IBS: la sindrome del colon irritabile
Sempre più diffusa, la sindrome del colon irritabile crea disagio e fastidio, non permettendo di condurre una vita serena e limitando i più comuni piaceri della vita. Ma da cosa dipende questo disturbo? Come si può guarire? Scoprilo insieme a noi!
Le cause scatenanti
© Thinkstock
L’intestino nel suo insieme svolge un ruolo fondamentale per il nostro apparato digerente, consentendo di assorbire il nutrimento dei cibi che ingeriamo; esso si contrae a ritmi regolari per permettere al cibo di transitare al suo interno e arrivare ad essere espulso sottoforma di feci. Nella IBS (acronimo di Irritable Bowel Sindrome) queste contrazioni sono più lente e irregolari, dando luogo a fenomeni di diarrea, meteorismo e dolore. Può altresì accadere che le feci impieghino più tempo del dovuto per essere espulse e rimangano nei diversi tratti dell’intestino provocando costipazione, gonfiore e tensione addominale. L’IBS è provocata dall’irritazione dei nervi dell’intestino, che dipende, secondo alcuni medici, da fattori ormonali, in quanto l’incidenza della IBS è più alta nelle donne che negli uomini e perché durante il ciclo mestruale il senso di irritazione e fastidio aumentano. La predisposizione genetica non è fattore da ignorare, così come alcuni tipi di batteri, ritenuti responsabili dell’IBS, e certi alimenti irritanti per il nostro intestino, che sarebbe opportuno limitare o addirittura evitare di ingerire. Tra questi ricordiamo cioccolato, latte e derivati, banane, melone, uva, prugne, sedano, cavolo, pomodori, rucola, radicchio, melanzane, carciofi e legumi in genere, bibite gassate ed eccitanti (caffè, tè e Coca Cola) e tutte le spezie. Il colon può irritarsi anche in seguito a terapie antibiotiche importanti, che distruggono la flora batterica intestinale in modo significativo. Lo stress viene spesso, ed erroneamente, considerato una causa della sindrome del colon irritabile mentre è stato appurato che è solo in grado di aggravarne i sintomi, non di generarli. È vero però che alcune malattie psicologiche posso predisporre i soggetti ad essere affetti dalla IBS.
I sintomi
La gran parte delle persone affette dalla IBS dichiara di riscontrare alcuni sintomi comuni quali gonfiore, dolore addominale, flatulenza, diarrea o stipsi, perdita di muco, cambiamento dell’aspetto delle feci e fastidio diffuso nell’area del basso ventre. Tali sintomi compaiono in genere prima dei 35 anni e possono diventare cronici con il passare dell’età. I termini “colon spastico” e “colite mucosa” definiscono essenzialmente il medesimo problema. La particolarità che permette di riconoscere la IBS è che il dolore si diffonde soprattutto nella parte sinistra del bacino; inoltre, tutti i sintomi sopraelencati devono ripresentarsi per alcuni mesi prima di poter diagnosticare al soggetto la sindrome del colon irritabile, classificabile anche grazie ai criteri diagnostici chiamati Roma II, definiti durante un congresso medico tenuto dalla Fondazione Roma tenutosi nella capitale nel 2006.
Come curarsi?
Il colon possiede un proprio sistema nervoso, chiamato enterico, il quale produce la serotonina, a sua volta responsabile delle contrazioni di cui si avvale per espellere le feci: alti livelli di questo neurotrasmettitore determinano il fenomeno della diarrea mentre bassi livelli sono causa della stipsi. Il SNE regola inoltre la funzionalità immunitaria: quando introduciamo nel nostro organismo delle sostanze nocive o tossiche queste vengono riconosciute dall’intestino che le espelle immediatamente. Infine, il SNE si occupa della regolazione dell’assorbimento dei nutrienti ingeriti sottoforma di cibo e della vascolarizzazione del colon e dell’intestino in generale.
È possibile intervenire a livello alimentare, limitando l’assunzione di caffè e legumi, assumendo il corretto apporto di fibre e bevendo acqua nelle giuste quantità per regolare al meglio la funzionalità dell’intestino. A livello farmacologico si agisce con medicinali che alleviano i sintomi dell’IBS: alcuni contrastano l’insorgenza della diarrea, come gli antispastici che limitano le contrazioni dolorose tipiche della sindrome, altri agiscono sui recettori della serotonina e quindi sul SNE, altri ancora, come i probiotici, ricostruiscono la flora batterica intestinale qualora la IBS fosse causata da una sua alterazione.
È importante che il medico che vi ha in cura sia chiaro nello spiegare che la sindrome del colon irritabile è un disturbo che può conoscere momenti più o meno intensi e che chi ne soffre può essere soggetto a ricadute frequenti. Un sostegno psicologico può inoltre essere d’aiuto nei casi più importanti onde evitare che lo stato emotivo incida sul decorso di un disturbo già molto delicato.
Per sapere se si è affetti da questa sindrome, e per capire gli stadi della sua evoluzione, ci si può collegare al sito internet http://www.pi-ibs.eu/: la Federazione Europea di Gastroenterologia ha messo a disposizione un sondaggio on line per capire come migliorare le terapie mediche per la IBS e per approfondire ciò che si conosce già di questa sindrome, decisamente limitante per chi ne è affetto, in modo che col tempo la scienza medica possa trovare una cura, magari definitiva, per questo disturbo.
La collaborazione attiva di tutti risulta quindi essere la strada più veloce per la ricerca e la cura della sindrome del colon irritabile: insieme possiamo apportare un contributo importante alla ricerca medico-scientifica ottenendo dei risultati importanti per tutti noi.
- Malattie croniche dell'intestino: cosa sono?
- MICI: disturbi in pieno sviluppo
- Dalla diagnosi alla cura delle malattie croniche dell'intestino
- La cura delle MICI
Per saperne di più:





