta Danzi

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03/04/2014

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