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La tachicardia

Se negli anni dell’adolescenza l’espressione batticuore è riferita per lo più ai primi amori, andando avanti con gli anni può denotare un problema ben più serio, la tachicardia. Anche in età adulta può essere una condizione transitoria legata a un’emozione o a qualche sostanza assunta, ma cosa fare quando è il sintomo di una patologia? Scopri con Doctissimo tutto ciò che c’è da sapere sulla tachicardia per predenti cura del tuo cuore.

Che cos'è la tachicardia
© Getty Images

Appartenente alla famiglia delle aritmie, la tachicardia è un’accelerazione del battito cardiaco che non sempre denota un malfunzionamento di questo organo vitale. Oltre che per le forti emozioni, come l’incontro con una persona che appunto “ci fa battere il cuore”, o un forte spavento, la tachicardia può presentarsi anche dopo uno sforzo intenso, quando si ha la febbre o si sta attraversando un periodo di forte stress. Quando preoccuparsi allora?

Tipi di tachicardia

Un cuore sano ha tra i 60 e 100 battiti al minuto, se ne ha meno c’è bradicardia, se invece supera questo intervallo allora si parla di tachicardia. Non tutte le tachicardie sono uguali però: la prima distinzione da fare è tra tachicardie ventricolari, le più preoccupanti, e le tachicardie sopraventricolari. In un cuore sano sono le cellule pacemaker del nodo senoatriale a dare il ritmo del battito, che si propaga dagli atri ai ventricoli consentendo il corretto funzionamento della pompa cardiaca. Può succedere, però, che ci sia un iperstimolazione dei ventricoli. A seconda dell’errore che dà origine al fenomeno si distinguono quattro tipi di tachicardia: tachicardia ventricolare, sinusale, parossistica e atriale. La tachicardia ventricolare è causata proprio da un impulso elettrico all’interno dei ventricoli, e, soprattutto se è sostenuta, ovvero dura più di 30 secondi, può risultare molto pericolosa per il soggetto. L’impulso elettrico partito dal ventricolo potrebbe andare in conflitto col nodo senoatriale, dando luogo a un arresto cardiaco. La tachicardia sinusale prende origine proprio all’interno del nodo senoatriale, che sovrastimola il muscolo cardiaco. La tachicardia parossistica si verifica a episodi, che possono anche durare diverse ore, se non giorni. L’impulso a battere arriva dal nodo atrioventricolare, causando un alzarsi della frequenza cardiaca. Anche se non si conoscono le cause alla base di questo tipo di tachicardia, è quella più frequentemente associata a stress emotivo o fisico, mentre è più raro sia dovuta con una patologia a carico del cuore. Se sono gli atri a deturpare il nodo senoatriale del suo compito, invece, allora si parla di tachicardia atriale o fibrillazione atriale.

I sintomi della tachicardia

La tachicardia può anche essere asintomatica ma solitamente ha sintomi specifici. Il principale sintomo della tachicardia sono le palpitazioni, ma, a seconda della gravità, si può avere anche affanno, dolore o senso di costrizione al torace, vertigini, sudori freddi e sensazione di tuffo al cuore. Questi ultimi tre sintomi, ad esempio, sono tipici della tachicardia parossistica, che colpisce soprattutto in giovane età con crisi improvvise di durata variabile da qualche minuto a giorni.

Quando non preoccuparsi

La tachicardia non solo è normale dopo un’intensa attività fisica, ma in alcuni casi lo è anche a riposo: in gravidanza, dopo l’assunzione di sostanze come alcool, caffeina e nicotina, ma anche in caso di febbre e ipertiroidismo può accadere che ci sia tachicardia. Se si presenta dopo i pasti, la tachicardia può essere legata a un problema digestivo, come il reflusso gastroesofageo. Anche in questo caso è comunque bene andare dal medico, che potrà intervenire sul disturbo gastrico e tutelare così anche il cuore.

La diagnosi

Lo strumento principale per la diagnosticare la tachicardia è l’elettrocardiogramma, o ECG, grazie al quale, a seconda del tipo di onda, il cardiologo potrà capire anche di che tipo di aritmia si tratta e prescrivere il trattamento più adatto. In caso si presentino uno o più dei sintomi suddetti è bene parlarne col proprio medico perché la tachicardia può avere anche conseguenze gravi. Il muscolo cardiaco, infatti, è sottoposto a uno sforzo eccessivo che non garantisce un buon apporto di sangue ai tessuti esponendo al rischio di ictus o infarto.

 

Fonti:

American Heart Association http://www.heart.org/HEARTORG/Conditions/Arrhythmia/AboutArrhythmia/Tachycardia-Fast-Heart-Rate_UCM_302018_Article.jsp

Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri www.anmco.it

Ministero della Sanità http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=72&area=Malattie_cardiovascolari

Giuditta Danzi

Scritto da

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28/09/2015

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