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L'aritmia cardiaca

Molti ignorano che non sono solo gli elettrodomestici ad aver bisogno di elettricità per funzionare. Anche il nostro organismo è attraversato continuamente da segnali elettrici: a ogni singola azione il nostro cervello comunica tramite impulsi elettrici ai muscoli cosa fare. Anche dietro ad ogni singolo battito del cuore c’è un impulso elettrico che gli dà vita. Doctissimo con la dottoressa Donatella D’Angelo, specialista in Medicina Interna e Patologia Clinica, con indirizzo Immuno-Ematologico, spiega come funziona la conduzione elettrica nel cuore, di cosa si tratta, quando preoccuparsi per l’aritmia e, infine, come agire in caso di blocco atrio-ventricolare.

L'aritmia
© Getty Images

La conduzione elettrica nel cuore

Il cuore è un muscolo ma quale organo vitale per eccellenza ha anche alcune sue particolarità che lo distinguono dagli altri tessuti muscolari. Pur essendo collegato al sistema nervoso centrale, quest’ultimo ne influenza solo la velocità di battiti, mentre l’impulso elettrico che provoca la contrazione, e quindi il battito, viene dal cuore stesso. All’interno del muscolo cardiaco, tra l’atrio destro e la vena cava superiore, si trova il nodo senoatriale, delle particolari cellule cardiache, dette anche cellule pacemaker, dal quale partono gli impulsi elettrici che fanno battere il cuore. Grazie alla particolare struttura delle cellule cardiache a giunzioni serrate, che consente all’impulso elettrico di passare più velocemente, e al nodo atrioventricolare, che passa l’impulso elettrico dagli atri ai ventricoli, si ha una contrazione ordinata e il cuore può espletare al meglio le sue funzioni di pompa. Inoltre, in caso di malfunzionamento del nodo seno atriale, il nodo atrioventricolare può sostituirlo nell’emissione degli impulsi elettrici, garantendo la sopravvivenza del soggetto con un numero di battiti al minuto più basso della norma ma più che sufficiente all’organismo.

Le aritmie: la tachicardia e la bradicardia

Purtroppo anche un sistema così perfetto, con tanto di “luce d’emergenza” in caso di guasto, può andare incontro a malattie. Due sono le malattie della conduzione elettrica nel cuore: l’aritmia e i blocchi atrio-ventricolari. Normalmente il ritmo cardiaco ha una frequenza che va dai 60 ai 100 battiti al minuto, l’aritmia è un’alterazione di questo ritmo. In particolare si distinguono due tipi di aritmia. La tachicardia, quando i battiti sono superiori ai 100 al minuto, e la brachicardia, quando i battiti sono inferiori ai 60. Oltre che per il numero di battiti, le aritmie possono distinguersi anche a seconda della loro origine tra aritmie del nodo senoatriale, aritmie sopraventricolare, aritmie ventricolari e aritmie del nodo atrioventricolare. L’extrasistole, invece, è un battito prematuro che avviene in maniera scoordinata dall’attività cardiaca. I pazienti hanno come sintomo, infatti la sensazione di un battito mancato o di un battito d’ali nel cuore. Le extrasistoli, a meno che non siano legate a una patologia cardiaca, compaiono anche in persone sane in particolari periodi di stress o se si è ecceduto nell’assunzione di bevande eccitanti, come il caffè. Scopri con la fotogallery di Doctissimo come prevenire i problemi di cuore. 

Aritmia cardiaca: quando preoccuparsi

Le cause delle aritmie sono diverse, dalla mancata accensione del segnale elettrico nel nodo senoatriale a una cattiva propagazione del segnale nelle cellule adiacenti, ma anche interferenza elettriche provenienti da altre parti del cuore come il nodo senoventricolare. Alcune patologie cardiache e polmonari, così come l’ipertensione, espongono maggiormente alle aritmie. Altri fattori di rischio sono cui il fumo, l’alcool, lo stress, la caffeina e alcune droghe eccitanti come la cocaina. Anche un episodio di rabbia eccessiva può dar luogo a una momentanea aritmia, che, però in genere, non desta preoccupazioni mediche. Per la diagnosi basta un semplice elettrocardiogramma, la cui onda prenderà forme caratteristiche a seconda dell’aritmia riscontrata. I sintomi delle aritmie sono dispnea, ovvero difficoltà a respirare, stanchezza, debolezza, vertigini, possibili svenimenti e, nel caso della tachicardia, palpitazioni al cuore. La terapia si basa su antiaritmici, ma nei casi più gravi è necessario intervenire chirurgicamente installando nel torace il cosiddetto pacemaker, ovvero un piccolo stimolatore in grado di regolare il battito cardiaco a seconda delle esigenze del malato.

Il blocco atrio-ventricolare

Nel blocco atrio-ventricolare, invece, il segnale elettrico dato dal senoatriale per far battere il cuore arriva alterato o non arriva per niente al ventricolo. A seconda della gravità si distinguono tre diversi gradi di blocco atrio-ventricolare. Nel primo grado, il meno grave, il segnale arriva in maniera rallentata al ventricolo, nel secondo grado solo alcuni segnali non arrivano al ventricolo, mentre nel terzo grado al ventricolo non arrivano gli impulsi elettrici, il che causa una dissociazione tra atri e ventricoli che si contraggono a ritmo diverso. In questo caso si può anche avere la morte improvvisa del soggetto. Qualunque sia il grado del blocco non esistono farmaci efficaci, se non quelli di emergenza per rianimare il paziente, e l’unica soluzione è l’istallazione di una pacemaker.

Giuditta Danzi

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17/04/2014

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