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La steatoepatite non alcolica

Oltre a mettere a dura prova il nostro cuore, pare che la cattiva alimentazione se la prenda con il nostro fegato. Con l'aumento dell'obesità e del diabete, una nuova malattia guadagna terreno: la steatoepatite non alcolica, detta anche NASH. Conosciamo nel dettaglio questo nuovo nemico.

La steatopatite non alcolica
© Getty Images

Mentre il trattamento delle epatiti virali continua a migliorare, nei Paesi industrializzati compare un altro nemico del fegato: la steatoepatite non alcolica (in inglese Non Alcoholic Steatohepatitis, NASH). Direttamente legata alla cattiva alimentazione, all'obesità e al sovrappeso, questa malattia è in piena espansione negli Stati Uniti, ma anche in Europa1,2.

La cattiva alimentazione prende di mira il tuo fegato

Roberto, 42 anni, non tocca un goccio di alcol e non è infetto da alcun virus epatico… Eppure, le condizioni del suo fegato non sono buone, come confermano le sue analisi del sangue (GGT e transaminasi straordinariamente elevate), la sua ecografia (infiammazione) e una biopsia. Come lui, sempre più pazienti sono colpiti da una malattia del fegato associata all'obesità, al diabete, a un eccesso di colesterolo o di trigliceridi, e, ancora, a un giro vita troppo ampio3… Tutti fattori legati a cattive abitudini alimentari e a una mancanza di esercizio.

Ma per quali meccanismi la cattiva alimentazione può attaccare il nostro fegato e al tempo stesso la nostra linea? In primo luogo, si nota un accumulo di grassi (trigliceridi) nelle cellule del fegato. Questa fase, detta di steatosi (o steatoepatite) è caratterizzata da un aumento del volume del fegato, rilevabile alla palpazione e confermato dall'ecografia. A questo stadio non vi è nulla di irreversibile, ma, se non si interviene, le cellule del fegato possono cedere il posto a un tessuto fibroso (degenerazione delle cellule detta fibrosi, o cirrosi nel suo ultimo stadio). La steatoepatite causata dall'eccesso di grasso nel fegato si evolve nel 15% dei casi in una cirrosi4, che può dare origine ai tumori5.

Un fenomeno in piena espansione

Nonostante il termine NASH risalga a più di 20 anni fa, fino a oggi si giudicava male l'ampiezza del fenomeno. Ma alcuni dati recenti pubblicati in occasione del congresso 2005 della Società Europea per lo Studio del Fegato (EASL) testimoniano di un aumento inquietante del numero di malati6. Uno studio condotto in Italia sottolinea quanto sia diffusa questa patologia, spesso sottostimata. Delle lesioni pre-NASH compaiono in 2 milioni di persone all'anno in Italia, su una popolazione di 56 milioni di abitanti. Ogni anno si contano da 200.000 a 400.000 casi di steatoepatiti non alcoliche e da 110.000 a 140.000 cirrosi che ne sono la conseguenza.

"Diffondiamo un fortissimo messaggio di sanità pubblica", ha dichiarato il Prof. Jean-Michel Pawlotsky dell'ospedale Henri-Mondor di Créteil, Segretario Scientifico dell'EASL. "I rischi cardiovascolari e diabetici legati allo squilibrio alimentare sono ben noti, ma bisogna prendere coscienza del fatto che l'epidemia di sovrappeso e di obesità che conoscono i nostri Paesi comporta anche un aumento del numero di malattie gravi del fegato".

Agire prima che sia troppo tardi

Malattia che colpisce indifferentemente gli uomini e le donne, la steatoepatite non alcolica è fortemente associata all'obesità (quasi l'80% delle NASH7,8). Si manifesta in genere tra i 40 e i 50 anni. Ma, come il sovrappeso, questa patologia sta diventando sempre più frequente anche tra bambini e adolescenti9.

Di fronte a questo nuovo nemico, non esistono farmaci comprovati. Il trattamento medico si propone così di attaccare su più fronti10. Può quindi basarsi sulle misure seguenti:

• adottare norme dietetiche e fare movimento;

• abbassare il proprio tasso di colesterolo o di trigliceridi;

• ritardare la comparsa dei primi segni di diabete (tramite la prescrizione di farmaci quali la metformina o i tiazolidinedioni);

• migliorare il proprio bilancio epatico (la vitamina E e la N acetilcisteina hanno dato risultati incoraggianti);

• limitare i nuovi fattori di rischio: il paziente dovrà eliminare completamente l'alcol ed evitare il più possibile i farmaci che potrebbero aggravare le lesioni epatiche.

Di fronte all'aumento dell'obesità e del diabete (al punto che alcuni esperti parlano di epidemia di diabesità), è più che mai tempo di promuovere stili di vita più sani. Quindi, per evitare una cirrosi o un cancro al fegato, adotta una dieta equilibrata (e senza alcol) e infilati le scarpe da ginnastica!

David Bême - 17 giugno 2005

1 - Eur J Gastroenterol Hepatol. 2004 Nov;16(11):1079-85.

2 - Rev Gastroenterol Disord. 2002;2(1):11-9

3 - J Hepatol. 2000 Nov;33(5):716-24.

4 - J Hepatol. 2004 Apr;40(4):578-84.

5 - Hepatology. 1990 Jan;11(1):74-80.

6 - J Hepatol. 2005 Apr;42(2 Suppl):1-283 - Abstract n°2

7 - Hepatology. 1990 Nov;12(5):1106-10

8 - Gastroenterology 2001 Sep;121(3) :710-23.

9 - Curr Gastroenterol Rep. 2003 Jun;5(3):253-9. Review.

10 - CMAJ. 2005 Mar 29;172(7):899-905.

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27/12/2012

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